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Tutti pazzi per la Tares
Confcommercio Bassano segnala le abnormi differenze tra chi paga di più e chi paga di meno per il contestato tributo. E contesta i criteri di calcolo del Comune: “Le deroghe alle tabelle ministeriali sono possibili, ma non sono state applicate”
Pubblicato il 27 set 2013
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Provate a fare una capatina, in questi giorni, all'Ufficio Tributi del Comune di Bassano del Grappa, al primo piano del municipio in via Matteotti.
Troverete una lunga e paziente fila di persone - sguardi rabbuiati e carte in mano - sedute in attesa del loro turno, regolato dai bigliettini numerati progressivi come al reparto dei formaggi del supermercato.
Tutti in Comune per chiedere lumi sulla Tares: il nuovo Tributo Comunale sui Rifiuti e Servizi che tra dubbi da sciogliere, informazioni da chiarire e anche bollette non ancora pervenute - benché la prima rata sia da pagare entro lunedì prossimo, 30 settembre - sta rovinando il quieto vivere di moltissimi contribuenti.
Tares "impazzita": il presidente degli Albergatori Roberto Astuni, il presidente di Confcommercio Bassano Luca Chenet e il direttore di Confcommercio Bassano Riccardo Celleghin (foto Alessandro Tich)
Se poi si passa alle cosiddette utenze “non domestiche”, che riguardano spesso e non volentieri importi Tares a tre zeri, ecco che il disorientamento e l'inquietudine degli utenti raggiungono dimensioni preoccupanti.
Eppure il dirigente comunale di settore dott. Francesco Benacchio, nella conferenza stampa dell'altroieri dedicata alla Tares, aveva rassicurato: nonostante i “binari stretti” imposti dalle norme dello Stato sui margini di ritocco discrezionale del calcolo degli oneri da imporre ai cittadini, l'Ufficio Tributi del Comune ha fatto il possibile per venire incontro alle fasce di contribuenti più esposte ai rincari della tassa. “L'Amministrazione - aveva riferito il dirigente - ha comunque cercato di attenuare l'impatto delle utenze domestiche e delle attività più colpite dagli aumenti.”
Ma per Confcommercio Bassano, che sul bollente tema della Tares convoca un incontro con la stampa, non è così. “Da quello che ci risulta - spiega il presidente mandamentale Luca Maria Chenet - il Comune aveva la possibilità di modulare i parametri, tra un minimo e un massimo di valori previsti. Invece ha tracciato una linea mediana, con questi risultati.”
Quali risultati? Sono quelli indicati dalla tabella - intitolata significativamente “Tares impazzita'” e elaborata dall'associazione di largo Parolini - che indica le attività e le categorie maggiormente colpite dall'aumento del tributo e le rispettive percentuali di rincaro.
La palma del settore più tartassato spetta al gruppo “Ortofrutta, pescheria, fiori, pizza taglio”: + 170% da versare di Tares rispetto alla vecchia Tarsu pagata l'anno scorso. Percentuale in aumento a tre cifre (+ 134%) anche per “Ristoranti, trattorie, pizzerie, pub”. Vicine al doppio rispetto al 2102 (+ 98%) le “Mense e birrerie”. E oltre agli alberghi con ristorante, ai banchi di mercato alimentari, ai bar e alle pasticcerie, lamentano aumenti rilevanti anche alcuni comparti “non food” tra cui “Autorimesse e magazzini senza vendita” e “Parrucchiere, estetista”.
Per contro, altri settori commerciali, produttivi e di servizi beneficiano invece di consistenti riduzioni rispetto all'anno passato. Tra questi: negozi di abbigliamento e librerie (- 37%), edicole farmacie e tabaccai (- 27%), attività artigianali produzione beni (- 31%), le banche (- 26%) e soprattutto le attività industriali (- 48%). E viene citato l'esempio di “un'importante azienda industriale della nostra città” (la Baxi, Ndr) che quest'anno si trova a pagare ben 40.000 euro in meno di tributo rispetto al 2012.
Dunque una sottile linea rossa sopra la quale si attestano le utenze non domestiche chiamate a un bagno supplementare di sangue, sudore e lacrime; e sotto la quale si collocano i comparti che godono invece di una Tares al ribasso, a compensazione degli aumenti altrui.
Il tutto per arrivare, utenze domestiche comprese, a un gettito comunale complessivo di 6.102.424 euro. Che corrisponde - come spiega il direttore della Confcommercio bassanese Riccardo Celleghin - all'esatto corrispettivo dovuto dal Comune di Bassano all'Etra per il servizio rifiuti (raccolta e smaltimento rifiuti e spazzamento strade) dell'anno 2013 e che da quest'anno, a termini di legge, deve essere coperto al 100% dal gettito del Tributo comunale sui Rifiuti e Servizi.
Insomma, la coperta è sempre quella (6 milioni di euro da raccogliere per pagare Etra), ma è stata tirata molto di più da una parte e molto meno dall'altra: risultato di “un'articolazione tariffaria suddivisa in riparti tra chi paga di più e chi paga di meno”, con una “forbice” tra minimo e massimo che non viene ritenuta equa.
Il decreto “disatteso”
Per l'associazione di categoria, le eccessive stangate a carico delle tipologie di imprese più esposte agli aumenti erano evitabili e in generale si poteva fare meglio e di più. Anche perché, secondo la Confcommercio del mandamento di Bassano, i “binari stretti” imposti dallo Stato entro i quali l'Ufficio Tributi del Comune ha dovuto attenersi per stabilire le tariffe imponibili non erano poi così stretti come il Palazzo ha voluto far intendere.
Il recentissimo decreto legge del 31 agosto 2013 n. 102 (Misure urgenti in materia di finanza locale) stabilisce infatti che i Comuni “possono determinare la tariffa per il servizio di gestione rifiuti inclusa nella Tares tenendo conto di ulteriori criteri”.
Con la possibilità, tra le altre cose, “di commisurarla tenendo conto dei criteri previsti dalla “vecchia” tariffa prevista nel Dpr 158/1999”, ovvero il famoso Decreto Ronchi che reca le norme per la definizione delle tariffe del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani.
Il linguaggio è un po' burocratico, ma la sostanza è chiara: l'articolazione delle tariffe poteva essere calcolata secondo i parametri dell'anno scorso. Lo stesso decreto legge concede inoltre ai Comuni - che tuttavia devono dotarsi di un apposito regolamento entro l'approvazione del bilancio comunale - di “introdurre ulteriori riduzioni ed esenzioni”.
Una possibilità di modulare diversamente il carico del tributo che sempre secondo Confcommercio Bassano è stata completamente disattesa dal Comune.
Con tanto di prova del 9: rielaborando i parametri comunali con i criteri indicati dal decreto legge, e applicando un principio di “coefficiente massimo a chi paga di meno e coefficiente minimo a chi paga di più”, gli esperti dell'associazione di categoria hanno prodotto un semplice documento excel in cui la “forbice” tra chi paga in eccesso e chi paga in difetto risulta molto più equilibrata. E dove i bar e le pasticcerie, ad esempio, passano da un + 56% a un + 25% mentre le attività industriali, da - 48%, contengono la riduzione a - 11%. Mantenendo comunque il risultato finale complessivo degli oltre 6 milioni da far incamerare alla casse comunali.
“Il Comune può derogare alle tabelle ministeriali - sintetizza il presidente Chenet - tenendo conto di criteri di equità, di riduzioni e di esenzioni. Le deroghe sono possibili, ma non applicate. Non c'è stato un minimo di confronto, né di concertazione. E' stato solo considerato il coefficiente di produzione rifiuti kg/mq per anno, applicato in misura media.”
E non è tutto: perché riguardo all'ancora inesplorato pianeta-Tares c'è anche un falso mito da smitizzare.
Due pesi e una misura
Già: perché sul contestato tributo gira anche una diffusa leggenda metropolitana. E cioè che “tutti i schei degli aumenti vanno allo Stato”. Niente di più fuorviante e di più sbagliato.
La famosa “Maggiorazione Statale per servizi indivisibili” contenuta tra le voci della Tares, pari a 0,30 euro per metro quadrato di superficie, incide infatti in minima parte sull'ammontare complessivo del balzello.
A testimoniarlo è la bolletta Tares ormai più famosa del mondo: quella recapitata a Roberto Astuni, presidente degli Albergatori di Bassano e titolare dell'hotel “Alla Corte”, che si trova a dover versare alla casse comunali la bellezza di 15.485 euro, quasi il doppio del 2012. Di cotanta somma, la parte destinata allo Stato (0,30 €/mq) ammonta a 416 euro: praticamente una quisquilia. I restanti 15.000 euro e rotti sono dovuti tutti al Comune di Bassano del Grappa, e calcolati secondo parametri e coefficienti “gestiti in modo rocambolesco.”
E qui viene il bello: l'esercizio gestito da Astuni, infatti, è un albergo con ristorante. Ovvero un hotel che dispone anche di sale adibite alla ristorazione.
La categoria “alberghi con ristorante” è compresa nelle tipologie degli esercizi pubblici inclusi nelle tabelle del già citato Decreto Ronchi. Ebbene: secondo le indicazioni di legge, gli “alberghi con ristorante” pagano la tariffa base di 3,4 euro al metro quadro.
Ma questa categoria, per il Comune di Bassano, non esiste. L'impresa di Astuni è stata infatti “divisa in due” dall'ente comunale: da una parte l'hotel vero e proprio, ovvero “albergo senza ristorante”, con una tassa al metro quadro di 2,6 euro; e dall'altra il ristorante, che in base ai parametri del decreto Ronchi paga molto di più, e cioè oltre 17 euro al metro quadro. Come dire: due pesi e una misura. Il che, moltiplicato dai complicati meccanismi del “coefficiente di produzione kg/mq anno”, fa appunto la bellezza di oltre 15.000 euro da pagare in due scomode rate.
“Se il Comune avesse applicato le tariffe previste dal Decreto Ronchi per gli “alberghi con ristorante” - puntualizza Astuni - avrei risparmiato 10.000 euro.”
E non è l'unico caso di mazzata conseguente alla singolare interpretazione del decreto: proprio ieri un altro noto hotel con ristorante di Bassano si è visto recapitare una botta di Tares di 45.000 euro, con soli quattro giorni di tempo per versarne la prima metà.
Ce n'è quanto basta per giustificare il malumore degli addetti ai dolori, che si sta tramutando in rabbia. Confcommercio Bassano ha richiesto “un incontro urgente con il sindaco e l'assessore Boesso” per tentare di concertare delle azioni correttive e prevenire una rivolta fiscale che è ormai sulla bocca di tutti.
Molti soci della categoria hanno già avvertito: “Noi non paghiamo”. Il presidente degli Albergatori Astuni, dal canto suo e per il suo specifico caso, è deciso a non mollare “a costo di andare in commissione tributaria”.
E' inoltre allo studio una convenzione tra Confcommercio e alcuni professionisti esperti in materia di tributi per costituire una task force di consulenza e sostegno per gli associati sul piede di guerra.
Tutti pazzi per la Tares: e questo è solo l'inizio.
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