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Mazzini o non Mazzini?
Questo è il dilemma. Il problematico bivio tra le richieste di mantenimento della storica scuola primaria del centro storico e le prospettive demografiche in calo della popolazione scolastica
Pubblicato il 17 mar 2021
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Mazzini o non Mazzini? Questo è il dilemma. L'amletica questione sta prendendo sempre più piede tra i grandi temi dell'attualità bassanese. Da una parte, c'è un'amministrazione comunale che sta valutando a suon di ben pagate consulenze esterne un possibile “riuso” dello storico edificio scolastico, ipotizzandone nella fattispecie un futuro da sede espositiva del “Polo Urbano dell'Innovazione” che verrà: versione ampliata e corretta, ma non ancora assolutamente definita, del vecchio progetto del Polo Museale Santa Chiara.
Dall'altra, c'è una parte rappresentativa del mondo della scuola e del resto della società civile cittadina che sta alzando la voce per far tornare l'amministrazione sui suoi passi, mantenendo la funzione scolastica per il fabbricato di piazzale Trento una volta terminati i lavori di sistemazione e facendo proseguire in questo modo l'ultracententaria storia della scuola elementare del centro storico.
Foto Alessandro Tich
La Mazzini, o “il Mazzini” come la chiama qualcuno, è un edificio che per ampiezza degli spazi interni e per dotazioni logistiche - anche se è priva di una propria palestra - è notevolmente all'altezza della situazione. Complessivamente la scuola si estende per 3000 metri quadri: a suo modo, è un “piccola città” nella città. Il suo vero problema è costituito dall'età, che periodicamente ne richiede una impegnativa manutenzione.
Il vostro umile cronista si ricorda di quando, nell'estate 2019 e quindi poco prima della riapertura dell'anno scolastico, si sollevarono le proteste del comitato genitori della Mazzini per le critiche condizioni dell'edificio, con tanto di lettera all'amministrazione comunale: problemi di infiltrazioni dal tetto, allagamenti nell'atrio nei giorni di pioggia, muri in deperimento, impianti da rifare. Fu l'inizio del percorso che sarebbe sfociato, nella primavera successiva e dopo la sospensione forzata delle lezioni in classe nei due mesi del lockdown, nella chiusura della scuola per inagibilità, nell'avvio dei lavori di ristrutturazione e nel trasferimento degli scolari della primaria nel dirimpettaio edificio della scuola media Vittorelli. Va detto a onor di cronaca che la chiusura della Mazzini ha provocato anche lo “sfratto” dei 230 studenti del liceo Brocchi che in una parte della scuola, separata dalla primaria, erano ospitati per le loro lezioni. Un fatto che la dice lunga non solo sulla capienza del fabbricato di piazzale Trento, ma anche sull'insufficienza di spazi che il più “popoloso” liceo del Veneto è costretto a gestire.
Ora le infiltrazioni e gli allagamenti sono dimenticati, si attende con pazienza che i lavori giungano a conclusione e le famiglie, come si è visto al recente flash mob di protesta civile davanti alla Mazzini promosso da Europa Verde Bassano, chiedono che la scuola riapra come scuola, sostenute dai rappresentanti della docenza e della dirigenza scolastica.
Diceva il grandissimo maestro Manzi nella vecchia Tv in bianco e nero: non è mai troppo tardi. Varrà anche per un ripensamento dell'amministrazione Pavan?
Chi sostiene invece che sia giusto dare il benservito alla Mazzini come scuola, dopo 111 anni di onorato servizio per la città, giustifica tale scelta con la realistica presa di coscienza del graduale calo degli scolari negli anni a venire, conseguente al calo delle nascite.
Il problema è stato ben focalizzato dalla demografa dell'Università di Padova Letizia Tanturri nell'articolo “La città che muore” del collega Luigi Marcadella. L'odierna replica dell'assessore bassanese all'Istruzione e ai Servizi demografici Mariano Scotton, intervistato sempre da Marcadella, precisa i numeri sui nuovi nati nel 2020 aggiungendo i bambini residenti a Bassano ma non nati nella nostra città. Scotton informa anche che i bambini che frequentano la prima elementare in città sono di meno rispetto ai bambini di quarta e che dei 398 bambini che frequentano la prima ben 42 arrivano da fuori Bassano. Precisazioni doverose che tuttavia confermano i termini della questione: il ricambio generazionale tra i bambini in età scolastica si sta progressivamente assottigliando.
Un segno di quello che la prof.ssa Tanturri chiama “malessere demografico” anche se al momento - e ci mancherebbe altro - “non siamo a rischio di spopolamento”.
Per combattere la denatalità, come ribadito dalla demografa, si può anche agire a livello locale e le amministrazioni comunali “possono fare molto per le famiglie con figli”, con tutta una serie di agevolazioni per i nuclei familiari con prole a carico. Della cosa è ben conscio anche l'assessore Scotton che nell'articolo a lui dedicato ricorda le misure adottate, in particolare, a favore delle giovani coppie con bambini frequentanti gli Asili nido.
Certamente le tendenze demografiche non dipendono da un singolo comune ma da macro-fenomeni globali, sociali ed economici. Tuttavia un'amministrazione locale ha il dovere, non solo morale, di fare di tutto - nelle proprie competenze - per arginare il declino della propria popolazione, garantendo servizi e prospettive a beneficio delle giovani famiglie attuali e future. Chiudere per sempre e con largo anticipo una scuola elementare è una decisione che va in senso contrario.
Intanto, con la motivazione (che per l'opposta corrente di pensiero è invece il pretesto) delle previsioni in calo della frequentazione scolastica alle primarie nei prossimi anni, la Mazzini si trova al centro di un'ipotesi di “riuso” nell'ambito della riprogettazione del Polo Museale, sulla cui fattibilità l'amministrazione Pavan ha affidato un incarico di valutazione preliminare alla società Mesa Srl di Marghera e un altro incarico di “concept” progettuale ingegneristico-architettonico alla società Grisdainese Srl di Venezia.
Qualunque sarà l'esito delle due consulenze “abbinate”, l'affidamento delle stime e progettazioni preliminari di cui sopra è il chiaro segnale della volontà politica di conferire una nuova funzione all'edificio scolastico, nel nome di un #Si Cambia che viene imposto dall'alto. Ma il governo cittadino non può restare sordo alle voci dei sempre più numerosi cittadini che, per contro, invocano il ritorno della scuola attualmente chiusa per lavori alla sua storica missione didattica.
E allora: Mazzini o non Mazzini? Oggi, su questo dilemma, la città di Bassano si trova davanti al problematico bivio tra le richieste di mantenimento della storica scuola primaria del centro storico e le prospettive demografiche in calo della popolazione scolastica.
È quindi indispensabile, e anzi vitale, che l'amministrazione comunale inizi finalmente a dialogare con la città su questo cruciale tema, affinché la decisione finale sul futuro della Mazzini - qualunque essa sia - sia partecipata e soprattutto condivisa. Denatalità o non denatalità, è assurdo che le indicazioni sui destini di questa scuola identitaria di Bassano siano appannaggio esclusivo di due società di consulenza esterna, entrambe provenienti dal comune di Venezia e totalmente staccate da una percezione bassanese e civicamente vissuta della questione.
Sono cosciente del fatto che tra i dati del problema da risolvere ci sia l'evidenza di una tendenza demografica in negativo, con tutto ciò che ne consegue. È tuttavia innegabile che una dismissione della scuola Mazzini per trasformarla in qualcos'altro sarebbe un segnale di resa incondizionata alla presunta ineluttabilità del calo delle nascite e andrebbe di pari passo con il rischio di perdere il filo delle politiche comunali a sostegno delle neo famiglie.
Io pertanto sono personalmente favorevole al mantenimento della Mazzini come scuola del centro storico, ma a prescindere. Perché chiudere una scuola è come spegnere la luce: un pezzo di buio per il futuro della città.
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