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La grande notte di Mahmood a Marostica
Sul palco del Marostica Summer Festival, tra brividi e baile funk, ha fatto tappa Mahmood tra un tripudio di fan scatenate
Pubblicato il 09 lug 2024
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Siamo soliti vedere Mahmood sfoggiare look iper-contemporanei, eppure per il Marostica Summer Festival, organizzato da “DuePunti Eventi”, l’icona fashion ha optato per una t-shirt con disegnati muscoli da bodybuilder, scolpiti così bene da sembrare veri, almeno finché la telecamera del Festival non ha svelato il trucco proiettandolo sul grande schermo.
La scelta stilistica esalta la sua innata passione per il fashion e, al netto di questo, la sua voce resta inconfondibile.
Mahmood al Marostica Summer Festival - Minerva Photography
Il cantante apre il concerto con un timido: “Ciao belli!” e subito intona “Bakugo”, seguito da “Paradiso”, “Tutti contro tutti” e “Nei letti degli altri” senza pause. Le sue movenze sensuali e il ritmo dei suoi brani fanno ballare le 3.000 persone presenti, in prevalenza donne, persino bambine che forse aspettavano di condividere con l’autore, la più famosa “Tuta Gold”, in scaletta verso la fine del concerto.
Accompagnato dalla sua band composta da Francesco Fugazza alla chitarra, Marcello Grilli alla tastiera, Elia Pastori alla batteria e dalle coriste Arya Del Gado e Debora Cesti, Mahmood ha cantato i pezzi più celebri tra cui "Soldi", "Cocktail d'amore", “Neve sulle Jordan”, “Brividi” e il più recente “Ra ta ta”.
“RA TA TA” è il singolo uscito il 14 giugno. Ci racconti a che cosa ti sei ispirato?
Per questa canzone mi sono ispirato al film “La città di Dio”, che ho visto per la prima volta un anno e mezzo fa. È la storia di questi bambini e ragazzi che nascono e crescono senza genitori, in un ambiente di disagio e violenza. Una quotidianità fatta di abbandono e difficoltà, purtroppo sempre di triste attualità. “Ra ta ta” sembra il suono della raffica di una mitraglia, per me sono le parole sparate che diventano l’unica arma per difendersi da queste ingiustizie!
Un richiamo forse alla sua infanzia, cadenzata da momenti di difficoltà. Alessandro Mahmoud, il suo vero nome, è cresciuto con la madre in un quartiere di periferia milanese, impegnato a sopravvivere tra tanti sacrifici. Le sue influenze arabe sono un richiamo alla musica che ascoltava il padre egiziano, tanto che si definisce un “cantautore moroccan pop”.
Quando ha intonato la sua “Sabri qalil” quasi una preghiera araba, ai suoi fan non è restato che ascoltare in doveroso silenzio.
Mahmood, nel suo ultimo album “Nei letti degli altri”, esplora l’animo umano, tra riflessioni che fortificano quando non distruggono, ma che tracciano un continuo andirivieni di sentimenti ed emozioni.
Il cantante ha sfoggiato virtuosismi vertiginosi che ha saputo intrecciare sapiente con ritmi instagrammabili, frutto di una generazione che ama il sentimento, ma forse non ancora del tutto puro.
Il prossimo appuntamento sarà giovedì 11 luglio con i mitici Deep Purple.
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