Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 24-04-2021 21:45
in Attualità | Visto 6.755 volte

Due volti e due misure

Clamoroso. Raccolta la cifra per l'acquisto dei due volti attribuiti a Jacopo Bassano, da donare al Museo Civico. Ma la direttrice del Museo li respinge. La questione tuttavia rimane ancora aperta

Due volti e due misure

La Vergine e il Pastore attribuiti a Jacopo Bassano (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)

Due volti e due misure. Clamorose novità emergono in queste ore sulla vicenda dei due volti attribuiti nientemeno che a Jacopo Bassano, al centro di una raccolta di fondi per il loro acquisto al filantropico scopo di donarli al Museo Civico di Bassano del Grappa.
Ma prima di arrivare all'attualità di oggi, dobbiamo fare il classico riassunto delle puntate precedenti. I dipinti di cui all'oggetto sono due oli su tela di limitate dimensioni (33,4x26 cm. il primo, 36x27 cm. il secondo) che sono stati notati ed acquistati in Spagna, dove erano genericamente attribuiti alla “scuola veneta”, da un antiquario di Bassano.
Le due piccole opere rimandavano a prima vista alle figure della Madonna e del Pastore inginocchiato della grande tela “L'adorazione dei pastori di notte”, eseguita nei suoi ultimi mesi di vita da Jacopo Bassano in collaborazione con la sua bottega per la chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.
I due volti sono stati restaurati, ripuliti e quindi affidati all'autorevole valutazione di un'expertise di Giuliana Ericani, già per diversi anni direttore del Museo Civico di Bassano. L'esito dell'expertise è stato di quelli col botto: l'autore delle due figure è lo stesso Jacopo Bassano. Nel suo parere scientifico e storico-artistico la dottoressa Ericani riconosce le caratteristiche del tratto pittorico del caposcuola, collocandone la maniera realizzativa nel periodo terminale degli anni '70 del Cinquecento, ovvero circa una quindicina di anni prima della “Adorazione dei Pastori” della chiesa di San Giorgio. Un parere condiviso anche da altri studiosi del calibro di Livia Alberton Vinco da Sesso e di Claudia Caramanna, già allieva del prof. Alessandro Ballarin, uno dei massimi esperti sui Bassano e sul '500 veneto, e tuttora in contatto con lui.
Ci troviamo quindi di fronte a una Madonna e ad un Pastore che con tutta probabilità sono originari da una precedente “Adorazione dei Pastori” di Jacopo e che in epoca non definita - per la storia avventurosa cui talvolta sono destinate le opere d'arte - sono stati ritagliati e trasformati in due quadri “da testa”.

L'aspetto Bassano-friendly di tutta questa storia è costituito dal fatto che l'antiquario bassanese, trovandosi in mano l'inaspettato patrimonio, ha proposto di fare in modo che i due dipinti vengano riacquistati ad un prezzo altamente di favore da parte di altri privati di buona volontà, a condizione che le due opere vengano poi donate al Museo Civico di Bassano del Grappa. In altre parole, per Bassano e per il suo Museo si è concretizzata la prospettiva di ricevere in dono i due preziosi volti, venendo meno la quale l'attuale proprietario si sentirà autorizzato a destinare le due opere ai circuiti di mercato delle aste internazionali. Prezzo proposto per l'acquisto dei due volti: 60mila euro, successivamente “calmierato” a 50mila. Potrebbe sembrare una grossa cifra, ma si pensi ad esempio che una “Testa del dio Vulcano” di Jacopo Bassano, sempre di piccole dimensioni (45,5 x 33 cm.) e probabile frammento di una perduta probabile “Fucina del dio Vulcano”, lo scorso novembre è andata all'asta al Dorotheum di Vienna con una base di 100-150mila euro ed è stata aggiudicata per 210.700 euro.
Nel dicembre 2019, come già riportato su questo portale, i due “inediti” attribuiti a Jacopo sono stati esposti per la prima volta al pubblico nella sede di Banca Mediolanum di piazzale Trento in città, con alcune lezioni esplicative di introduzione alle due opere tenute da Claudia Caramanna. In quella occasione è scattata ufficialmente l'operazione di raccolta fondi per l'acquisto dei due volti da donare al Museo, promossa su iniziativa di due noti frequentatori della vita culturale bassanese: il family banker di umanistici princìpi Marcello Zannoni e l'editore Andrea Minchio. Un'azione di crowdfunding che non si è più fermata, neanche col Covid, e che nel frattempo è stata presa in carico dall'Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di cui Zannoni nel luglio dello scorso anno è stato eletto presidente.
Parallelamente è stata giocata la partita, che si sta giocando ancora, dei rapporti con l'amministrazione comunale di Bassano del Grappa. Perché è vero che il Comune ovvero il Museo è il destinatario del “regalo annunciato”, ma è altrettanto vero che l'ente pubblico lo deve anche accettare, soprattutto per le condizioni poste dai promotori privati per l'accettazione del dono, come già in gran parte anticipato nel mio articolo del 2019: le due opere devono essere permanentemente esposte nella sezione dalpontiana del Museo di Bassano, le didascalie devono riportare la scritta “Jacopo Dal Ponte (attr.)” e le due didascalie devono inoltre specificare che si tratta di una donazione degli Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa, dovendo poi trovare il modo di indicare anche i nomi di tutti i numerosi privati che hanno destinato fondi all'iniziativa.

Fin qui il riassunto delle puntate precedenti della Bassanovela.
Le nuove notizie che la riguardano, e che oltremodo la rianimano, sono due. La prima news è che la raccolta dei fondi è terminata. I 50mila euro necessari all'acquisto dei due volti, finalizzato alla donazione, sono cioè stati raccolti. La tastiera del mio Mac di redazione non ha gli emoticon degli applausi, ma il senso è quello. Per raggiungere l'obiettivo coordinato dagli Amici dei Musei e dei Monumenti si sono mobilitate, dando il loro contributo economico, le realtà più diverse: aziende, banche, professionisti, associazioni, privati cittadini. In tutto centinaia di persone. Tra i finanziatori dell'iniziativa benefica ci sono gli stessi Amici dei Musei, che hanno destinato all'operazione 10mila euro, e figura anche una nota fondazione bancaria, che ha deliberato di erogare allo scopo 20mila euro, vale a dire la somma che mancava per arrivare ai 50mila.
Possiamo quindi stappare lo spumante? Non ancora, perché intanto dal fronte comunale è sopraggiunta, complicando la situazione, un'ulteriore novità.
La seconda - e clamorosa - notizia è riferita infatti ad un parere che l'amministrazione comunale ha richiesto al direttore dei Musei Civici Barbara Guidi. Una richiesta avanzata per la valutazione delle due opzioni in campo: da una parte, sostegno istituzionale del Comune alla raccolta fondi e accettazione della donazione e, dall'altra, partecipazione anche materiale dell'ente pubblico all'acquisto dei due dipinti con un contributo da destinare all'iniziativa. La cosa è venuta alla luce in questi giorni, ma in realtà risale ancora allo scorso febbraio.
Nella sua relazione, la dottoressa Guidi “boccia” le due opere e quindi, di fatto, respinge l'ipotesi di una partecipazione del Comune alla raccolta dei fondi e scoraggia, soprattutto, l'offerta della donazione. Scrive infatti testualmente la direttrice nel documento indirizzato all'assessore alla cultura Giovannella Cabion e al segretario generale Antonello Accadia:
“Non ho mai nascosto (...) le mie perplessità in merito all'opportunità che l'Amministrazione si impegnasse in questo acquisto, sia investendo risorse proprie o soltanto offrendo sostegno istituzionale alla raccolta fondi portata avanti dall'Associazione (Amici dei Musei e dei Monumenti, NdR)...” Secondo la Guidi infatti “non si ritiene che le opere di cui all'oggetto siano all'altezza della collezione dapontiana del Museo di Bassano.”

Apriti Jacopo. Per Barbara Guidi l'acquisizione dei due volti “si configura come di minor interesse rispetto all'acquisizione di un'opera che permetta invece di colmare eventuali lacune presenti nella collezione dapontiana bassanese in merito a genere, soggetto, ambito cronologico o di legame con il territorio e la committenza locale”. Il tutto motivato da “la mancanza di una provenienza certa, la loro natura di frammento, il loro essere di fatto una replica di un motivo già documentato al più alto livello nella collezione civica bassanese”.
Il parere della direttrice, oltre ad aver frenato l'amministrazione comunale, ha creato un inevitabile sconquasso in questa vicenda che ha generato così tanto interesse e così tanta partecipazione da parte dei numerosi sottoscrittori della raccolta fondi.
E secondo fonti accreditate sembra che Giuliana Ericani, autrice dell'expertise di attribuzione dei due ritratti a Jacopo Bassano, abbia giudicato molto negativamente la relazione. Quella stessa Ericani - autrice di numerosi e fondamentali studi sui Bassano, sull’approfondimento dei quali ha organizzato e curato diversi convegni e mostre - che nel suo parere storico-artistico del 2019 ha anzi sottolineato che “i due frammenti riapparsi sul mercato rivestono una particolare importanza nel catalogo delle opere di Jacopo Bassano” e “vengono a riempire un momento non totalmente illustrato e chiarito della sua produzione”.
E cioè “il momento che vede, in nome di un differente naturalismo, un rafforzamento delle forme in senso classico ma anche, contemporaneamente, un persistere di cangiantismi coloristici di matrice parmigianinesca che nel corso dell'ottavo decennio, sulla spinta di ulteriori ricerche luministiche, tenderanno a frammentarsi in bagliori di luce, aprendo un altro capitolo nelle sue ricerche di colore-luce, differente rispetto ai due frammenti qui commentati”.
Per la serie: e scusate se è poco.

Tuttavia, nonostante l'eclatante niet dell'attuale direttrice del Museo di Bassano, la questione rimane ancora aperta. Sembra infatti che il motto non dichiarato del presidente dell'Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti sia Plus ultra.
Di più, al momento, il vostro umile cronista non può scrivere. Ma qualcosa mi dice che presto ritornerò sull'argomento.
Una cosa è certa: la Bassanovela non ha ancora scritto la parola “fine”. Farla finire adesso, ora che sta diventando sempre più avvincente, farebbe crollare ulteriormente l'audience della cultura nella nostra città.

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