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Pregiato Mangimificio Bassanese
Lettera a Bassanonet dell’ingegner Eugenio Rinaldi, già storico presidente di Italia Nostra Bassano, sull’invasione dei plateatici in centro storico. “È in atto dal dopo Covid una vera e propria privatizzazione dei luoghi di pregio della città”
Pubblicato il 25 ott 2024
Visto 12.151 volte
Eh, già: ci sono i centrotavola, oggetti decorativi da porre nel centro di una tavola imbandita, e ci sono i centrotavoli, quelli che i pubblici esercizi allestiscono nei loro plateatici con regolare occupazione del suolo pubblico in centro storico.
Tavolini e sedie per le consumazioni all’aperto ci sono sempre stati e guai se non ci fossero. Ma c’è anche un rapporto di proporzione tra gli spazi veri e propri della città, a disposizione di tutti, e gli spazi esterni occupati dalle attività commerciali, a disposizione dei soli consumatori paganti, che andrebbe rispettato.
C’è anche il problema dell’offerta commerciale in quanto tale, che caratterizza uno degli elementi di richiamo per i visitatori (che sono molti di più) e i turisti (che sono molti di meno) in centro storico a Bassano, dimenticandoci che il centro storico medesimo è anche un quartiere che dovrebbe rispondere alle esigenze di consumo quotidiano e di frequentazione sociale dei suoi residenti.
Foto Alessandro Tich
Sono i presupposti di una lettera a Bassanonet trasmessa in redazione dall’ingegner Eugenio Rinaldi, noto professionista cittadino, conosciuto e stimato anche e soprattutto per il suo pluriennale impegno civico.
Negli anni passati, nella sua veste di storico presidente della sezione di Bassano del Grappa di Italia Nostra ma anche di esponente di altre associazioni e Club Service della città, Rinaldi è stato uno dei protagonisti delle iniziative civiche che hanno contraddistinto la sempre vivace vita pubblica bassanese tra gli anni ’90 e il primo decennio degli anni Duemila e che hanno visto agire in prima linea diverse benemerite associazioni cittadine, davvero capaci a quei tempi di mettersi in rete.
Dal recupero del Castello degli Ezzelini alla vittoriosa battaglia contro le Torri di Portoghesi, passando per la proposta di un nuovo piano di sviluppo urbano “Bassano nel III° Millennio” e tanto altro ancora, l’interesse culturale di Eugenio Rinaldi è sempre stato quello di rappresentare una voce di approfondimento e di critica costruttiva sulle tematiche dello sviluppo urbano e della fruizione della città, a cominciare dal suo cuore pulsante che è il centro storico.
Ed è con questo spirito che va letta e interpretata la lettera che ha trasmesso in redazione, che punta il dito su quella che secondo Rinaldi è “una vera e propria privatizzazione dei luoghi di pregio della città”, derivante dall’invasione dei plateatici dei pubblici esercizi nei principali percorsi di pubblico passaggio.
Ma conseguente anche ad un centro cittadino che a giudizio dell’estensore della lettera assume sempre più “una connotazione turistica che punta sul turismo mangia e fuggi, su locali ad uso mangimificio”, con “progressivo svuotamento dei servizi utili al cittadino quali botteghe storiche e negozi utili alla vita quotidiana dei residenti”.
Come dal testo che segue.
LETTERA A BASSANONET
È in atto dal dopo Covid una vera e propria privatizzazione dei luoghi di pregio della città. Soprattutto nei giorni festivi (ma con conseguenze che si riversano anche in quelli feriali).
Parliamo di piazze, strade e portici a partire da Angarano (aperto ancora alle auto) sino a via Jacopo da Ponte, seguendo il classico percorso che dopo aver attraversato il Ponte Vecchio continua poi per Piazzotto Montevecchio, Piazze Libertà e Garibaldi e vie collaterali. (Vittorelli, Matteotti...) sino a piazza Terraglio dove lì le auto la fanno da padrone.
La città assume sempre più una connotazione turistica che punta sul turismo mangia e fuggi, su locali ad uso mangimificio, soprattutto punti di ristoro di passaggio, e pizzerie che convivono con una moltiplicazione incredibile di vinerie, birrerie e di negozi monomarca o di poveri souvenirs stravolgendo così la normale fruizione della città storica, con progressivo svuotamento dei servizi utili al cittadino quali botteghe storiche e negozi utili alla vita quotidiana dei residenti.
Come detto, c'è un assalto agli spazi pubblici: strade, piazze, portici e marciapiedi.
Trascurando forse l'aspetto più importante per una città storica che si concreta nel passeggiare tranquillamente prediligendo l'interesse storico culturale.
Questa occupazione è figlia del Covid che a suo tempo poteva giustificare la necessità degli esercenti presenti (poi cresciuti a dismisura,) di recuperare risorse dopo un nero periodo.
Ma oggi è molto meno giustificabile, soprattutto dove tavoli e sedie rendono problematico il passaggio, vedi in particolare Angarano aggravato dall'ancora aperto traffico automobilistico, o Piazzotto Montevecchio e portici vari deturpando la bellezza dei luoghi.
Sarebbe interessante conoscere il prezzo di occupazione del suolo pubblico che agli esercenti sicuramente porta loro incassi consistenti che però non influiscono molto, a mio parere, sulla economia cittadina. Che necessiterebbe di soste plurigiornaliere. C'è, ripeto, una vera e propria rincorsa all'accaparramento di locali una volta adibiti a esposizioni di varie tipologie di articoli, anche artigianali.
E quando si arriva al momento delle “incerte” (per orari non chiari) chiusure serali, partono schiamazzi sino a tarda ora che impediscono il giusto riposo ai residenti, mentre alcune vie secondarie è meglio evitarle.
Vorrei concludere ricordando che il patrimonio di una città si fonda sulla sua storia, sull'interesse per la sua cultura originale, su un maggior consumo di eventi sociali, sulle arti dello spettacolo, sull'artigianato tradizionale, su un auspicabile futuro auditorium-centro congressi (da non confondersi con il teatro storico che meriterebbe uno specifico percorso) oltre che su musei diffusi e monumenti.
Forse alcune associazioni sono momentaneamente distratte.
Eugenio Rinaldi
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