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C’è idealmente anche Tony Arduino alla presentazione, nella sala Chilesotti del Museo Civico, dei “due volti” attribuiti a Jacopo Bassano, oggetto della nota e complessa donazione al Comune promossa dall’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa.
C’è perché è presente in sala suo figlio Giovanni, testimone della passione del genitore, scomparso da appena un giorno, per le iniziative della cultura cittadina e intervenuto in rappresentanza del padre che oggi avrebbe dovuto essere qui.
Ma c’è anche perché sullo schermo sopra il tavolo dei relatori è proiettato il logo della stessa Associazione Amici dei Musei dei Monumenti, che è stato creato da lui. Arduino, graphic designer di professione, fa parte anche della storia di questa lunga vicenda ancora non conclusa: fu lui infatti a realizzare - e con spirito di gratuità - la progettazione grafica della brochure di presentazione dei due frammenti di dipinto, in occasione della loro prima rivelazione al pubblico nella filiale bassanese di piazzale Trento di Banca Mediolanum il 20 e 21 dicembre di due anni fa. Un altro dei suoi tanti contributi alle iniziative della vita pubblica della città.
I ‘due volti’ attribuiti a Jacopo Bassano, esposti nella sala Chilesotti del Museo Civico (foto Alessandro Tich)
Comunque sia, dopo quasi 24 mesi dalla prima presentazione dei “due volti” la situazione della donazione al Comune è ancora in divenire, ma sarebbe prossima ad approdare in porto.
Da qui la nuova presentazione alla Chilesotti dei due piccoli oli su tela (33,4x26 cm il primo, 36x27 cm il secondo), destinata dall’Associazione primariamente agli sponsor dell’operazione, i cui contributi economici permetteranno l’acquisto delle due opere da donare all’ente pubblico.
Per capire meglio il resto di questo articolo devo riassumere velocemente la questione in ballo. Stiamo parlando dei due frammenti - un “volto della Vergine” e un “volto di pastore” - che rimandano a prima vista alle figure della Madonna e del Pastore inginocchiato della grande tela di Jacopo “L’adorazione dei pastori di notte” della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia e che furono trovati ed acquistati dall’antiquaria bassanese Giuseppina Gusella in un mercato in Spagna.
Successivamente un’expertise della dott.ssa Giuliana Ericani attribuì i due frammenti nientemeno che allo stesso Jacopo Bassano. L’antiquaria Gusella, prima di destinare i “due volti”, forti di un’attribuzione così redditizia, al florido mercato delle aste d’arte internazionali ha quindi proposto di cedere ad altri privati l’accoppiata dei due dipinti per la somma “amichevole” di 60.000 euro (poi ridotta a 50.000) a condizione che le due opere venissero poi donate al Museo Civico di Bassano del Grappa. Proposta che è stata fatta propria dal family banker Marcello Zannoni quando non era ancora presidente degli Amici dei Musei e che è stata perseguita pervicacemente dal medesimo una volta eletto alla presidenza dell’Associazione, tramite il lancio di una raccolta fondi per il raggiungimento della cifra necessaria all’acquisto pro-donazione dei due ridotti oli. Da parte sua l’amministrazione comunale ha sempre reagito con distacco alla proposta di donazione, respingendone le condizioni: in particolare l’impegno che i “due volti” venissero esposti tra gli altri capolavori della Sala Dalpontiana del Museo Civico.
Alla fine è stato trovato un compromesso: i due frammenti attribuiti a Jacopo, una volta acquistati dall’Associazione con i soldi raccolti dai benefattori e donati al Comune, troveranno la loro collocazione espositiva nella sezione della “Storia della Città” del Museo Civico medesimo.
Fin qui il passato, remoto e prossimo, della Duevoltinovela.
Le due novità del presente vengono annunciate dal presidente dell’Associazione Amici dei Musei Marcello Zannoni introducendo l’incontro in sala Chilesotti.
La prima, anche se non vengono forniti dettagli al riguardo, è che la raccolta dei fondi per l’acquisto dei due frammenti è stata completata. La seconda è invece una lettera ricevuta il giorno prima dal sindaco Elena Pavan, che invoca la necessità del “perfezionamento dell’atto di donazione” e della conseguente “consegna del bene da concordare con il direttore del Museo Civico” in modo tale da poter annunciare l’avvenuta donazione alla prossima cerimonia di San Bassiano. Insomma: les jeux sont faits. A quanto pare.
La scena della presentazione dei “due volti” alla Chilesotti è quindi tutta per Claudia Caramanna, la storica dell’arte che ha preso in carico l’ulteriore studio delle due porzioni di dipinto sin dalla loro “apparizione” di due anni fa.
Era annunciato anche l’intervento di Giuliana Ericani, l’autorevole studiosa dalla cui expertise è partito tutto, per un suo atteso nuovo ritorno in quel Museo Civico da lei diretto per 13 anni, ma per un impedimento dell’ultimo momento non ha potuto esserci.
La prima parte dell’esposizione della dott.ssa Caramanna è dedicata al raffronto della “Vergine” e del “Pastore” dei due frammenti con la Vergine e il Pastore inginocchiato della grande tela “L’adorazione dei pastori di notte” di San Giorgio Maggiore e a un’ipotesi di datazione (fine anni ’70 del ‘500, l’epoca della “quinta maniera” del Bassano) per i due ritagli esposti in sala.
Il tutto attraverso dei confronti incrociati con altre opere di Jacopo Dal Ponte che in questo articolo non è il caso di approfondire. Il bello, però, verrà subito dopo.
La domanda fondamentale sui “due volti” è infatti la seguente: qual era e dov’era anticamente “L’adorazione dei pastori” perduta, della quale sarebbero sopravvissute le due figure rinvenute in un mercato spagnolo? È qui che la Caramanna, che ha dedicato due tesi di laurea “ai Bassano nel collezionismo”, è in vena di rivelazioni.
Facendo il nome del personaggio centrale di tutta questa storia: il cardinale Ludovico Ludovisi, vissuto nel ‘600, potente cardinal-nipote di Papa Gregorio XV e proprietario di una collezione di circa 300 pezzi di pittura. Tra questi, come risulta dagli inventari, c’erano due tele di grandi dimensioni “del Bassano”. Una raffigurava una “bottega del fabbro come fucina di Vulcano”, l’altra “una nascita di Cristo in una notte”.
Ma a quale dei “Bassano” si riferivano gli inventari? Due testimonianze dell’epoca - quella del letterato inglese John Evelyn e dello scrittore d’arte Francesco Scannelli - riferiscono che le due grandi tele, di grande qualità, erano da attribuire “al maggiore dei Bassano” e quindi a Jacopo. Dopo la morte di Ludovisi la sua collezione si disperse. E alla fine del ‘600 due opere del Bassano registrate come “Fucina di Vulcano” e “Natività” ricompaiono nella collezione di Gaspar Méndez de Haro, marchese di El Carpio, viceré di Napoli, funzionario della Corona spagnola.
Nel 1699, infine, gli eredi del marchese, oberati dai debiti, vendettero molte opere della collezione, tra cui la “Natività” del Bassano, ad acquirenti in Spagna.
È l’ultima traccia storica di quel dipinto. Cosa sia successo nei successivi due secoli, e come e perché quella “Natività” non sia mai pervenuta integra ai giorni nostri, non è dato sapere.
Ma Claudia Caramanna sottolinea come l’ultimo viaggio documentato della grande tela scomparsa sia stato in direzione della Spagna e come - guardacaso - i due frammenti della “Vergine” e del “Pastore” siano stati ritrovati sul mercato spagnolo. Per la serie: Eviva España.
Questo è dunque quanto emerge alla presentazione nella sala del Museo, nella quale spicca la completa assenza dell’amministrazione comunale di Bassano, destinataria della donazione dei “due volti”. Ma una ragione c’è. Come confermato infatti da fonti dirette dell’amministrazione stessa, l’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti non ha invitato all’incontro né il sindaco Elena Pavan, né l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion, né la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi.
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