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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Donne, non soprammobili, da salotto
Nel terzo incontro della rassegna “A condizione che le donne”, Marco Cavalli ha tratteggiato il mondo pieno di modernità di tante donne francesi del Settecento
Pubblicato il 31 mag 2013
Visto 3.693 volte
Si è concluso ieri sera, giovedì 30 maggio, il ciclo di incontri intitolato A condizione che le donne, ospitato al Ridotto Remondini e organizzato dal Color Cafè con la collaborazione della Società Filosofica Italiana, sezione vicentina, e il Gruppo 8 marzo onlus.
Marco Cavalli, nel terzo appuntamento della rassegna – che è stata seguita con molta partecipazione dal pubblico bassanese – ha acceso luci e Lumi sulle donne dei salotti francesi del Settecento.
I salotti dell’epoca non erano luoghi deputati alle frivolezze e alle comparsate da vetrinetta, come li potremmo intendere noi guardando alle loro declinazioni moderne e nostrane. Quelle particolari corti in miniatura che attiravano la gente in vista di Parigi e della Francia, e che sono diventate il centro della vita culturale del tempo, sono nate alla fine del regno di Luigi XIV, quando Versailles ha smesso di essere il polo d’attrazione del mondo culturale, artistico, letterario e mondano francese, e ai loro comandi c’erano delle donne, tante signore che hanno lasciato ampia traccia della loro fervida attività in preziosi epistolari. Dagli anni di Molière a oggi, le donne colte non godono del credito che meriterebbero in società: le sapienti nel pensiero comune sembrano dover essere tutte donne che non avendo attrattive fisiche si votano a coltivare l’intelletto e lo spirito – non molto è cambiato dal '700 al 2013.
Marco Cavalli al Ridotto del Teatro Remondini
Le donne intelligenti, colte e a volte anche belle, certo molto amate, che animavano i salotti francesi assunsero ben presto un ruolo determinante nella società parigina, diventarono fattrici e madri di un grande rinnovamento collettivo. Se Napoleone Bonaparte, alla partenza della campagna in Russia aveva portato con sé l’epistolario di Madame du Deffand, tenutaria del salotto più importante di Parigi – un’opera considerata un capolavoro dal punto di vista letterario – era anche per tenersi informato su tutto ciò che avveniva in città: la lettura di quelle lettere consentiva di connettersi al più importante social network esistente allora (anacronismi permettendo).
I salotti ospitavano personaggi illustri ma anche musicisti, pensatori, artigiani, dame, gente nobile non per discendenza ma per l’attività in cui regnava con successo. Le donne, le Madame, aprivano o chiudevano la porta agli ospiti. Il periodo più fulgido dei salotti francesi si può suddividere in due regni temporali, solo a tratti coesistenti: quelli nati all’epoca di Luigi XV erano più votati al divertimento, al piacere e al mantenimento dei dettami del presente. Edmond e Jules de Goncourt nel loro trattato intitolato La donna nel Settecento ci hanno lasciato moltissime informazioni su come era organizzata la bella società dell’epoca, compresi alcuni ragguagli sulle tendenze della moda femminile. Dalla seconda metà del XVIII secolo, nei salotti si produsse anche ben altro: un fermento nuovo, un costante scambio di idee, la nascita di connubi intellettuali, il confronto tra diverse componenti della realtà civile. I salotti diventarono ritrovi progressisti nell’epoca di Voltaire, Montesquieu, e poi di Rousseau, D’Alambert e Diderot, dell’Enciclopedia, e nacquero lì i fermenti della Rivoluzione. Nei salotti si stabilivano precetti e norme ferrei riguardo le norme di urbanità e le regole del bon ton che rappresentavano nella sostanza il senso della dignità, del contegno e dell’esprit inteso alla francese. Erano l’arte della conversazione, anche scritta, e della prontezza di spirito a tenere in piedi, con grazia, queste relazioni votate alla condivisione. I salotti erano dominati tra le altre da queste donne: Madame Du Châtelet, amante di Voltaire, grandissima epistolografa, donna coltissima e scaltra; Julie de Lespinasse, innamorata di D’Alambert; Madame du Deffant, corrispondente di Voltaire, una libertina perduta, a settant’anni, per Horace Walpole; Madame Louise d’Épinay, autrice di un lungo carteggio con l’abate Ferdinando Galliani.
Cavalli, attingendo alla ricchezza di queste testimonianze e facendo tesoro anche delle parole scritte da Nicolas de Chamfort in Massime e pensieri, caratteri e aneddoti, ha letto e narrato molte vicende che hanno consentito a tutti di entrare per qualche attimo nel mondo dorato dei loro salotti. L’ultima lettura della serata è stata tratta dal carteggio di Madame d'Épinay con Galliani: Louise si chiede perché nessuna donna, in quanto donna, riesca a formarsi una cultura talmente profonda da essere di vantaggio per i suoi simili, lo Stato, la Patria. E poi indica quante sono le “materie” importanti a cui le donne non possono accostarsi. Che modernità, in queste donne francesi del Settecento.
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