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Aurora Bertollo

Aurora Bertollo
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Radici

La Liberazione di Bassano

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, ripercorriamo gli ultimi momenti che segnarono la lotta di liberazione in città, intrecciando la ricostruzione storiografica con le testimonianze dirette di quei giorni riportate nella stampa dell’epoca

Pubblicato il 25 apr 2026
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Dopo mesi e mesi di lunghi combattimenti, nelle settimane centrali dell’aprile 1945, gli Alleati riescono finalmente a sfondare la linea Gotica, avanzando verso nord e costringendo le truppe tedesche alla ritirata.
≪L’ora della liberazione è vicina≫ si leggeva il 18 aprile in Patria e Fede, giornale clandestino della Brigata Giovane Italia, che, assieme ai partigiani della Martiri del Grappa, fu protagonista della lotta contro l’occupante nella città di Bassano.
Si scelse tuttavia di rimanere prudenti, evitando di farsi illusioni come era accaduto due anni prima dopo l’annuncio dell’armistizio da parte di Badoglio.

Carri armati statunitensi sfilano trionfanti in Piazza Libertà il 30 aprile. Credits: foto concessa da ©Musei Biblioteca Archivio Bassano del Grappa.

Come in molte altre città italiane, infatti, fu proprio da quel momento che, con la successiva occupazione tedesca e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, iniziò il vero inferno: coprifuoco, rigidi controlli, requisizioni di viveri e proprietà, obbligo di arruolamento alla R.S.I., arresti, deportazioni e fucilazioni per disertori, partigiani, o anche semplici sospetti; ma soprattutto, feroci rappresaglie volte a sopprimere qualsiasi tentativo di resistenza.

Tuttavia, nè il cruento eccidio del Grappa, nè tutte le altre stragi punitive avvenute tra la Valle del Brenta, Rosà, Cartigliano e San Michele, riuscirono a fermare le formazioni partigiane, le quali, nell’autunno del 1944, si riorganizzarono più compatte di prima e con una sete ancor maggiore di libertà.
In tutto ciò, va aggiunto che Bassano, nodo strategico sia per la logistica militare sia per i collegamenti con l’Altopiano, divenne un vero e proprio teatro di guerra aerea e dunque bersaglio di numerosi bombardamenti Alleati che, purtroppo, non risparmiarono edifici e infrastrutture civili.

La situazione si inasprisce ancor di più dopo il 25 aprile, quando da Milano il CLNAI proclama l’insurrezione generale contro il nemico. Le truppe naziste danno avvio a una cruenta ritirata, seminando violenze e devastazioni.
Arriva la domenica del 29 aprile, piove incessantemente. Le sirene, assieme ai rimbombi degli spari e al frastuono dei caccia Alleati, lacerano il silenzio fin dal primo mattino.
Al telefono pubblico centrale, parzialmente bombardato pochi giorni prima, la direttrice Martinelli risponde ad un’allarmante telefonata da Marostica: le truppe statunitensi sarebbero giunte a Bassano nel giro di due ore e, se i tedeschi non avessero ceduto, si sarebbe bombardata a tappeto l’intera città. Velocemente, la donna tenta di avvisare quante più persone possibile, fin quando la linea telefonica non viene interrotta.

La notizia giunge anche ai reparti tedeschi che, agguerriti, passano sulla sponda destra del Brenta. Il Ponte Vecchio, già parzialmente distrutto il 17 febbraio da un’operazione partigiana coordinata da ‘’Masaccio’’, salta definitivamente in aria alle 10:30, questa volta per mano tedesca, nel tentativo di ostacolare l’avanzata Alleata.
Alcuni partigiani, fra cui l’avv. Antonio Gasparotto, membro del CLN e futuro primo sindaco della città liberata, si trovano nel Castello degli Ezzelini, nel tentativo di recuperare le poche armi rimaste dopo una retata delle SS avvenuta il giorno precedente. Alcuni soldati nemici si accorgono dei movimenti sospetti, ma vengono dissuasi dal perlustrare il Castello da un’astuta donna, Agnese Ferraro. Sarebbero tornati con dei rinforzi poco dopo, ma a quel punto i partigiani erano già pronti.

Nel frattempo, alle 11.00 presso l’Istituto Scalabrini, avviene il primo incontro dei bassanesi con i soldati statunitensi, i quali offrono cioccolato, biscotti e sigarette, mentre viene innalzato il drappo bianco per segnalare la presenza ai partigiani.
Al di là del Brenta, intanto, era iniziata una feroce battaglia che sarebbe proseguita per tutto il pomeriggio. I nazisti dal Terraglio, insieme ai gruppi fascisti dislocati sulla sponda sinistra del ponte, mitragliavano verso Angarano. La Resistenza armata, a sua volta, rispondeva sia dalla sponda destra del Brenta che dal Castello, qui puntando il fuoco verso la piazza ma anche in direzione viale XX Settembre, attraversato da colonne di soldati tedeschi , diretti a San Vito, a piedi, in auto o su biciclette rubate.

Gli scontri continuano nei pressi della centrale elettrica vicino a Ca’ Erizzo, fino a poco prima occupata da un comando tedesco, sulla quale ora sventola una bandiera bianca.
Un ristretto gruppo di combattenti della Resistenza, nel frattempo, risale il Prato: è questa l’ultima battaglia. Essi, divisi in coppie, si disperdono nei vicoli della città e, sparando a raffica, fanno credere al nemico tedesco di essere in numero ben maggiore, mettendolo definitivamente in fuga.

Alle 17:30 già le bandiere tricolori si dispiegavano al vento.
Dopo un’ora, la città poteva dirsi definitivamente libera: lo annunciavano l’ultimo grido di sirena, le campane, il corteo partigiano che trionfante entrava in piazza.
Era finita la guerra, ed era cessata anche la pioggia.

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