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Non c'è soltanto il dopocena. C'è anche il dopoCina. Vale a dire quel particolarissimo periodo della seconda metà di febbraio, successivo alle prime settimane nelle quali tutto il mondo, con distanziata preoccupazione, aveva scoperto l'esistenza della città cinese di Wuhan, presunto focolaio originario della pandemia da coronavirus. Il periodo in cui la preoccupazione, da distanziata che era, è arrivata da noi. Il primo paziente italiano Covid a Codogno, la prima vittima a Vo' Euganeo, l'“area rossa” istituita dalla Regione attorno al Comune di Vo', poi tutto il resto che ben conosciamo.
“Già in quel periodo - afferma il presidente mandamentale di Confcommercio Bassano Paolo Lunardi - le aziende del manifatturiero avevano problemi per lo scarso approvvigionamento delle materie prime.” E già prima del lockdown, come informa Lunardi, la Confcommercio mandamentale aveva istituito una “Unità di Crisi” per fronteggiare le progressive emergenze che stavano bussando alla porta.
“Abbiamo preso delle decisioni pre-protocolli governativi - spiega il presidente -, come lo smart working per i dipendenti, i processi interni di precauzione, il blocco delle entrate in associazione, le riunioni spostate tutte in videoconferenza. Il lockdown noi lo aspettavamo, come lo aspettavate tutti.”
La conferenza stampa di Confcommercio Bassano (foto Alessandro Tich)
Siamo qui nella sala conferenze “Righetto” dell'Ascom bassanese, sufficientemente ampia da garantire il distanziamento giornalistico, per una conferenza stampa indetta dall'associazione di categoria per riepilogare attività svolta durante l'emergenza Covid e per illustrare le principali richieste avanzate alle istituzioni, in relazione alla crisi economica portata dal virus, a livello locale. “Da imprenditori - sottolinea Lunardi - abbiamo tastato subito il polso della situazione e con lungimiranza ci siamo detti che anche con un solo mese di lockdown si fermava la catena economica del Paese. I mesi, poi, sono stati due.”
E nei due mesi di quarantena imposta, Confcommercio Bassano si è fatta promotrice di una serie di incontri in videoconferenza con tutti i 12 Comuni del Mandamento, lanciando alcune proposte “per agevolare o ristorare i nostri associati del commercio e del turismo”.
“La parte di impegno sindacale maggiore è stata proprio quella di dare sostegno ai soci - dichiara il direttore di Confcommercio Bassano Riccardo Celleghin -. L'attività di concertazione sindacale è stata fatta in anticipo rispetto alle disposizioni del Decreto Rilancio.”
Sono tre, in particolare, le richieste avanzate dall'associazione di categoria alle amministrazioni comunali del mandamento di Bassano.
La prima riguarda i plateatici degli esercizi pubblici, colpiti al cuore dalle chiusure imposte dai Decreti governativi e oggi impegnati un una difficile ripresa, con circa un 50% di calo di lavoro rispetto a prima della crisi. Richiesta ai Comuni la disponibilità di “spazi maggiori” per una più ampia dislocazione dei tavolini all'esterno, dando la concessione di occupazione del suolo pubblico “in maniera snella e sburocratizzata”.
La risposta delle amministrazioni comunali, come riferisce il direttore, è stata positiva: compreso il Comune di Bassano del Grappa, che per dimensioni ha certamente meno propensione a “sburocratizzare” rispetto ai Comuni più piccoli.
La seconda richiesta ha riguardato la TARI (Tassa Rifiuti), punto dolens per le imprese chiamate a pagarla anche per i mesi in cui sono rimaste chiuse, a fronte anche dei margini milionari di utile della multiutility (in tutti i sensi) Etra che consiglierebbe di venire incontro alle necessità dei portatori di crisi, concedendo abbuoni o sospensioni. “La partita è ancora aperta”, commenta Celleghin. Alcuni Comuni più piccoli, come Pove del Grappa, hanno “coperto” il costo della TARI per le imprese attingendo direttamente dal loro bilancio, per gli altri Comuni bisogna invece “attendere un confronto in Consiglio di Bacino”.
La richiesta numero tre ha riguardato infine, in maniera più specifica, agevolazioni per l'aliquota IMU per i proprietari di locali commerciali nel Comune di Bassano del Grappa.
È stato attivato un tavolo di concertazione e nei prossimi giorni sarà ufficializzata la novità: a Bassano l'amministrazione prevederà una riduzione dell'IMU per i proprietari che hanno concesso a loro volta sgravi e riduzioni ai canoni di locazione.
C'è poi la partita a sé stante del turismo, “l'oggetto scomparso” proprio a seguito delle restrizioni e dei blocchi imposti dall'emergenza. Elena Scotton, vicepresidente vicario di Confcommercio Bassano e referente della Commissione Turismo dell'associazione categoriale, ricorda l'obiettivo che era stato già prefissato l'anno scorso: “Creare un pacchetto turistico nel nostro mandamento, da promozionare attraverso un sito dedicato anche in struttura di App.” La risposta al progetto di tutte 12 le amministrazioni comunali del Mandamento è stata positiva e lo scorso mese di marzo si doveva passare alla fase di sviluppo operativo, rimasta bloccata per Covid. “Adesso ci siamo riattivati per il sito e per l'App, chiedendo conferma definitiva alle amministrazioni comunali - riferisce Elena Scotton -. L'idea è quella di creare aree tematiche differenti, per richiamare target di turismo differenti.”
La buona volontà, insomma, non manca. Ma la situazione in corso rimane preoccupante e per alcuni settori commerciali è drammatica. La percezione di Ascom è che ci si trovi ancora in una fase “anestetizzata” del post Covid e che solo a settembre i veri problemi saliranno a galla. Il presidente comunale dei commercianti di Bassano Alberto Borriero segnala l'eccessiva dose di rimanenze di magazzino depositate nei negozi cittadini in questa stagione e l'incidenza altamente negativa della mancanza del turismo sul giro di affari degli esercizi commerciali del centro. “Anche se in questo fine settimana si vedono i primi timidi camper che si stanno muovendo”, aggiunge Borriero, che sembra parlare quasi con lo stupore di un indigeno del Nuovo Mondo che vede arrivare le caravelle di Cristoforo Colombo.
Durante la fase 1 dell'emergenza l'unica categoria che ha lavorato - per ovvi motivi - e che continua a lavorare è quella dell'alimentare. Nell'attuale fase di “ripartenza” (tra virgolette) tira forte anche il settore dei servizi alla persona. Parrucchieri ed estetisti, tanti per intenderci.
Per il resto, salvo le solite eccezioni, è una valle di lacrime. Tutte le categorie, abbigliamento in primis, stanno soffrendo. Al massimo grado di sofferenza si trovano in questa fase la ristorazione, con un calo medio della clientela superiore al 50%, e l'alberghiero che è ancora completamente fermo.
Questa è la dura realtà del momento. DopoCina con un bicchiere supplementare di amaro.
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