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In tutte le salse
Quando il cibo diventa cultura. Tutto esaurito alla Trattoria Da Doro a Solagna per la rappresentazione sul ruolo sociale della cucina tradizionale proposta da Saga Salsa, la cena spettacolo di Operaestate Festival
Pubblicato il 05 ago 2022
Visto 8.108 volte
Parla come mangi. Soprattutto se si sta parlando del mangiare e di come dietro al cibo emergano racconti di famiglia e di vita.
È il filo conduttore di Saga Salsa, la cena spettacolo di Operaestate Festival 2022.
Una serata dove non c’è confine fra tavolo e palcoscenico e dove gli spettatori diventano commensali, per vedere tre attrici in azione e ascoltare storie raccontate tra una portata e l’altra.
Un momento della cena spettacolo preso dal ‘dietro alle quinte’ (foto Alessandro Tich)
L’arena dell’evento del Festival è la Trattoria Da Doro di Solagna, trasformata per l’occasione - e ancora un volta - in un luogo di teatro all’aria aperta. Tutto esaurito per l’appuntamento e pubblico accomodato su due file di tavoli allestiti sull’ansa del borgo tra via IV Novembre e via Ferracina su cui si affaccia il locale, pittoresco tratto lungo la strada principale del paese che per l’occasione viene chiuso al traffico.
No problem per i residenti solagnesi: a Solangeles, come viene spiritosamente chiamato dagli stessi il primo Comune a sud della Valle in sinistra Brenta, le vie alternative per arrivare a casa non mancano di certo.
Il canovaccio attorno a cui si sviluppa la trama dello spettacolo da vedere e da gustare è la vicenda che vede per protagoniste tre donne di tre generazioni diverse - una nonna, una mamma e una figlia -, interpretate da Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli, dirette da Aldo Cassano. Sono le conduttrici del ristorante di famiglia, che diventa il luogo e insieme l’argomento di una rappresentazione in cui il passato viene messo in tavola e dove il pasto da consumarsi non è fatto solo di cibo ma anche di emozioni, sapori e storie.
Il pubblico è invitato ad entrare nella narrazione e a diventare non solo spettatore ma anche commensale del ristorante di famiglia, in quello che è proprio l’ultimo giorno di apertura del locale. Sul pubblico esercizio a gestione familiare, onore e vanto delle tre donne, incombe infatti una minaccia: potrebbe infatti essere costretto a chiudere definitivamente i battenti. Da qui la nascita di un turbinio di dubbi e paure per le tre protagoniste: finirà la saga della preparazione della salsa al pomodoro, la vita intorno ai tavoli, l’esistere in relazione a che cosa mangi e come cucini?
Il mangiar bene e il rito della tavola sono messi a rischio dalla proposta di fare di quel locale un luogo del consumo veloce di cibo, del mangiare spuntini e panini appollaiati su uno sgabello con davanti un vassoio, invece di mettere le gambe sotto al tavolo e prendersi un tempo di piacere e condivisione del desco.
Le padrone del locale si trovano così a dover affrontare un dilemma quasi interiore: da un lato scegliere se continuare a perpetrare la tradizione del ristorante di famiglia, continuando a consumare la loro vita tra i tavoli e le portate, dall’altro compromettere l’identità del locale, trasformandolo in luogo del consumo veloce e superficiale.
Tradizione versus Fast Food: un problema reale per la ristorazione contemporanea.
La scelta sul futuro incombe e conduce al racconto di una saga familiare strettamente connessa al cibo e alla preparazione di un piatto speciale: la tradizionale salsa al pomodoro di famiglia, sublimata dal canto in coro dell’inconfondibile “Viva la pappa col pomodoro” del Nino Rota e del Gian Burrasca del tempo che fu.
Fra un susseguirsi di parole, azioni e suoni il cibo diventa la scenografia olfattiva e visiva, protagonista dei racconti. Piatti, bicchieri, vassoi e grandi applausi.
Lo spettacolo porta la firma di Qui e Ora Residenza Teatrale, compagnia artistica di Milano ma con le radici nel Bergamasco, dove si è costituita nel 2007, che opera in ambito nazionale e internazionale con produzione di spettacoli, organizzazione di rassegne, curatela di laboratori e inchieste teatrali. Lavora su una “drammaturgia autografa” e cioè di propria produzione e ama confrontarsi e collaborare con altri artisti per dare vita alle proprie opere.
L’opera presentata a Solagna per Operaestate affronta un tema antico come il cibo: siamo ciò che mangiamo e anche il modo di mangiare incide sul nostro benessere. Una riflessione sul ruolo dell’alimentazione non solo come necessità biologica ma anche come motore delle relazioni sociali e del dialogo tra le persone che si generano - nonostante l’epoca del cibo veloce e dei menù digitali - attorno alla tavola.
Chi non ha recitato ma si è comunque calato perfettamente nella parte è stato lo staff della Trattoria Da Doro, trasformato per una sera nel personale del ristorante delle tre protagoniste. Ritmi ben studiati per creare un continuum tra le entrate e uscite dei piatti e le fasi dello spettacolo nell’intertempo tra le portate.
Un applauso dunque anche al ristoratore Giovanni Scapin alias “Doro”, alla moglie Annamaria, al caposala Serse Stevan e a tutta la squadra: loro la loro salsa al pomodoro, presa a simbolo della cucina tradizionale locale, continuano a prepararla e a servirla tutti i giorni, in stretta e orgogliosa conduzione familiare. Coi tempi che corrono, e col cibo che nei Fast Food corre ancora di più, è una gran cosa.
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