Attualità

“Un comitato e un project manager per il restauro di San Giovanni”

Intervista a mons. Renato Tomasi, arciprete abate di Bassano del Grappa, in visita alla mostra dei “Progetti in Piazza”. “Per l'intervento servono soldi che la parrocchia non ha. Penso che la città debba stringersi attorno a questa chiesa”

Pubblicato il 27 set 2011
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“Scusi don Renato, posso parlarle un attimo?”. Mons. Renato Tomasi, parroco di Santa Maria in Colle e arciprete abate di Bassano del Grappa, sa benissimo dove vogliamo andare a parare.
Lo intercettiamo casualmente mentre entra nella “sua” chiesa di San Giovanni per visitare la mostra dei "Progetti in Piazza” e osservare gli elaborati progettuali riguardanti l'urbanistica e l'edilizia pubblico-privata del territorio comunale.
“Voi giornalisti siete dei condor”, ci dice scherzosamente. Ma accetta volentieri di sottoporsi a uno scambio di battute sul presente e sul futuro della chiesa che ospita l'allestimento e che necessita di un radicale intervento di restauro: una delle tante questioni aperte della nostra città.

L'arciprete abate mons. Renato Tomasi in visita ai "Progetti in Piazza" a San Giovanni (foto Alessandro Tich)


Mons. Tomasi, com'è oggi la situazione a riguardo della chiesa di San Giovanni? E' sempre ancora di proprietà parrocchiale?
“La chiesa è di proprietà parrocchiale. Ci sono tante leggende metropolitane sulle chiese di Bassano. Lo stato in cui versa l'edificio si vede. Il progetto per il restauro di San Giovanni prevede una spesa di un milione e 7-800mila euro, che la parrocchia non ha. Ci siamo già occupati del restauro di San Francesco, della copertura di San Giovanni, del restauro della chiesa della Beata Giovanna, del tetto della chiesa di Santa Chiara e del campanile del Duomo. Ora...parrocchia basta.”

Qual è dunque il futuro possibile di San Giovanni?
“Pensiamo che San Giovanni non sia necessario alla vita parrocchiale. Ma ha un significato storico, e riteniamo che sia il momento in cui la città si prenda cura di questa realtà, che può essere utilizzata per usi civici.”

Prima, però, bisogna rimettere a posto l'edificio...
“E' da quando sono qua che ho sempre fatto restauri. Per quanto riguarda San Giovanni, solo per fare un esempio, basta guardare l'altare sul lato ovest della chiesa. I marmi sono tutti corrosi.”

Vista la mancanza di disponibilità economica della parrocchia, come pensate di ricavare le risorse per l'intervento di restauro?
“Abbiamo chiesto un contributo al Ministero dei Beni Culturali. Il progetto tecnico del restauro è già approvato, ora resta aperto tutto il percorso delle scelte. Penso che la risposta del Ministero non arriverà prima del prossimo anno, e comunque il contributo richiesto non è sufficiente a coprire tutte le spese.”

Come recuperare le risorse ulteriori?
“Bisognerà stringerci attorno a questa chiesa. Abbiamo costituito un comitato cittadino per il restauro di San Giovanni, a cui la parrocchia intende delegare senza filtri la questione, rimanendo dentro il progetto e con le risorse a disposizione, in modo che si possa muovere con autonomia. Il comitato avrà lo scopo di sensibilizzare la comunità per reperire le risorse, oltre a quelle che ci sono. Abbiamo congegnato una struttura che dia il segno di questa prospettiva nuova, diversa. Istituiremo anche la figura di un project manager, che segua tutto l'iter del progetto in stretto rapporto con la committenza, che siamo noi.”

Per quale motivo ha ritenuto di visitare la mostra dei “Progetti in Piazza”?
“Mi rendo conto che l'aspetto urbanistico della città ha sempre più a che fare con valori sociali e etici. Una città può essere costruita per le solitudini e per gli scambi materiali, oppure può essere una città capace di creare relazioni e scambi umani.”

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