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I costi in surplus della Pedemontana? Li paga lo Stato
Quando il Project Financing non basta: il decreto “sblocca cantieri” del governo stanzia 370 milioni per la SPV. Copriranno i costi aggiuntivi delle opere accessorie richieste dai Comuni attraversati dall'infrastruttura
Pubblicato il 05 ago 2013
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La notizia - risalente ancora a più di due mesi fa, complice anche la naturale “disattenzione” favorita dal periodo estivo - è passata quasi inosservata.
Ma è una notizia rilevante, perché riguarda l'infrastruttura destinata a cambiare per sempre gli equilibri viabilistici e paesaggistici del nostro territorio: la Superstrada Pedemontana Veneta.
Il governo Letta, nel Consiglio dei Ministri dello scorso 15 giugno, ha infatti inserito l'arteria - attualmente in costruzione nel tratto bassanese - tra le grandi opere che beneficeranno del fondo “sblocca cantieri” a sua volta compreso nel maxi-calderone del Decreto del Fare: oltre 3 miliardi di euro destinati al comparto delle infrastrutture dal decreto firmato dal ministro Maurizio Lupi, di cui 2.030 milioni (per il quadriennio 2013-2017) stanziati “per consentire la continuità dei cantieri in corso o per l’avvio di nuovi lavori”.
Per la SPV una sostanziosa "iniezione" di 370 milioni da parte del governo
Tra le infrastrutture che usufruiranno del finanziamento governativo, come informa testualmente il comunicato ufficiale del governo, ci sono anche “gli assi autostradali della Pedemontana Veneta e Tangenziale Esterna Est di Milano”.
E per la SPV, nella fattispecie, l'Esecutivo ha previsto l'erogazione di 370 milioni: nonostante il fatto che la Pedemontana Veneta sia un'opera da realizzare in project financing, e cioè progettata e costruita con l'intervento finanziario dei concessionari privati (il consorzio di imprese italo-spagnolo Sis) su commissione della Regione Veneto.
Alla base dell'esborso finanziario deliberato da Palazzo Chigi, i costi extra che hanno fatto lievitare i conti della SPV dagli 1,8 miliardi del progetto preliminare ai 2,130 miliardi del progetto definitivo: un costo supplementare di circa 330 milioni ascrivibile alle cosiddette “opere accessorie” richieste e ottenute dai Comuni ubicati lungo i 94 km della superstrada per migliorare i raccordi con la viabilità ordinaria.
Per la copertura del surplus di spesa il committente dell'opera - ovvero la Regione Veneto - aveva preso in considerazione, in accordo col commissario straordinario Silvano Vernizzi, l'ipotesi della defiscalizzazione sui pedaggi: un escamotage, previsto da un provvedimento del precedente governo Monti, che consentisse al Consorzio Sis, a opera conclusa e inaugurata, di non versare allo Stato l'Iva sui pedaggi ma di trattenerla in cassa fino al recupero delle maggiori spese sostenute nella fase di realizzazione.
Ipotesi che tuttavia necessita di un complesso iter di approvazione da parte del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica.
I 370 milioni del fondo “sblocca cantieri” tagliano quindi la testa al toro: aggiustando i conti di un project financing i cui aumenti di costo, non previsti in origine dal piano economico-finanziario concordato col concessionario Sis, “stavano mettendo a rischio - come afferma un articolo del Sole 24 Ore - il closing finanziario con le banche”.
Insomma: un'iniezione di denaro fresco dalle casse dello Stato, e quindi dai soldi dei contribuenti, che dà nuova accelerazione ai cantieri dell'opera viaria.
“Non è vero che la Pedemontana Veneta non si farà. Rassicuro anzi i veneti che possiamo già considerarla una realtà” - ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Regione Luca Zaia, in occasione della firma del protocollo d'intesa per la realizzazione della bretella di raccordo tra la Strada Provinciale 100 e lo svincolo di Montebelluna Est della SPV.
“Nessuno si illuda del contrario, i cantieri si stanno realizzando - ha detto ancora il governatore -. Di questo ho ringraziato il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ho invitato a visitare i primi lavori, per l'ulteriore stanziamento di 370 milioni.”
Osservazione a margine, ma non per questo secondaria: la Superstrada Pedemontana Veneta non è l'unica opera progettata e realizzata in project financing a ricevere l'aiuto dal governo.
Si trova infatti in buona compagnia: tra i destinatari del fondo “sblocca cantieri” ci sono anche - tra gli altri - la Tangenziale Esterna Est di Milano (Tem), il secondo lotto della superstrada Agrigento-Caltanissetta, la linea del metrò M4 di Milano, l'autostrada Ragusa-Catania. Tutte infrastrutture progettate o previste con la procedura del PF, e quindi con l'intervento dei capitali privati.
Un sistema che sta dimostrando le prime falle, per la cui copertura paga ora lo Stato: e quindi, in definitiva, paghiamo tutti noi.
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