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“Progetto Lavoro 2.0”: anche nel 2014 Etra reinveste una parte degli utili di esercizio in progetti a supporto della comunità locale per creare opportunità di formazione e lavoro in tempi di crisi. Coinvolte in due anni 1069 persone
Pubblicato il 10 mar 2014
Visto 4.462 volte
Reinvestire una parte degli utili di esercizio in iniziative di utilità sociale?
Si deve e si può. E' il principio alla base del “Progetto lavoro” di Etra S.p.a.: l'azione promossa dalla società multiutility a supporto della comunità locale per creare opportunità di formazione e lavoro in tempo di non ancora risolta crisi.
L'iniziativa - inclusa nella missione di responsabilità sociale di Etra, promossa per il secondo anno consecutivo e portata avanti in collaborazione con il Fondo Straordinario di Solidarietà della Fondazione Cariparo-Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - ha permesso fino ad oggi l'inserimento di 1069 persone, residenti nei 73 Comuni soci, in percorsi di tirocinio occupazionale e assunzione temporanea presso aziende e cooperative del territorio e presso la stessa Etra.
I presidenti di Etra Manuela Lanzarin e Stefano Svegliado con la vice presidente della Fondazione Cariparo Marina Bastianello (foto Alessandro Tich)
407 sono stati i beneficiari del Progetto Lavoro nel 2013. Gli altri 662 sono i destinatari delle azioni social oriented promosse per l'anno in corso: 84 partecipanti al sotto-progetto “Rete per il lavoro” (borse lavoro per disoccupati di 18-27 anni), 90 beneficiari dell'azione “Dall'io al noi” (formazione per laureati e stage in azienda), 80 coinvolti nell'iniziativa “Nessuno escluso” (formazione e inserimento in azienda per disabili, donne e over 50) e 408 nel “Progetto Lavoro 2.0”. Intervento - quest'ultimo - che prevede nel 2014 l'assunzione per 6 mesi di 335 disoccupati over 35 e l'assunzione per 4 mesi di altri 73 disoccupati presso le cooperative sociali partner del progetto.
Il costo totale dei progetti messi in campo nei due anni ammonta a oltre 5 milioni e 516mila euro, di cui 1 milione e 852mila euro quale quota-parte di investimento di Etra. Per il solo “Progetto Lavoro 2.0”, che coinvolge il maggior numero di persone disoccupate, il costo è di oltre 2 milioni e 588mila euro, di cui 841mila sempre reinvestiti dagli utili di esercizio della multiutility del servizio idrico e della raccolta e gestione dei rifiuti.
L'avvio dell'edizione 2014 del Progetto, sostenuto anche dalla Regione Veneto, viene ufficializzato nella sede Etra di Cittadella con una conferenza stampa a margine della firma del relativo protocollo d'intesa siglato da Etra, Fondo Straordinario di Solidarietà-Fondazione Cariparo e Confcooperative.
Una task force dagli obiettivi condivisi che si propone - come evidenzia il presidente del Consiglio di gestione di Etra Stefano Svegliado - di “mettere assieme soggetti dai valori comuni, con disponibilità di ascolto e attenzione al territorio”.
“L'attenzione della nostra Fondazione nei confronti del sociale - dichiara Marina Bastianello, vice presidente Fondazione Cariparo - è di particolare significanza, con 7,5 milioni investiti e particolare riguardo nei confronti del lavoro nell'ambito della programmazione degli interventi. Un'attenzione che tiene conto della necessità delle persone di trovare non solo un lavoro stabile, ma anche di usufruire di una formazione che punti sulla competenze e sulle capacità relazionali per la loro “riconversione” e accompagnamento al rientro nel mercato del lavoro. Per la Fondazione quello svolto in collaborazione con Etra è un progetto leader.”
“Stiamo guardando a delle persone che sono un capitale straordinario - sottolinea don Luca Facco, direttore della Caritas Diocesana di Padova -. Persone che hanno capacità, competenze e storie da valorizzare per il bene del territorio. E' la comunità che beneficia di questo investimento.”
“Siamo in un momento in cui non sempre la politica non viene vista in modo positivo - ammette Manuela Lanzarin, presidente del Consiglio di sorveglianza della multiutility, che la politica la conosce per esperienza diretta -. L'esempio di Etra, che fa capo ai Comuni, e dell'assemblea dei soci che ha deliberato di destinare al Progetto Lavoro parte degli utili di esercizio anche nel 2014, è un buon esempio di come impiegare le risorse a favore del territorio delle 73 comunità.”
Non una fabbrica di “false aspettative”, come viene specificato nel corso dell'incontro stampa, ma un progetto di formazione grazie al quale i partecipanti hanno l'opportunità di riqualificarsi professionalmente in vista di una ricollocazione nel mondo del lavoro. E che si rivolge a una popolazione di “aspiranti occupati” quanto mai eterogenea.
La prima edizione del progetto ha rivelato infatti che il 40% delle persone coinvolte è vittima della crisi che ha colpito aziende del manifatturiero e del metallurgico, costrette a chiudere o a ridurre il personale; il 30% arrivano invece dall’esercito delle partite Iva che, dopo anni, si sono trovate sprovviste di commesse a causa soprattutto del crollo nell’edilizia. Il 30% residuo è costituito infine da casi problematici cronici segnalati dagli assistenti sociali e imprenditori in difficoltà per l’età avanzata o l’andamento negativo della loro azienda.
E non manca, in tutto questo, una percentuale di happy end: l'anno scorso, a consuntivo del “Progetto Lavoro” 2013, 83 persone hanno visto la trasformazione del loro tirocinio in contratto di assunzione.
Un'iniziativa che ha toccato e che continua a toccare quello che purtroppo è ancora il nervo scoperto della nostra società: in tanti - a centinaia - bussano alla porta di Etra e degli altri partner del pool per fare domanda e candidarsi a partecipare ai progetti sociali di formazione e reinserimento lavorativo.
E come riconosce Ugo Campagnaro, presidente regionale di Federsolidarietà-Confcooperative: “Siamo perfettamente consapevoli che siamo un pronto soccorso.”
Il presidente di Etra Svegliado, tuttavia, rilancia in senso meno “emergenziale” la metafora ospedaliera: “Qui stiamo diventando più una “astanteria” che un pronto soccorso. Dopo l'emergenza dell'anno scorso, stiamo proseguendo un progetto consolidato che prevede anche l'attivazione di tre start-up con la creazione di altrettante imprese sociali.”
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