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Umberto Veronesi: “Il futuro è donna”
A tu per tu con l'illustre oncologo, protagonista della rassegna di incontri “Cultura Padova”. Che parla in un libro “dell'amore e del dolore delle donne” e afferma: “E' necessaria una forte presenza femminile nella vita pubblica”
Pubblicato il 15 lug 2012
Visto 3.848 volte
Il mondo di oggi? Speriamo che sia femmina. Il professor Umberto Veronesi - oncologo di fama mondiale, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, creatore della Fondazione per la ricerca scientifica che porta il suo nome e da sempre protagonista di importanti battaglie etiche e scientifiche - incontra un folto e attento pubblico nel grande salone del Palazzo della Ragione di Padova.
L'illustre medico e ricercatore è l'ospite di riguardo di “Cultura Padova”, il Festival Artistico e Letterario ideato e organizzato da Salvo Nugnes, direttore dell'Agenzia Promoter di Bassano del Grappa.
Per una volta tanto, l'incontro con il luminare della medicina il cui nome nel nostro Paese è sinonimo della lotta contro i tumori non è incentrato sul tema del cancro, anche se nello spazio riservato agli interventi del pubblico le domande sulla cura, sulla ricerca, sugli stili di vita da adottare e sulla prevenzione contro il male del secolo sono inevitabili.
Il professor Umberto Veronesi. Foto Alessandro Tich
Il professore è giunto infatti all'atteso appuntamento per parlare di donne. Ovvero “Dell'amore e del dolore delle donne”: come recita il titolo del suo ultimo libro, dedicato “alla grande forza della donna che la tiene, saldamente, ancorata alla vita e non le fa mai perdere il contatto con chi le sta accanto”.
Storie di coraggio e di battaglia al femminile, raccontate attraverso gli esempi di donne con le quali il prestigioso autore ha condiviso sentimenti, amicizie e lavoro.
A cominciare da sua madre, Erminia, che rimasta vedova ha tirato su la famiglia a denti stretti e con totale dignità in una cascina di campagna alla periferia di Milano.
“Io ho avuto la sfortuna di perdere mio padre quando avevo solo 5 anni - spiega Veronesi, intervistato sul palco da Nugnes -. Mia madre è stata quindi madre, padre, sorella maggiore e l'amica che ha plasmato la mia vita. I suoi insegnamenti fondamentali sono stati il bisogno di libertà, il bisogno di solidarietà e il bisogno di tolleranza. E' l'insegnamento che ha aperto la mia strada verso il bisogno di essere utile alle donne.”
Per continuare con altre vicende, evidenziate nel libro, in cui il presunto sesso debole ha dimostrato di sapersi opporre con fermezza contro la malattia, ma anche contro i pregiudizi, la paura, la guerra, l'ipocrisia.
“Amo le donne - afferma l'ex ministro della Sanità - perché ho passato la vita con loro, condividendone i momenti del dolore, della sofferenza e anche della morte. Con gli anni ho cominciato ad apprezzarne la forza e la volontà di opporsi agli eventi sfavorevoli e di assorbire qualsiasi disagio pur di essere di utilità ai figli e alla famiglia, di cui la donna vuole essere ed è l'elemento portante.”
L'insigne clinico non ha dubbi: dichiara che “il futuro è donna” e che “le donne hanno il dovere di prendere in mano le redini dell'umanità, senza più parlare di quote rosa, ma di presenza forte della donna nella vita pubblica”. E questo “per le loro capacità e la loro dedizione” sperimentate e confermate in tutti i campi, a cominciare da quello sanitario.
Un riconoscimento totale del ruolo di perno della società nei confronti dell'altra metà del cielo che non nasce certamente oggi. Al punto che il professor Umberto Veronesi è l'unico uomo che può fregiarsi dell'insolito e simbolico titolo di “donna ad honorem”, attribuitogli da un gruppo di signore di un'associazione femminile di Roma.
“Ho avuto tante onorificenze nella mia vita - conferma il diretto interessato - per la grande rivoluzione che ho voluto portare in oncologia a partire dagli anni anni '70, quando per trattare il cancro era di abitudine la massima aggressività chirurgica, mentre io ho cominciato a passare alla linea opposta, cercando il minimo trattamento efficace. Qualche anno fa mi trovavo a Roma per uno degli incontri gratuiti che riservavo ogni anno alle donne di questa associazione. A un certo punto la presidente del gruppo ha proposto alle altre, per ringraziarmi dell'interesse nei loro confronti, di nominarmi “donna ad honorem”, e hanno tutte acconsentito con un grande applauso. Io ho ricevuto premi, riconoscimenti e 14 lauree honoris causa in tutto il mondo. Ma quell'applauso vale di più di tutti gli applausi di tutti gli altri premi.”
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