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Quando la politica entra in ospedale

Il Veneto approva il nuovo Piano Sociosanitario e a fine anno la Regione nominerà i nuovi manager delle Ulss. Come spiegare ai politici il criterio “buon magagement - buona sanità”? E' stato il tema di un affollato convegno a Bassano

Pubblicato il 25-06-2012
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Quando si dice “stare sul pezzo”. L'Ulss n.3 - in collaborazione con la FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e col Raggruppamento di Bassano di Confindustria Vicenza - organizza un convegno sul tema “Buon Managemet = Buona Sanità” e l'appuntamento viene proposto appena quattro giorni dopo l'approvazione, anche se a seguito di un parto piuttosto travagliato, del nuovo Piano Sociosanitario della Regione Veneto, che ridisegna definitivamente il sistema della sanità e del welfare regionale.
L'incontro svoltosi questa mattina all'Hotel Belvedere in città - seguito da un'affollata platea di dirigenti delle Ulss vicentine, primari ospedalieri, funzionari sanitari e amministratori comunali - ha affrontato quindi un argomento di estrema attualità: e cioè come garantire e valutare, per la gestione e il raggiungimento degli obiettivi delle singole Aziende Sociasanitarie, la qualità manageriale dei dirigenti scelti dalla politica.
Gli attuali “dg” (direttori generali) delle Ulss venete, nominati dal governo regionale, sono in scadenza a fine anno e chi dal 2013 subentrerà al loro posto - sempre su nomina del presidente della giunta regionale, ma con “parere obbligatorio e vincolante” del consiglio regionale - affronterà uno scenario completamente nuovo: avrà un incarico triennale e non più quinquennale, non potrà dirigere la stessa Ulss per più di due mandati consecutivi e sarà soggetto alla valutazione annuale sui risultati operativi e di esercizio economico da parte della Regione.

La tavola rotonda al convegno "Buon Management = Buona Sanità" (foto Alessandro Tich)

Sarà un impegno non da poco: in caso di mancato rispetto dei vincoli di bilancio e delle direttive di programmazione, il contratto della Regione Veneto col “dg” sarà risolto e l'Unità Sanitaria potrà essere commissariata.
Chi sarà chiamato alla guida delle organizzazioni territoriali della sanità pubblica dovrà quindi comportarsi sempre più come un manager di un'impresa privata: dalla definizione degli obiettivi di produzione (in questo caso, dei servizi da erogare) alla scelta dei dirigenti aziendali (direttore sanitario, direttore amministrativo, direttore dei servizi sociali e direttori di struttura, ovvero i primari) “motivandone meriti e professionalità”.
Ma mentre “un manager privato - come ha osservato Ugo Sostero, prorettore dell'Università Ca' Foscari di Venezia - lavora per produrre profitto, e quindi ricchezza, il manager pubblico della Sanità opera per la promozione e la tutela della salute. Per entrambi vale il principio dell'equilibrio economico, che impone di non spendere più soldi di quelli che si ricevono: per il privato si tratta di un obiettivo, mentre per il pubblico questo rappresenta un vincolo.”
Già: perché in passato i “buchi” della sanità erano tecnicamente e politicamente possibili, mentre oggi il rispetto degli obiettivi di bilancio, ad opera di manager di comprovata competenza amministrativa e professionale, è una condizione di partenza oramai imprescindibile.
E allora con quali criteri andrà definito il prossimo valzer delle poltrone ai vertici delle Ulss venete? Ovvero - come ha rilevato il presidente della 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini -, “la scelta dei manager sarà ancora basata sul criterio della “fiducia politica” o sulla professionalità, che non può solo essere tecnico-amministrativa?”. Una bella domanda alla ricerca di una risposta.
Francesco Bernardi, presidente del Raggruppamento di Bassano di Confindustria, ha spiegato i fondamentali su “Impresa privata e management” cercando di tracciare un parallelo con le buone pratiche gestionali che possono essere applicate anche dal settore pubblico. Mentre per Francesco Longo, del Cergas Università Bocconi di Milano, i nuovi dirigenti delle Ulss andrebbero sempre più ricercati ad fuori della Regione, per evitare la nomina “dei “dg” come espressione della politica locale” in un momento “di delegittimazione culturale e politica del management pubblico”.
“A fine anno - ha osservato Leonardo Padrin, potente presidente della V° Commissione Sanità del consiglio regionale del Veneto - avremo di nuovi “dg”, secondo regole di impiego stabilite dalle nuove schede della sanità per i prossimi cinque anni. La Regione sceglierà chi sarà in grado di gestire questo cambiamento. Anche se restano l'incertezza e la turbativa delle aspettative elettorali dei politici che condizionano la scelta dei manager.”

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