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Alessandro TichAlessandro Tich
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Bésame mucho

The Look of the Year: fa discutere in città l’esito del restauro del dipinto dell’Alpino sulla porta di Angarano del Ponte

Pubblicato il 08-01-2023
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“Dove sei stato bell’Alpino che ti ha cambià colore?”.
Così recita il testo del noto canto delle penne nere “Dove sei stato mio bell’Alpino”.
In realtà l’Alpino dipinto in alto a sinistra sul portale Grimani, l’ingresso di Angarano del nostro Ponte Vecchio, non ha solo cambiato il colore, ma anche tante altre cose.

Il dettaglio del volto dell’Alpino uscito dall’intervento di restauro (per gentile concessione: Fulvio Bicego)

Dando vita alla nuova polemica di fine e inizio anno, come se in generale a Bassano non polemizzassimo già abbastanza.
Ma tant’è: l’amministrazione comunale ha appaltato il restauro del portale Grimani, nell’ambito dell’intervento era compreso anche il restauro del dipinto dell’Alpino che sovrasta l’accesso alla Taverna al Ponte e a ripristino dell’opera concluso sono partiti i botti.
Ma andiamo con ordine.
Come già riportato nel mio articolo dello scorso 18 ottobre intitolato “Porta a Porta”, l’assessorato comunale ai Lavori Pubblici, di cui è responsabile l'assessore Andrea Zonta, ha disposto i lavori di ripristino e consolidamento degli elementi lapidei del portale cinquecentesco sul lato di Angarano del Ponte. Oltre ai quali si è provveduto a restaurare il dipinto murale, di fianco al portale, realizzato originariamente nel 1948 dal pittore bassanese Antonio Marcon. Allora il cantiere era appena partito, oggi i lavori sono terminati.
Un intervento che è venuto a costare - comprensivo del restauro del dipinto e delle spese di studio e progettazione - circa 60.000 euro.
Come spiegava un comunicato stampa dell’amministrazione comunale diramato alla partenza del cantiere, “il dipinto dell’Alpino si presenta con disgregazione, rigonfiamenti, distacchi, perdite del materiale descrittivo e ampie lacune”.
Insomma: il nostro povero Alpino, alla mercè dell’usura del tempo e delle intemperie, stava messo malissimo. Da qui la road map del restauro conservativo della pittura, con vari interventi in scaletta tra cui il preconsolidamento della cartella pittorica, la ricostruzione delle parti distrutte e cadute e la reintegrazione pittorica, vale a dire il recupero dell’immagine originaria della penna nera che fa da ideale sentinella al Ponte.
Semplice a dirsi, assai meno facile a farsi.

Perché l’Alpino di Angarano, egregi lettori, non è un dipinto “unico” come può apparire, ma un insieme stratificato di vari dipinti sovrapposti.
Una bella gatta da pelare per l’architetto Giancarlo Calcagno, affidatario dell’appalto comunale per il restauro del portale Grimani, di cui è stato il progettista e il direttore dei lavori, il quale a sua volta ha affidato l’opera di ripristino del dipinto alle due restauratrici Silvia Barin e Monica Romanin.
Ma come mai il nostro bell’Alpino è in realtà una bella gatta da pelare? Ve lo spiego subito, anche se dovrete sciropparvi qualche riga di storia. Una storia sofferta.
Realizzato nel settembre del 1948 dal pittore Antonio Marcon per celebrare il contributo degli Alpini alla Grande Guerra, il dipinto fu inaugurato nelle solenni cerimonie del 3 ottobre 1948 per l’apertura del Ponte Vecchio ricostruito nel secondo dopoguerra.
Tuttavia l’opera pittorica cedette presto al degrado provocato dagli agenti esterni e lo stesso Marcon dovette intervenire per un primo restauro qualche anno dopo.
Dopo l’alluvione del 1966 l’affresco murale era ormai illeggibile per una buona parte e per restaurarlo venne incaricato l’altro noto pittore bassanese Bruno Breggion, che produsse una “quasi” riproposizione del dipinto originale di Marcon, ma non completamente identica, che all’epoca suscitò accese discussioni anche sulla stampa. Ma anche questo intervento, a causa soprattutto dei sali presenti nel cemento di sottofondo della parete, ebbe una scarsa durata, finendo sotto gli effetti di un nuovo degrado.
Fino a che, nel 1992, venne affidato un nuovo restauro dell’Alpino al pittore Giovanni Grego che si rifece il più possibile al modello originale del Marcon.
Negli anni tra il 2003 e il 2005 vi fu un ultimo intervento di velatura e di ritocco pittorico per ristabilire la leggibilità dell’opera e l’Alpino di Grego, con alcune modifiche successive, è pertanto quello che abbiamo visto fino allo scorso autunno, prima dell’ultimo ripristino appena concluso dalle collaboratrici dell’arch. Calcagno.
Marcon, Breggion, Grego. Un Alpino per tre, con tre Alpini diversi, per quanto più o meno similari. Tutto chiaro, fin qui? Lo spero bene.

Lo scopo di questo ultimo restauro è stato a sua volta quello di recuperare l’iconografia “primitiva” del dipinto di Marcon.
Ma, Houston, c’è stato un problema: la scarsità (uso un eufemismo) di documentazione fotografica relativa ai diversi interventi susseguitisi negli anni, necessari ad un confronto filologico sulle varie versioni del dipinto.
Lo ha reso noto lo stesso arch. Giancarlo Calcagno con una lettera trasmessa alle redazioni delle testate locali, compresa la redazione di Bassanonet, lo scorso 18 novembre.
Nella lettera il progettista e direttore dei lavori del restauro del portale Grimani informava di essere riuscito ad ottenere una foto dell’Alpino del 1948 di Marcon e la foto, datata 2005, dopo l’ultimo intervento.
Calcagno rivelava che a seguito del processo di pulitura dell’opera sono state ritrovate le sinopie originali del Marcon, vale a dire i disegni preparatori del murale, ma mancavano ancora “documentazioni importanti e necessarie per delineare cosa mantenere e cosa rimuovere”.
Da qui l’appello alle redazioni, che Bassanonet non è stato in grado di soddisfare, per la “ricerca di foto e/o altra documentazione relativa al dipinto dell’Alpino durante le fasi degli interventi di ripristino, sui pittori Breggion e Grego direttamente coinvolti sul dipinto dell’Alpino del Ponte Vecchio”.
Avrà ricevuto qualche riscontro la richiesta del progettista? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ad ogni modo, foto o non foto dei vari interventi, il restauro del dipinto è stato eseguito.
E adesso l’Alpino di Porta Grimani si presenta con il suo nuovo Look of the Year, immortalato dalla foto pubblicata sopra.
E cioè - guardare per credere - con gli occhioni da bambola, il naso pronunciato e con le narici accentuate che a più di qualcuno evoca nientemeno che un “naso suino” (qualcuno lo ha già ribattezzato sarcasticamente “il maialpino”) e la bocca al bacio.
Per la serie: Bésame mucho, quasi in onore alla nota canzone del “bacin d’amor”.
Ciascuno può ovviamente percepire il risultato dell’intervento secondo i propri gusti e dissentire dai pareri negativi, ma non si tratta certamente dell’espressione di un Alpino che guarda fieramente le sue montagne.
Soprattutto, se confrontato con la foto d’epoca del dipinto di Marcon del ’48, pur cercando di riprodurne le fattezze è indiscutibilmente “altra cosa”, quasi che l’Alpino uscito da quest’ultimo restauro si sia rivolto ad un chirurgo plastico.
Inevitabile l’accensione della miccia delle polemiche, alimentate in primis sui social dall’“uomo dei calendari” e Premio Un Gesto per la Città 2022 Fulvio Bicego, che ha letteralmente sparato a zero sull’esito del restauro.
Rispondendo su Facebook a uno dei post di Bicego sul volto dell’Alpino “inaccettabile”, supportato da una sequela di altri commenti polemici sul risultato ottenuto, la restauratrice Silvia Barin ha scritto che “è giusto che l’opinione pubblica dia commenti anche negativi”.
Ma ha poi puntualizzato che “con chi di dovere, soprintendenza e direzione lavori, dopo opportuni test per capire cosa ci fosse sotto, si è deciso di togliere le recenti dipinture (presenti solo sul volto) e lasciare a vista la pittura sottostante”.
“Le ridipinture tolte non sono del Grego ma bensì molto recenti - ha aggiunto l’esecutrice dell’intervento -. Della pittura sottostante c’era moltissimo materiale per cui il ritocco pittorico si è tenuto solo a reintegrare le mancanze, poiché appunto ricostruibili.”
“La bocca e il naso non sono di pura invenzione - ha concluso la restauratrice - ma appartengono proprio alla pittura che è stata decisa di mantenere.”

Morale della favola: il nuovo Alpino sul Ponte 2022-2023, con il suo look che fa a dir poco discutere, non è quindi sbucato dal nulla ma era già “sottostante”, coperto dalle ridipinture sul volto più recenti che sono state rimosse per farlo riapparire.
Eppure, sinceramente, è la prima volta che si prova l’impressione di vederlo così.
Chi avrà ragione? I detrattori del restauro che gridano allo scandalo o i sostenitori della correttezza dell’intervento di recupero?
La verità, come sempre, sta nel Mezzo e Mezzo.

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