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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Teatro

L'amore sviolinato di Orfeo

Il Teatro Comunale di Vicenza domenica 3 maggio ha dedicato un pomeriggio all'operetta, con la Compagnia Teatro Musica Novecento

Pubblicato il 06 mag 2026
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Domenica 3 maggio, una delle proposte fuori abbonamento del Teatro Comunale di Vicenza ha portato in scena la seconda delle due operette in programmazione: dopo La vedova allegra è stata la volta di Orfeo all’Inferno, affidata alla Compagnia Teatro Musica Novecento.
Si tratta di un titolo importante del repertorio di Jacques Offenbach, compositore ottocentesco autore dei celebri I racconti di Hoffmann (Les Contes d’Hoffmann), qui adattato e ripreso con brio e leggerezza da una delle realtà artistiche italiane più conosciute e accreditate nella produzione di questo particolare genere musicale. Nel merito, un momento di intrattenimento inserito con coerenza nel progetto: “A Teatro si resta giovani”.

Orfeo all'Inferno, Compagnia Teatro Musica Novecento

Alessandro Brachetti, attore e cantante fondatore della Compagnia di stanza a Reggio Emilia, alla regia e in scena nei panni di un Orfeo senza lira e con violino, ha costruito insieme a Silvia Felisetti uno spettacolo vivace e all’insegna del divertimento, che ha giocato su inserti contemporanei disseminati lungo la narrazione popolata di miti, il primo quello dell’amore eterno, e poi in mondi di dèi in caduta libera negli Olimpi contemporanei.
Non sono mancati momenti apertamente da show cabarettistico — come il passaggio in cui si allude a una singolare “punizione infernale” fatta di un ascolto perpetuo della discografia di Gigi D'Alessio — né la comparsa di riferimenti al panorama politico internazionale, con il fugace richiamo a Donald Trump e alla crisi del petrolio. Hanno fatto la loro comparsa anche personaggi-macchietta, tra questi un simpatico Caronte-gondoliere veneziano perennemente ubriaco, traghettatore poco infernale, e omaggi pensati appositamente per il pubblico vicentino, che in un gioco per esclusione, si è autodefinito un pubblico di peccatori bugiardi.
La figura femminile onnipresente di Opinione Pubblica, attraverso la quale Offenbach intendeva criticare ferocemente il suo tempo, non così dissimile dal nostro, è stata interpretata da Silvia Felisetti.

Un cast affiatato, per uno spettacolo corale costruito sulla partitura di Offenbach (e libretto di Ludovic Halévy e Hector Crémieux), eseguita con bravura dall’Orchestra Cantieri d’Arte, diretta dal Maestro Stefano Giaroli, un insieme che ha accompagnato con precisione e misura l’azione scenica, senza mai sovrastarla.
Molto applaudita Scilla Cristiano, soprano bolognese interprete di una bella Euridice dall’indole traditrice e leggera, nel canto brillante e vocalmente sicura, capace di sostenere con naturalezza sia i momenti più lirici sia quelli più frizzanti.
Accanto a lei, oltre al poco innamorato Orfeo-Brachetti, Antonio Colamorea ha impersonato un Plutone solido e ben caratterizzato, prima pastore Aristeo, poi dio dell’Ade e a un certo punto travestito da “moscone d’oro” in una scena erotica giocata più sull’ironia che sulla provocazione. Intorno, un Olimpo di dèi molto, troppo umani.
Bella caratterizzazione anche per Eros-Cupido, nei suoi panni Alessandro Garuti.
Il celebre can-can colorato in cui si è esibito il Corpo di ballo Novecento, momento tradizionalmente più atteso, è stato arricchito da giocose coreografie firmate da Salvatore Loritto.

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