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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Magazine

A un metro

Una fotografia dell'attualità che ci tocca, nell'installazione che parla di sensibilità collettiva spuntata a Marostica firmata Marco Chiurato

Pubblicato il 14 mar 2020
Visto 2.281 volte

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Un metro: opera di sensibilità interattiva, si prega di riposizionare il metro di sicurezza in caso di scontro accidentale”.
La mente creativa di Marco Chiurato, una fucina dai fuochi sempre accesi che lavora incessantemente, sdrammatizza la funzione e il ruolo dell’arte creando sorprese-icona che sono in grado per un attimo di sbalordire e di riattivare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva.
L’installazione dall’andamento fallico è stata esibita sotto i portici di Marostica, dove ci sono la pasticceria e le Gallery di questo artista dello zucchero e del lievito madre (che non si pensi per questo ai nostalgici di Hänsel e Gretel del cake design) ma non solo che è stato invitato alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e ad esporre a Dublino ed è di casa con artisti e appuntamenti di livello internazionale ma non lo dà a vedere, che gioca a realizzare opere fragili, effimere (sculture, video-art, installazioni) spesso ad alto tasso di provocazione.

Un metro, di Marco Chiurato (foto di Marco Chiurato)

Un “potenziale colpevole”, si definisce nel suo sito, e ora sul canale Facebook accanto al metro giallo si trovano degli originali piatti antichef che ironizzano anche sul culto del cibo odierno — alcune sono creazioni da bollino rosso.
Un metro, in piena emergenza sanitaria, è insieme un ammonimento e un appello drammaticamente in assonanza con quanto ci sentiamo ripetere tutto il giorno eppure non basta. Sembra anche ribadire la fragilità di questa misura-confine che interponiamo da alcuni giorni tra noi e gli altri: il metro esposto è di alluminio, sensibile a touch anche involontari dei passanti che sono costretti a rialzarlo se l’hanno inavvertitamente urtato. Chiurato di recente ha anche sfornato “Carnivalvirus”, una mascherina piumata dall’aspetto insieme inquietante e poetico che richiama alla mente feste e fasti dei Carnevali veneziani inquinati dalla presenza del virus, le piume davanti agli occhi per non farsi vedere e per non vedere.
Sono spesso temi sociali importanti quelli che ispirano l’artista, argomenti d’attualità o da sempre fibrillanti che generano in lui una re-azione — ad esempio nel 2018 Chiurato ha ideato un performance struggente, protagonisti musica, alberi e violini, subito dopo i disastri provocati dalla tempesta Vaia — e che poi prova a dire senza mai rinunciare a una dose di burlesca ironia: l’inquinamento e l’ecocidio perpetuato dall’uomo, la violenza su donne e bambini, la condanna dei crimini del nazismo e la fame nel mondo… La sessualità è uno dei temi trasversali che mette sul piedistallo Chiurato, corre nelle sue opere come una linfa vitale e spesso tracima, come è giusto che sia nella vita di chi come lui, nasce “botanico seriale”.

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