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Elvio RotondoElvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it

Geopolitica

L’imponente diga (GERD) sul Nilo, pomo della discordia tra Sudan, Egitto ed Etiopia

Al centro della disputa ci sarebbero i piani di riempimento della diga, l’Egitto teme che il progetto possa consentire all’Etiopia di controllare il flusso del fiume più lungo del continente africano.

Pubblicato il 21-06-2024
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La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) dal costo di 4,5 miliardi di dollari – una volta completata sarà la più grande centrale idroelettrica dell’Africa e tra le 20 più grandi al mondo, con un bacino idrico enorme. La questione della diga è diventata un tormento nazionale per Egitto ed Etiopia, alimentando patriottismo e paure profonde. L’area interessata dal progetto si trova a 700 km a nord ovest della capitale etiope, Addis Abeba, e al momento, sarebbe stato completato per il 94%.
Il Nilo, il fiume più lungo del continente africano, attraversa 11 paesi percorrendo 4.000 miglia, dai fiumi equatoriali che alimentano il Lago Vittoria fino alla sua destinazione finale nel Mar Mediterraneo. L’Egitto, paese prevalentemente desertico, di 100 milioni di abitanti, fa affidamento sul fiume per il 90 per cento del suo fabbisogno di acqua dolce. Per millenni, gli egiziani sono stati i padroni incontrastati del Nilo, attingendo al fiume per costruire antichi imperi e repubbliche moderne.
I faraoni utilizzavano il Nilo per trasportare giganteschi blocchi di granito per la Grande Piramide di Giza. Nel 1970, il leader egiziano post-indipendenza, Gamal Abdel Nasser, supervisionò il completamento della diga di Assuan, con una capienza di 169 miliardi di metri cubi, che permise di regolare i flussi stagionali del Nilo trasformando l’agricoltura egiziana. L’Egitto teme che una diga a monte del Nilo azzurro, che contribuisce per circa il 60 percento al flusso del Nilo, potrebbe ridurre l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia ad Assuan.

La Grand Ethiopian Renaissance Dam è un’infrastruttura strategica per il futuro dell’Etiopia, che rappresenta però un elemento di confronto tra i governi dei paesi situati lungo il corso del fiume Nilo.


L’Etiopia, paese dell’Africa orientale con una popolazione di 112 milioni di abitanti, con i suoi tre affluenti – il Nilo Blu, Sobat e Atbara riversa nel Nilo circa l’84% della sua portata totale. Con un’economia in crescita ma altrimenti povera di risorse, l’Etiopia è determinata a sviluppare il suo vasto potenziale di produzione di energia idroelettrica per diventare un hub regionale delle esportazioni di energia elettrica.
Per gli etiopi, la diga rappresenta il simbolo delle loro ambizioni: un megaprogetto destinato ad essere il più grande impianto idroelettrico dell’Africa con i suoi 6000 MW di potenza installata, in grado di illuminare milioni di case, guadagnare miliardi dalle vendite di elettricità ai paesi vicini e confermare l’Etiopia come ascendente potenza africana.

La costruzione della diga, affidata all’azienda italiana Salini Impregilo, adesso Webuild, è iniziata nel 2011 sul Nilo Blu, sugli altopiani dell’Etiopia settentrionale (a circa 30 chilometri dal confine con il Sudan) continua ad essere al centro del contrasto tra Egitto ed Etiopia e con il Sudan che si trova tra i due paesi.
In particolare, al centro della disputa ci sarebbero i piani per riempire la mega diga poiché l’Egitto teme che il progetto possa consentire all’Etiopia di controllare il flusso del fiume più lungo dell’Africa. Se la diga in Etiopia si riempie troppo in fretta, potrebbe ridurre drasticamente l’approvvigionamento idrico di Sudan ed Egitto causando danni rilevanti soprattutto all’agricoltura con forti ricadute sulla stabilità sociale.
Per quanto riguarda il Sudan, la secessione del Sud Sudan nel 2011 che ha privato il paese di gran parte dei suoi proventi petroliferi ha spinto Khartoum a privilegiare la produzione agricola. Mentre per l’Egitto, il novantacinque percento degli egiziani vive lungo il Nilo o nella zona del delta, e il fiume fornisce quasi tutta la loro acqua.

Alcuni modelli climatici prevedono che la temperatura media annuale dell’Egitto potrebbe aumentare di un forte 2,1° entro la metà del secolo e di un significativo 4,4° entro la fine del secolo, se le emissioni globali persistono richiedendo più acqua per le coltivazioni a causa dell’aumento dell’evaporazione delle acque del Nilo e dei suoi canali. La domanda di acqua aumenterà, ma l’offerta sarà inferiore, causando potenzialmente insicurezza idrica e una significativa crisi economica.

L’Egitto ha già ridotto di oltre la metà la superficie utilizzata per la produzione del riso, da 1,76 milioni di acri a 750.000, nel tentativo di risparmiare 3 miliardi di metri cubi d’acqua.

Si prevede che i terreni agricoli nell’Alto Egitto si ridurranno del 29,47% e nel Delta del 23,03%. La riduzione della produzione di riso e, potenzialmente, di frutta e verdura, porterà il Paese all’insicurezza alimentare e all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, il che causerà instabilità economica e sociale, soprattutto considerando che il settore agricolo rappresenta circa il 23% dell’occupazione.
Il destino della GERD è in fase di negoziazione con l’Egitto e il Sudan da oltre un decennio. Come tutti i tentativi precedenti, anche l’ultimo si è chiuso senza alcun accordo. L’Egitto e il Sudan sono alla ricerca di un accordo vincolante che influenzerà il modo in cui l’Etiopia riempirà la diga in tempi di siccità.
Adiss Abeba considera la proposta inaccettabile. Il mese scorso, il Ministro degli Affari Esteri egiziano Sameh Shoukry, ha dichiarato che la posizione dell'Egitto è chiara nel rifiutare qualsiasi violazione che minacci la sua sicurezza idrica e che si opporrà a qualsiasi azione che possa influire negativamente sul suo approvvigionamento idrico in quanto la questione è da considerarsi "esistenziale".
Il presidente egiziano, Abdel-Fattah El-Sisi, ha dichiarato che sia l'Egitto che il Sudan sono impegnati in buona fede nei negoziati con l'Etiopia da dieci anni sulla lunga controversia causata dalla Grand Ethiopian Renaissance Dam. "L'Egitto non tollererà nulla che possa compromettere o minare la sicurezza e la stabilità del nostro Paese e del nostro popolo", aveva sottolineato El-Sisi. Nel mese di dicembre dello scorso anno, il Cairo aveva annunciato che l'ultimo ciclo di colloqui trilaterali con Addis Abeba e Khartoum non aveva prodotto alcun risultato e ha lasciato intendere che si riserverà il diritto di “difendere la propria sicurezza nazionale” legata all’importanza del Nilo.
Nel frattempo, nel Corno d'Africa, oltre alla questione della GERD, si è in presenza di un deterioramento delle relazioni tra Etiopia e Somalia a causa del memorandum d'intesa firmato da Adiss Abeba con il governo regionale del Somaliland. L’accordo prevede uno sbocco dell'Etiopia sul Mar Rosso e in cambio l'Etiopia riconosce il Somaliland come Paese indipendente. (Il Somaliland si è dichiarato unilateralmente indipendente nel 1991 ma senza alcun riconoscimento da parte della comunità internazionale.) Mogadiscio ha denunciato l’accordo come una violazione della propria sovranità e integrità territoriale.
Tuttavia, entrambi i paesi si trovano di fronte a una forte instabilità interna. Mogadiscio sta combattendo una lunga guerra con il gruppo armato al-Shabab, uno dei gruppi affiliati più forti e di maggior successo di Al-Qaeda, mentre Adiss Abeba sta affrontando le conseguenze della guerra del Tigray e un nuovo conflitto nella regione di Amhara.

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