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Come le scuole gestiscono il divieto ministeriale di utilizzo dello smartphone in classe: il caso dell’ITET Einaudi di Bassano del Grappa. La dirigente scolastica Miriam Avila: “I ragazzi devono capire che questa è un’opportunità per loro”

Pubblicato il 19 set 2025
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“Qui si costruisce il domani”.
È il motto dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico (ITET) “Luigi Einaudi” di Bassano del Grappa che indica la “mission” dell’attività didattica e formativa e che campeggia sui cartelli affissi tra i corridoi della scuola. Il messaggio che invece non è scritto, ma che dobbiamo dare per scontato, è che si può costruire il futuro lasciando fuori dalla porta - o per meglio dire, come vedremo, lasciando dentro nella tasca, dopo averlo spento - un simulacro del presente, dove vengono ormai convogliate tutte le informazioni della nostra vita quotidiana.
Vale a dire SMD (Sua Maestà Digitale) lo smartphone.

La preside Miriam Avila accanto ad uno dei pannelli con le tasche in cui riporre gli smartphone (foto Alessandro Tich)

Lo impone, in Italia, il divieto di utilizzo a scuola di quello che per comodità viene ancora chiamato cellulare.
Non è una novità: già nello scorso anno scolastico il divieto era stato introdotto da una circolare ministeriale per gli alunni delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.
Dal presente anno scolastico 2025/26, la misura è diventata generale ed allargata alle scuole superiori, per l’intera durata dell’orario scolastico, sempre in seguito a una disposizione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Ogni istituto superiore si è dovuto ovviamente organizzare in tal senso ma c’è anche chi si è trovato a dover gestire il divieto in funzione delle caratteristiche della propria offerta formativa.
Ed è proprio il caso dell’ITET Einaudi di Bassano.
Come ho già scritto nel precedente articolo “I Ragazzi del 15-18”, dedicato alla filiera 4+2 (quadriennio più biennio ATS) intrapresa dall’istituto, tutte le aule della scuola sono tematiche, una per materia, e vengono frequentate dagli studenti a rotazione.
Ciascuna aula è pertanto dotata di un pannello appeso alla parete vicino all’ingresso, dotato di tasche numerate per riporre i telefonini spenti.
La classe entra, ogni studente mette il suo smartphone in una tasca, poi alla fine della lezione, uscendo dall’aula, se lo riprende e lascia lo spazio per un altro studente della classe che verrà. Un sistema che è stato deciso dalla precedente dirigente scolastica Laura Biancato, ora in pensione.
Ma come è stata presa la novità “No Phone” dai diretti interessati?
Lo chiediamo a Miriam Avila, avvocato, dallo scorso 1 settembre nuovo dirigente scolastico dell’ITET Einaudi di Bassano.

“È una modalità che già era attuata in questa scuola negli anni precedenti - spiega la preside -. Noi abbiano semplicemente ripreso la circolare ministeriale e abbiamo poi fatto in modo, secondo la nostra libertà, come è stato chiesto a tutte le scuole, che i ragazzi, una volta che arrivano a scuola, spengano il cellulare e lo depongano all’interno delle tasche. Ogni scuola può quindi liberamente scegliere come poter attuare questo orientamento ministeriale.”
Gli studenti hanno accettato di buon grado questo obbligo visto che vivono dalla mattina alla sera, come tutti noi, con lo smartphone?
“I ragazzi devono capire che questa è un’opportunità per loro - sottolinea l’avv. Avila -. Il divieto può essere all’inizio un po’ duro, ma loro erano comunque già abituati. L’unica differenza rispetto all’anno scorso è che devono spegnere il cellulare appena arrivano a scuola e lo devono riaccendere alla fine dell’attività scolastica. Cosa che invece non facevano l’anno scorso, quando potevano utilizzare lo smartphone durante le ricreazioni.”
“Adesso stiamo cercando di lavorare sulla loro responsabilità e consapevolezza - continua -. Devono essere consapevoli del fatto che il divieto del cellulare è un’opportunità per loro. Un’opportunità di socializzazione, una possibilità di instaurare delle relazioni umane che non devono necessariamente passare attraverso il telefono. E stiamo lavorando anche sui docenti. I docenti naturalmente devono aiutare i ragazzi a rispettare le regole.”
È dunque uno “stop” alla tecnologia in una scuola che è comunque molto tecnologica, dove gli studenti utilizzano il tablet in classe?
“Noi utilizziamo gli strumenti alternativi - specifica Miriam Avila -. Loro qui devono portare i propri dispositivi e quindi utilizzeranno quelli. Non è necessario utilizzare il cellulare ma è obbligatorio e necessario utilizzare quegli altri dispositivi che sono previsti dal nostro regolamento.”
È in questo modo, dunque, che si crea la consapevolezza su un uso sostenibile dello smartphone?
“Sì, bisogna essere sempre consapevoli e soprattutto bisogna dialogare con i nostri ragazzi - risponde la dirigente scolastica -. Le imposizioni dall’alto non portano mai buoni frutti. Loro devono essere responsabilizzati sull’uso consapevole e opportuno del cellulare. A scuola non si può utilizzare. Punto.”
E dopo il punto, egregi lettori, non c’è virgola che tenga.

Dunque le cose stanno così: oggi a scuola la generazione iperconnessa deve disconnettersi e, nel caso dell’istituto bassanese, riporre il dispositivo telefonico, dopo averlo spento, nelle apposite saccocce numerate e appese ai muri delle aule tematiche.
E allora?
E allora se E.T. l’extra-terrestre fosse sceso sulla Terra a Bassano del Grappa e, trattandosi di un personaggio proiettato al futuro, avesse frequentato l’ITET Einaudi, non avrebbe potuto che dire:
“Telefono Tasca”.

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