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Lavori sospesi
Iniziata la seconda fase della ricognizione sul Ponte di Bassano in vista del restauro. All'opera tre tecnici imbragati in sospensione e agganciati alle corde. “Non siamo acrobati, siamo persone che lavorano in assoluta sicurezza”
Pubblicato il 22 set 2014
Visto 6.016 volte
“Non siamo acrobati. Siamo persone che lavorano in assoluta sicurezza.”
Parola dell'ingegner Dario Foppoli, direttore tecnico della società di ingegneria Foppoli Moretta e Associati di Tirano (Sondrio), la ditta incaricata dal Comune di Bassano del Grappa della ricognizione preliminare sulle condizioni del Ponte degli Alpini in vista dell'atteso intervento di consolidamento strutturale e restauro dello storico simbolo della città, acciaccato dai cedimenti dell'ultimo anno.
Nella prima fase delle analisi sul manufatto palladiano, svoltasi la settimana scorsa, sono stati effettuati i rilievi fotografici per la mappatura delle componenti interne e esterne dell'edificio e il rilievo tridimensionale con laser scanner che consentirà di elaborare il modello matematico 3D del monumento: un Ponte “virtuale” sul quale saranno calcolate ed eseguite al computer le successive simulazioni progettuali del restauro, affidate agli esperti del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale dell'Università di Padova con cui l'Amministrazione comunale ha stipulato una apposita convenzione.
La risalita su corda e scaletta di uno dei tre tecnici della ditta specializzata dopo l'ispezione su un pilastro del Ponte (foto Alessandro Tich)
Ora, per completare la raccolta dei dati necessari allo staff universitario patavino diretto dal prof. Claudio Modena, è il momento di salire fisicamente sui punti critici della struttura, per compiere un'esauriente Tac al grande malato.
Bisogna sapere quello che ancora non si sa: qual è il reale stato di conservazione degli elementi in legno ispezionabili visivamente e qual è anche il degrado strutturale dei materiali interni, che non si vedono.
Per questo motivo il terzetto di specialisti della società lombarda - oltre a Foppoli, il geologo Michele Comi che è anche guida alpina e Anselmo Pulcini - sono chiamati per quattro giorni, da oggi fino al 25 settembre, a scendere o ad arrampicarsi, con le attrezzature preposte al sondaggio, sul basamento, sui piloni e sul tetto tra le varie campate del gigante di legno. Indagini a distanza ravvicinata da svolgere utilizzando tecniche di lavoro in quota, con l'impiego di sistemi di posizionamento tramite funi.
Da qui, per il tasso di spettacolarità dell'intervento, l'immagine mediatica che li ha dipinti subito come “tecnici-acrobati”, degni continuatori delle imprese dell'Uomo Ragno. Una “percezione esterna” di questa particolare attività che il direttore tecnico della ditta, in modo garbato, respinge al mittente: sottolineando come le analisi in quota della struttura nulla abbiano a che vedere con gli equilibristi del circo, né tantomeno con gli eroi dei fumetti, comportando anzi un'organizzazione del lavoro che - per quanto sospeso in aria - richiede saldamente i piedi per terra.
“Gli interventi su corda - ci spiega l'ing. Foppoli - vengono solitamente svolti per la diagnosi e il monitoraggio su edifici monumentali, per ottenere informazioni sulla geometria e sui materiali. In molti casi interventi di questo tipo prevedono una serie di posizionamenti preliminari alla progettazione di restauri e ristrutturazioni. Dal punto di vista della sicurezza, le operazioni vengono effettuate da personale con specifica abilitazione. Sono tutti tecnici formati e certificati, e il livello di sicurezza è confrontabile anche con quello di altri contesti.”
“Anche l'imbragatura di sicurezza - continua il caposquadra - è certificata ed è attrezzata con diversi ganci, due dei quali in particolare svolgono funzioni molto importanti: il primo serve per il posizionamento dell'operatore e il secondo per ancorarsi a un sistema di sicurezza. Ci muoviamo su due corde: una corda serve per lavorare mentre l'altra è dotata di un dissipatore di energia e di un freno. Il freno fa in modo che se sfugge un piede ci si blocca, e la persona resta agganciata. Il dissipatore di energia attenua gli effetti del freno: quando ci si blocca la sollecitazione del colpo viene dissipata. L'energia viene cioè dispersa e la frenata non provoca contraccolpi. E' come lavorare su un ponteggio, dove però utilizzo un gancio solo perché sono appoggiato con i piedi. Questi accorgimenti ci permettono di restare agganciati alle corde e di operare in sospensione, oppure con i piedi appoggiati a dei punti di aggancio. Siamo attrezzati per ogni situazione, per questo il nostro equipaggiamento sembra un albero di Natale.”
Una volta raggiunto il settore del Ponte da ispezionare e assicurati i ganci ai punti di ancoraggio, il tecnico può svolgere le operazioni richieste a mani libere, sia per l'ispezione visiva dei vari angoli altrimenti inaccessibili del monumento, sia per l'analisi strumentale dei materiali nascosti. E per scoprire gli eventuali mali invisibili dello storico manufatto, viene utilizzata una sofisticata apparecchiatura chiamata resistografo. Con un sottile ago inserito nel legno, e fatto ruotare 1500 volte al minuto, lo strumento è in grado di individuare la presenza interna di crepe, lesioni e decomposizioni in base alle variazioni di densità del materiale analizzato.
Non certo un intervento a cui si assiste tutti i giorni, e che abbinato all'insolita visione dei saliscendi sulle corde suscita l'inevitabile curiosità di turisti e passanti.
“Non è scontata questa modalità operativa - conclude l'ing. Dario Foppoli -. Non sono nuovi i lavori in sospensione, ad esempio negli interventi di sistemazione delle frane o di manutenzione degli edifici. Ma sono pochi i tecnici laureati che fanno questo.”
E ne vale veramente la pena, visto che l'obiettivo finale dell'impegnativo sondaggio, preparatorio all'elaborazione del progetto di restauro, è quello di salvare il Ponte di Bassano. Anche l'Uomo Ragno ne sarebbe orgoglioso.
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