Pubblicità

Pubblicato il 04-11-2013 12:59
in Attualità | Visto 6.342 volte

La chimica sicura

L'azienda chimica Allnex Italy di Romano d'Ezzelino tra i vincitori del “Premio Imprese per la Sicurezza” promosso da Confindustria e Inail. L'amministratore Massimo Mauro: “La sicurezza è un cardine non negoziabile del nostro lavoro”

La chimica sicura

L'amministratore e direttore di stabilimento Massimo Mauro, al centro nella foto, coi dipendenti dell'azienda chimica di Romano d'Ezzelino in occasione dell'incontro di presentazione del nuovo marchio Allnex dello scorso aprile

L'hanno interrogata e valutata da cima a fondo.
Con un primo questionario on line che ha decretato la prima selezione dei concorrenti e un secondo questionario, molto più ampio e articolato - riferito a progetti, visione, clima aziendale e risultati - che ha ulteriormente ristretto la griglia dei partecipanti. Non contenti, hanno chiesto un'ulteriore integrazione di dati. Quindi, lo scorso agosto, i severi ed esigenti valutatori del concorso si sono recati in azienda per un audit finale di due giorni, setacciando sul posto dati e riscontri e chiedendo anche un incontro di verifica coi lavoratori senza la presenza del management.
Alla fine la Allnex Italy, azienda chimica di Romano d'Ezzelino produttrice di polimeri per l'industria e nella fattispecie di resine in polvere, si è trovata tra i 22 finalisti - su 193 aziende partecipanti, di tutta Italia e di tutti i settori - del “Premio Imprese per la Sicurezza”: il premio nazionale indetto da Confindustria e dall'Inail, con la collaborazione tecnica di APQI (Associazione Premio Qualità Italia) e di Accredia (Ente Italiano di Accreditamento), per promuovere la diffusione della cultura della sicurezza nelle imprese e diffondere le migliori prassi delle imprese “che si distinguono per l'impegno concreto verso il miglioramento continuo in materia di salute e sicurezza”.
E dulcis in fundo, alla cerimonia conclusiva svoltasi nella sede di Confindustria a Roma lo scorso 24 ottobre, la multinazionale bassanese si è vista assegnare il Prize “Premio Imprese per la Sicurezza” 2013: riconoscimento che accanto ai due Awards principali - vinti da Enel Energia e Ricerca e da una casa di riposo di Portogruaro - e agli altri tre Prize consegnati ad altrettante imprese finaliste, pone Allnex Italy tra le prime sei aziende italiane nel campo della sicurezza in ambiente di lavoro.
Presente da 45 anni nel sito produttivo di Romano, 125 dipendenti, l'azienda chimica opera con il nuovo marchio Allnex dallo scorso mese di aprile.
Prima si chiamava Cytec Italy e prima ancora, andando a ritroso nel tempo, il suo nome è stato UCB Surface Specialities Italy, Solutia Italy, Vianova Resins fino ad arrivare al marchio originario - e tutt'oggi presente nell'immaginario collettivo del nostro comprensorio - di Hoechst Sara.
Oltre all'innovazione di processo e di prodotto seguita all'interno dello stabilimento romanese, l'azienda chimica è particolarmente attenta alle strategie di sicurezza per i lavoratori e di tutela ambientale, problematiche che affronta con un approccio strutturale: la prevenzione degli infortuni, cioè, fa parte integrante della missione aziendale.
Ne parliamo con Massimo Mauro, giovane direttore di stabilimento e amministratore di Allnex Italy, che affianca il suo ruolo di manager dell'azienda italiana all'incarico di cluster manufacturing director per la produzione di resine per vernici in polvere, con sedi in Malesia, Thailandia, Cina e Stati Uniti.

Direttore, dunque cosa rappresenta per voi questo “Premio Imprese per la Sicurezza”?
“E' un premio che fa piacere perché rappresenta il riconoscimento di quello che è il lavoro di anni da parte di tutti a livello aziendale. Alla cerimonia a Roma mi è piaciuta molto la frase detta da una collega di un'altra azienda premiata, che avrei voluto fosse venuta in mente a me in quel momento e che faccio mia: “La sicurezza non è una priorità, deve essere un valore”. E' l'essenza di quello che facciamo, un cardine non negoziabile del nostro lavoro che non ammette scorciatoie in contrasto con i nostri valori.”

Come siete arrivati a questo “valore” sicurezza nell'ambito del lavoro?
“E' il risultato di un lungo cammino iniziato nei primi anni 2000, quando nelle aziende italiane la questione degli infortuni veniva affrontata in un altro modo.
Quando siamo diventati Solutia ci siamo interfacciati per la prima volta con una multinazionale americana e abbiamo iniziato a vedere le cose in modo differente. Il principio di base che abbiamo appreso è che “tutti gli incidenti sono prevenibili”. Era una visione di un altro pianeta rispetto alla vecchia cultura della sicurezza sul lavoro secondo la quale “se si lavora, prima o poi ci si fa male”. Una cultura che ancora oggi in Italia è dura a morire e che lega gli infortuni e le malattie professionali al grado di esperienza del lavoratore e al classico colpo di disattenzione. Noi abbiamo intrapreso un approccio strutturale al problema.
La prevenzione degli infortuni non dipende cioè dallo “stare attenti” mentre si lavora, ma dal fatto di stabilire se si lavora in maniera sicura oppure no. Abbiamo imparato a capire che le cause di un incidente sono prevenibili, mentre le conseguenze non sono sempre prevedibili. Il noto slogan del dentifricio, “prevenire è meglio che curare”, spiega bene il concetto: se non mi espongo al rischio non devo preoccuparmi di come poi gestire le conseguenze.”

Che cosa fate dunque per “prevedere” e quindi prevenire gli incidenti?
“In questa azienda facciamo fondamentalmente due cose.
Il primo è un aspetto prettamente aziendale, e cioè investiamo molto sulla sicurezza. Questo significa tirare fuori il capitale necessario per migliorare la parte asset & equipment, per fare in modo che le persone usino strumenti, macchinari, attrezzature sicure. A partire dagli ultimi 10-15 anni, circa un terzo dei nostri investimenti ogni anno è dedicato non all'aumento della capacità produttiva o alla riduzione dei costi ma alla salute e alla sicurezza ed alla tutela dell’ambiente.
Questo ci mette in grado di chiedere ai lavoratori la seconda cosa: fare la loro parte e dare il loro contributo, ovvero dare qualcosa in più per la salute e la sicurezza ambientale al di là della loro specifica mansione in azienda. Questo compito viene svolto tramite le azioni “SHE-proactive”, dove SHE è l'acronimo in inglese di “Sicurezza, Salute e Ambiente”. Si tratta di un elenco di una quindicina di azioni concrete e mirate, tra le quali tutti i dipendenti possono scegliere quelle che si sentono di mettere in atto. Si va, ad esempio, dal banale controllo della data di scadenza degli estintori fino all'investigazione attiva su incidenti o mancati incidenti o alla partecipazione diretta ad audit di sicurezza.
In questo contesto si inserisce il programma BBS - Behavioural Based Safety, e cioè sicurezza basata sul comportamento. Si chiede ai dipendenti di valutare il modo in cui i loro colleghi operano, in base a una check-list di elementi da verificare. E' una valutazione non sulla persona, ma sul lavoro e cioè se il comportamento del lavoratore rispetto al macchinario con cui opera lo espone al rischio oppure no. Si valuta quindi non il singolo strumento ma tutta l'operazione, e questo fra colleghi. E' un confronto diretto su come migliorare per far sì che l'esposizione al rischio sia la minore possibile. Quest'anno, fino a settembre, sono state fatte quasi cento valutazioni BBS, con una ventina di dipendenti che su base volontaria fanno osservazioni di questo genere.”

Quindi un controllo tra pari per contribuire alla sicurezza di tutti...
“Questo è uno dei vari aspetti delle azioni SHE-proactive. Noi vogliamo che tutti i nostri dipendenti facciano qualcosa specificamente per migliorare la cultura della sicurezza, della salute e dell'ambiente all'interno dello stabilimento.
E questo lo facciamo spostando l'ottica dagli indicatori negativi (“quanti infortunati”, “quanti feriti”, eccetera) ai leading indicators, indicatori positivi: quanta gente partecipa, quanto miglioriamo, quanto è sicuro il lavoro, quanti sono i mancati incidenti. Saper valutare il near miss, il mancato incidente, è molto importante: aumenta la consapevolezza dei rischi a cui si è esposti senza dover fare i conti con le conseguenze spiacevoli di un infortunio. Tutto questo dà un senso positivo e non punitivo a ciò che misuriamo in ambito SHE.”

La partecipazione alla costruzione della sicurezza in fabbrica non viene pertanto percepita come un “di più” rispetto alle mansioni lavorative...
“Assolutamente. La partecipazione viene anche incentivata con un piccolo programma di rewarding, che ha lo scopo di gratificare le persone di particolare proattività nei confronti della sicurezza, premiandole con dei buoni per i libri di scuola dei figli o buoni per andare a mangiare in pizzeria o al ristorante. Lo facciamo due volte all'anno, alla cena di Natale e prima dell'estate. Non vogliamo pagare soldi perché i nostri collaboratori tutelino la loro salute: è un semplice ma gradito riconoscimento a chi dimostra di impegnarsi particolarmente in questo campo. Lo scorso luglio i dipendenti premiati della produzione invece di tenersi il buono pizza per sé lo hanno voluto condividere con tutto il reparto. Quando abbiamo saputo di questo bel gesto, il resto dei soldi li ha messi l'azienda. I nostri operatori sono consapevoli che adoperarsi per la sicurezza non è da “mosca bianca”, ma è parte della cultura della nostra azienda.”

Sicurezza sul lavoro a parte, oggi che cos'è Allnex Italy?
“Siamo un'azienda sana, a garanzia del sostentamento economico di 125 persone e delle loro famiglie. Anche in questi anni di crisi pesante, e a parte una parentesi nel 2009, non abbiamo avuto bisogno di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Abbiamo anche un turn over molto basso, perché riconosciamo la professionalità dei nostri dipendenti. Una persona che cresce professionalmente con noi, nella maggior parte dei casi resta a lavorare con noi e recentemente abbiamo premiato un nostro dipendente per i 37 anni di lavoro. Siamo un'azienda economicamente solida del territorio. Siamo anche un'azienda chimica solida, nonostante i problemi che hanno colpito il settore. Riguardo alla produzione, la grande svolta è stata nel 2009, quando eravamo ancora Cytec Italy ed è stato deciso di concentrare qui a Romano d'Ezzelino il 100% della produzione di resine in polvere cessandone la sintesi nel nostro stabilimento gemello in Belgio, ed abbandonando le resine liquide a solvente. Queste ultime vengono oggi prodotte in altri stabilimenti Allnex. Siamo l'unico stabilimento del gruppo in Europa che produce questo tipo di materiali. Anche il management è tutto cambiato rispetto al passato. Con un'età media di poco superiore ai 40 anni siamo relativamente giovani come management, ma non come vita aziendale: ognuno di noi ha come minimo 10 anni di attività in questa azienda.”

E i rapporti col territorio, e in particolare con gli insediamenti vicini alla vostra fabbrica, come stanno andando?
“Avere un'azienda chimica come vicino di casa ha sempre un certo impatto.
Ma con la nostra attenzione alla sicurezza e all'ambiente e soprattutto con la nostra trasparenza penso che stiamo dimostrando di non essere il peggiore dei vicini possibili. La comunicazione costante sulla nostra attività è garantita dalla Dichiarazione Ambientale nell’ambito della certificazione EMAS, inoltre coinvolgiamo la cittadinanza con eventi come “Fabbriche Aperte” nei quali facciamo visitare i nostri reparti non durante le fermate produttive, quando lo stabilimento è chiuso e pulito, ma durante il normale svolgimento delle nostre operazioni. Il senso di queste iniziative è quello di ridare all'azienda la giusta dignità dal punto di vista della presenza nel territorio in cui noi operiamo e di cui noi ci sentiamo parte.”

Pubblicità

Mostra

Più visti