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Gli italiani la sanno lunga…o no?

Antonio Caprarica, direttore dei Giornali Radio Rai, smonta i miti e le leggende sul “Bel Paese” agli “Incontri senza censura”

Pubblicato il 25-04-2009
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Colto, ironico, garbato, spiritoso. Insomma: un signore.
Antonio Caprarica, storico corrispondente della Rai da Mosca, Londra ( dove ha trascorso quasi un decennio, in piena “era Blair” ) e da Parigi e oggi direttore di RadioUno e dei Giornali Radio Rai, ha fatto tappa a Bassano invitato dall’inesauribile Marco Bernardi per gli “Incontri senza censura” alla libreria “La Bassanese”.
Lo spunto della piacevole conversazione che ha intrattenuto di fronte al folto pubblico è stato il suo ultimo libro “Gli italiani la sanno lunga…o no!?”: dedicato ai vizi e alle virtù nazionali visti con l’occhio dell’acuto osservatore che - dopo lunghi anni trascorsi per lavoro all’estero -è rientrato in Italia con la voglia di indagare “chi siamo” e perché “parliamo tanto male di noi”.

Antonio Caprarica, italiano "senza censura"

Un’occasione per sfatare, con il suo stile brillante e sornione, i vari miti sugli italiani che i luoghi comuni consolidati dalla storia dipingono da una parte come “accoglienti e generosi, ricchi di inventiva e maestri nell’arte di vivere e di amare” e, dall’altra, come “furbi, cinici e conformisti, insofferenti alle regole e privi si senso civico”.
Ma dov’è la verità, quella che sta nel mezzo? E’ quanto Caprarica, con analisi spassionata, descrive del nostro paese: un’Italia che si guarda allo specchio - con tanto di diete e palestra - e che il federalismo lo ha già applicato da tempo, ma in cucina. L’Italia fondata sulla famiglia: fonte , da almeno cinquecento anni, “non solo di stabili affetti ma, se appena si può, di prebende e cattedre universitarie, alloggi e impieghi”. Uno Stivale dove prevalgono “il culto della bellezza e l’indifferenza per gli scempi ambientali” con una massiccia dose di “maleducazione imperante dalla strada al Parlamento”. Un paese fondato sul sospetto e la diffidenza reciproca: “L’arci-italiano - ha sottolineato l’autore - è un cultore di dietrologia e faziosità. Niente nel nostro paese viene preso per la sua facciata. Siamo campioni mondiali di complottologia.”
E allora, italiani “brava gente” oppure no? “Non siamo peggio, ma neanche meglio degli altri - ha aggiunto Caprarica -. Non esiste un’Italia di buoni e cattivi, ma un’Italia di italiani, con le loro conflittualità”.
Con un dato di fatto, con il quale bisognerà prima o poi fare i conti. “C’è una nuova Italia, fatta di quattro milioni di immigrati, senza i quali il nostro paese sarebbe nei guai. Bisogna dare anche agli immigrati la possibilità di aspirare a un ruolo dirigente, così come i loro concittadini italiani. La storia italiana è stato un continuo incrocio di genti e di popoli. Spero che la natura meticcia del nostro popolo ci aiuti ad accogliere meglio la seconda generazione dei nuovi italiani”.

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