Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 11-08-2014 21:40
in Attualità | Visto 3.430 volte

A come A31

Valdastico Nord: intervista al deputato thienese della Lega Nord Filippo Busin. “Il vero motivo dell'opposizione di Trento è solo monetario”. “La Nuova Valsugana? L'uscita di scena di Chisso rappresenta uno stop al sistema del project”

A come A31

La nostra intervista all'on. Filippo Busin

Imprenditore e politico. Sono le due anime dell'on. Filippo Busin, deputato thienese della Lega Nord, componente della VI° Commissione Finanze della Camera e della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali.
Lo incontriamo nella sede della sua azienda a Zanè, a pochi chilometri in linea d'aria da dove passa la A31 Valdastico che dal casello di Thiene-Schio, proseguendo verso nord, si ferma - da decenni a questa parte - alle Colonne d'Ercole di Piovene Rocchette.
In futuro non sarà più così: almeno per il governo Renzi, che come noto ha inserito la Valdastico Nord, ovvero il completamento della A31 da Piovene Rocchette alla confluenza con l'Autostrada del Brennero a Besenello, in Trentino, tra le opere prioritarie del Decreto “Sblocca Italia”. Ma è una strada, apparentemente, ancora in salita: permane infatti lo storico e inamovibile “no” della Provincia Autonoma di Trento, da sempre contraria al prolungamento dell'autostrada.
Ma sulla questione Valdastico, a cui sono legati anche i destini della “parallela” Nuova Valsugana, siamo davvero al bivio definitivo. E Busin - sia come imprenditore, che soprattutto come politico - esprime e motiva la sua posizione a favore dell'opera da completare. Approvato nel marzo 2013 dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per la sola parte in territorio Veneto da Piovene Rocchette a Lastebasse, dopo il semaforo verde del governo il progetto definitivo dell'infrastruttura, presentato dal proponente A4 Holding, attende ora l'approvazione del CIPE medesimo per la parte trentina. Nei giorni scorsi tuttavia, l'incontro preparatorio a Roma del governatore veneto Luca Zaia e dell'assessore regionale al Bilancio Roberto Ciambetti per portare nuovamente al Comitato interministeriale le carte dell'autostrada si è risolto con un rinvio a data da destinarsi, “forse già entro settembre” come ha riferito Ciambetti. Il governo, insomma, pigia sull'acceleratore ma le strutture ministeriali per il momento frenano.

On. Busin, dunque per il governo la Valdastico Nord s'ha da fare, ma intanto il CIPE prende tempo per l'approvazione del progetto nel tratto trentino. Come interpreta questo “segnale”?
“Il CIPE non è il problema della Valdastico Nord. Il problema unico è Trento, e cioè l'opposizione immotivata della Provincia Autonoma di Trento. Immotivata nel senso che le ragioni addotte da Trento contro il completamento dell'autostrada non stanno in piedi. Il vero motivo di opposizione, come hanno già detto anche altri compreso il presidente Schneck, è solo monetario, nel senso che la Valdastico è una variante importante dell'AutoBrennero e le porterebbe via il traffico, con relativo calo dell'utile di Autostrada del Brennero Spa che ha sede a Trento e paga le imposte a Trento, che restano per il 92% a casa loro in quanto Provincia Autonoma. Calo del traffico per la Provincia di Trento significa quindi calo delle imposte, Iva e IRES sulle società.”

Riguardo alle “motivazioni addotte da Trento” contro l'infrastruttura, in particolare a cosa si riferisce?
“Il discorso ecologico, e cioè dell'impatto ambientale dell'autostrada, fa ridere.
Dei 39,1 chilometri di tracciato da Piovene Rocchette a Besenello, di cui 24 in provincia di Vicenza e 15 in Trentino, 27,8 km sono in galleria ovvero il 71% del percorso. Altri 4,6 km sono in viadotto e appena 6,7 km sono aperti. Inoltre l'uscita di Besenello è collocata in una zona di ex cave che verrebbero ripristinate, quindi con un miglioramento ambientale. Un'altra motivazione ridicola è che Trento punta sulla ferrovia e non sulla strada. Nei trasporti in Italia il rapporto tra gomma e rotaia è di 85 a 15, contro una media europea di 70 a 30. L'idea di portare la gomma su ferrovia è una chiacchiera al vento. E' un discorso di capacità di trasporto delle merci ed è un problema logistico, intermodale e di costi. Ricordiamo che senza incentivi statali il trasporto delle merci in Italia sarebbe morto. L'unico Paese in Europa che ha un'alternativa al trasporto su gomma è la Germania. Lì l'alternativa non è però la ferrovia, ma le chiatte fluviali grazie ai loro fiumi navigabili. Quindi queste motivazioni sono tutte chiacchiere al vento, che non hanno nessuna sostanza. L'unico vero problema è economico, legato al fatto che loro si tengono le imposte in casa.”

L'inserimento della Val-Nord nel decreto “Sblocca Italia” significa che l'opera sarà fatta indipendentemente dall'opposizione di Trento?
“In teoria il governo può farlo, con un decreto del Consiglio dei Ministri, seguito da un decreto del Presidente della Repubblica, che essendo inserito in una legge obiettivo può andare contro il parere della Provincia, che nel caso di Trento equivale a una Regione. La Valdastico Nord, cioè, si può fare anche “contro” Trento. Il problema è che non è mai successo nella storia repubblicana che si faccia un'autostrada contro il parere di una Regione. Il ministro Lupi, a parole, è sempre stato a favore di quest'opera. Il governo dovrebbe avere il coraggio di farla.”

E allora, restando ferma l'opposizione di Trento, che cosa realmente si può fare?
“E' difficile dirlo, è una scommessa. Brutalmente dico che la Valdastico Nord è realizzabile se si offre a Trento una contropartita, e cioè la concessione, che scade, dell'AutoBrennero che loro vogliono e che lo Stato intende assegnare con gara europea. Bisogna vedere sul piatto quello che c'è, e vedere di contrattarlo.”

L'opera, intanto, è stata comunque inserita tra le priorità del decreto sblocca-cantieri del governo...
“A favore della Valdastico Nord gioca il fatto che lo Stato italiano ha bisogno disperato di investimenti in infrastrutture, non solo perché carenti e implementabili, ma soprattutto perché sono un volano per l'economia. Inoltre questa importante infrastruttura è un investimento di 1 miliardo e 200 milioni tutti a carico del concessionario, e cioè A4 Holding, e quindi a costo zero per lo Stato. D'altro canto c'è da dire che la società A4 ha ottenuto una proroga della concessione della A31 e della A4 Brescia-Padova, che era scaduta, in virtù degli impegni, che consentivano la deroga, di effettuare l'investimento per realizzare la Valdastico Nord. Se l'autostrada non si fa, la proroga della concessione si poggia su un elemento inconsistente. L'Europa sta già sollecitando, ancora nel settembre del 2013 una lettera della Commissione Europea chiedeva conferme sullo stato dell'iter della Valdastico Nord.”

In definitiva qual è il suo pensiero sul completamento a nord della A31?
“Una variante alla Brennero ci vuole. La chiede l'Europa che considera prioritario l'asse dei trasporti nord-sud da Helsinki a Palermo, molto più dell'asse est-ovest.
Un migliore collegamento tra Vicenza e Trento è inoltre necessario perché le ritengo due province complementari. A Trento hanno sviluppato molto bene il comparto dei servizi e i sistemi di gestione informatica, Vicenza è forte nell'artigianato e nel manifatturiero. Potremmo essere clienti gli uni degli altri. L'autostrada faciliterebbe inoltre la connessione con l'Università di Trento, che è un'ottima università, con indubbio vantaggio per i nostri studenti. Trento ha anche un Tribunale che funziona. Con la situazione che si è creata a Vicenza e con un collegamento stradale diretto, potrebbe essere il Tribunale di riferimento per le nostre aziende. Per Vicenza la A31 è vitale, ma anche per Rovigo che non sarebbe più un territorio emarginato.”

L'inserimento nel decreto “Sblocca Italia” del governo della Valdastico Nord, come nuovo corridoio diretto tra Veneto e Trentino, significa secondo lei anche il “de profundis” per la Nuova Valsugana?
“Non sono in grado di dirlo. La Valsugana è un project che è un gran punto di domanda, venendo a mancare il promotore del project financing nel Veneto che era Renato Chisso, su cui non esprimo giudizi perché c'è un'inchiesta in corso e le valutazioni sono di competenza dei magistrati. Nell'era dei project la garanzia sull'opera era data dall'assessore regionale che del project era il referente e motivatore. Il Passante di Mestre, se non c'era Chisso, saremmo ancora ad aspettarlo. C'è anche da dire che senza il project oggi non avremmo, ad esempio, l'Ospedale di Santorso. Il venir meno di questa figura, ai miei occhi, rappresenta uno stop al sistema del project che aveva già le sue difficoltà, con un privato molto ferrato in materia e una parte politica che spesso non ha gli strumenti per valutare la convenienza dell'intervento. Riguardo alla Nuova Valsugana, io diversamente da altri non la considero complementare alla Valdastico Nord, ma alternativa. I trentini hanno sempre detto che due sbocchi sono troppi e secondo me un modo per mettere Trento sulle strette è quello di obbligarla a scegliere una delle due, e farne un punto di pressione. Il pensiero mio personale è che l'attuale Valsugana ha dei nodi da risolvere, ma il fatto di fare autostrade o superstrade a scorrimento veloce e a pedaggio in una valle già stretta come la Valle del Brenta è molto più difficile e impattante a livello di tracciato.”

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