Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 09-12-2017 20:18
in Il "Tich" nervoso | Visto 1.987 volte
 

La voce del pavone

Parla il pavone fotografato ieri in mezzo alle macchine in via Remondini a Bassano

La voce del pavone

Foto tratta dai social

Ciao a tutti.

Sono il pavone che vede immortalato nella foto qui sopra, scattata ieri mentre stavo tranquillamente attraversando la strada in mezzo alle macchine in via Remondini a Bassano, pubblicata sui social network, rigirata sui telefonini e ripresa dai giornali.
Nel giro di poche ore sono diventato virale, ma vi giuro che non l'ho fatto apposta e che diventare famoso è l'ultimo dei miei pensieri. Stavo infatti solo facendo uno dei miei soliti giretti che ogni tanto mi concedo per uscire dalla noia dei Giardini Parolini dove sto di casa. Cerco se possibile di evitare le ore di punta del traffico incanalato verso discesa Brocchi, ma trovare un orario durante il giorno il cui la circolazione su questa strada trova un po' di respiro è un'impresa davvero ardua.
Ma sono molto colorato e sono quindi un pedone, o per meglio dire un bipede, ben visibile per gli automobilisti: si accorgono di me, rallentano e, come è successo ieri, mi scattano anche la foto. Ora che mi avete visto in libera uscita vi sarete però chiesti che cosa ci fa un pavone a Bassano del Grappa. Bella domanda. Me la sono posta più volte anch'io.
Ci ho pensato sopra, e alla fine ho trovato la risposta.
Sono residente a Bassano del Grappa perché qui mi trovo bene, perché qui mi sento a casa e soprattutto perché questa città è come me. È una città che si pavoneggia. Che si guarda allo specchio e che al momento opportuno apre anche la coda facendo la ruota.
Siamo identici: due pavoni con la stessa fava.
Provate a parlare con gli amministratori pubblici (e alcuni in particolare): vi diranno che qui c'è sicurezza e decoro, che abbiamo il Mercatino di Natale più bello di tutti, che il nostro Tribunale era quello che funzionava meglio di tutti in Veneto, che abbiamo progetti culturali di livello europeo, che siamo una culla del turismo, che siamo città europea dello Sport, che abbiamo gli asparagi più buoni d'Italia, che abbiamo un Ponte (anche se oggi ridotto alle condizioni che sappiamo) che il mondo ci invidia.
È come se fossimo noi stessi il centro di questo mondo.
Ma i pavoneggiamenti non arrivano solo dal Palazzo. Fanno parte della mentalità bassanocentrica di chi vive in questa città. Me ne sono accorto l'anno scorso quando è arrivata la troupe per girare la fiction, anche alla Scuola Mazzini che si trova vicino a casa mia. Sembrava quasi che questa mini serie Tv, che parlava di grappa, non potesse che essere girata in questa città: tutti ad aprire a ventaglio la coda e a dichiarare che dopo la trasmissione della fiction su Rai 1 frotte di turisti da tutta Italia sarebbero accorse in riva al Brenta per ammirare Bassano e le location dello sceneggiato.
La cosa, però, non si è verificata. A trarre beneficio dal turismo televisivo sono state solo le distillerie, e non tutte bassanesi, mentre la città è ritornata al suo tran-tran di sempre.
Ma con la consacrazione definitiva dell'equivoco nazionale, e purtroppo anche extranazionale, secondo il quale il suo nome deriva dal distillato.
Ma poco importa: l'importante è continuare ad ammirarsi allo specchio. E pure con aspirazioni anche molto ambiziose. Qualcuno nei mesi scorsi, dal rutilante mondo dei media locali, ha addirittura lanciato una campagna per inserire il centro storico di Bassano del Grappa tra i Beni dell'Umanità dell'UNESCO.
Chissà: ora che la pizza napoletana è diventata Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO e con tutte le pizzerie che abbiamo, magari qualcosina viene fuori.
L'importante è che i commissari dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura, quando e semmai verranno a compiere un sopralluogo per vedere se il centro di Bassano sia degno di cotanto titolo, lo facciano in un momento in cui non ci siano tracce della movida del fine settimana e non ci siano cumuli di sacchi o di cartoni esposti sulle strade anche in tarda mattinata e all'ora di pranzo in attesa della raccolta differenziata.
Potrei andare avanti, ma mi fermo qui. Ho solo spiegato un paio di esempi per i quali mi piace pavoneggiarmi in questa città che sa fare altrettanto.
È il mio habitat ideale: la città dell'apparenza. Per questo ogni tanto ci vado a fare un giretto. Ringraziando di cuore chi ieri mi ha scattato la fotografia.
Perché l'unico dispiacere per un bipede come me, mentre zampetto per strada col mio incedere vanitoso, è quello di non potermi fare un selfie.

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