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Tamara come il fiele
Incontro con Tamara Bizzotto il giorno dopo l'annuncio del suo siluramento dalla giunta comunale. “Sindaco imbarazzante. Gli ideali e la passione in quello che ho fatto sono stati sommersi da una bassezza indicibile”
Pubblicato il 12 nov 2020
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“Dopo le motivazioni evidenziate dal sindaco circa mie presunte inefficienze e incapacità, legate al perseguimento degli obiettivi dell'amministrazione, sono profondamente delusa e amareggiata.” È un fiume in piena Tamara Bizzotto il giorno dopo la comunicazione alla stampa da parte del sindaco Pavan del suo siluramento dalla giunta comunale.
L'ormai ex assessore arriva in redazione con un faldone di carte che certificano le cose fatte e i progetti portati avanti in questo anno e mezzo di amministrazione: un vero e proprio memoriale di difesa dalle pubbliche accuse di “inefficienza” lanciate nei suoi riguardi dal primo cittadino. La notizia della sua defenestrazione dal governo comunale è stata ufficialmente diffusa ieri, ma lo strappo si è consumato da più giorni. Il sindaco ha comunicato alla Bizzotto la sua decisione di ritirarle le deleghe nella mattinata di venerdì 6 novembre, dopo che il giorno prima aveva informato al riguardo i capigruppo. Motivando il “licenziamento” dell'assessore alla Sicurezza, alla Protezione Civile, al Decoro e Arredo Urbano e al Centro Storico, come spiegato ieri alla stampa, con le “sensibili criticità nel perseguimento degli indirizzi programmatici” rilevate nel suo operato, con una “limitata progettualità amministrativa”, con “tardive risposte ai cittadini” e con “carenze” che hanno richiesto “il frequente intervento suppletivo di altri assessorati o del sindaco”.
“Sono gli stessi rilievi - riferisce Tamara Bizzotto - che ha fatto il sindaco a me venerdì mattina 6 novembre, esordendo che “i quartieri si lamentano, i cittadini si lamentano...” Io le ho chiesto quali sono questi quartieri che si sarebbero lamentati e non mi ha risposto.”
Tamara Bizzotto nella redazione di Bassanonet (foto Alessandro Tich)
Riguardo alle “mancate” o “tardive” risposte alle richieste dei cittadini, la Bizzotto ha invece il riscontro di numerose situazioni in cui dei problemi segnalati dalla cittadinanza sono stati da lei sistemati e risolti. Me ne cita solo alcune, tra le più recenti, tutte frutto di specifiche richieste dei cittadini: la rimozione dei “new jersey” a San Vito che stazionavano lì da oltre un anno, il taglio di una siepe in piazzale Cadorna che ostacolava la visuale degli automobilisti, la limitazione alle attività rumorose all'interno di un'attività commerciale in affitto in un locale del Comune, la possibilità per i domiciliati non residenti in centro storico di parcheggiare finalmente nei posti auto riservati del centro, la convenzione con Sis che permette ai residenti di via Verci di parcheggiare in piazzale Cadorna a tariffa agevolata nei giorni di mercato.
“Dove ho potuto sono sempre intervenuta e me ne hanno dato merito - rimarca l'ex esponente di giunta -. O si vuole un assessore che risolve tutti i problemi della gente o si vuole un assessore che cerca di risolvere i problemi della gente e cerca anche di mandare avanti i referati. Io ho cercato di fare entrambe le cose. Risposte ne ho date.”
Uno dei rilievi più pesanti mossi dal sindaco nei suoi confronti riguarda la presunta difficoltà di rapporti tra la Bizzotto e il resto della giunta. “Il sindaco - continua l'ex assessore - mi ha fatto anche un'eccezione per quanto riguarda gli altri assessori, dicendomi che gli altri assessori hanno lamentato che io non rispondo alle email, che non collaboro e non mi facevo parte attiva. Io lo stesso giorno ho chiamato al telefono quattro dei sei assessori, chiedendo cosa ci fosse di vero in queste lamentele riferite dal sindaco. Tutti e quattro gli assessori hanno negato. Qualcuno ha anzi riconosciuto che io con lui ho collaborato.”
E tra le carte del dossier portato in redazione, c'è anche l'elenco puntuale delle collaborazioni con gli altri assessorati: data, luogo, che cosa e con chi.
“Il punto - incalza - è che l'assessore Bizzotto non ha un assessorato. Era l'assessore Bizzotto e punto. A parte la Polizia Locale, per tutto il resto avevo delle deleghe “spezzatino”, dove io mi dovevo interfacciare con aree diverse, con dipendenti e dirigenti diversi e molte volte con un altro assessore di riferimento.” “Un conto è avere un struttura, come può essere il Sociale, il Patrimonio, i Lavori Pubblici, l'Urbanistica - continua -. Tutti hanno una struttura fisica, con dentro delle persone, degli uffici, un dirigente e l'assessore di riferimento, che lavorano a catena. La sottoscritta doveva andare a bussare ai Lavori Pubblici per il centro storico, a un'altra area dei Lavori Pubblici per la Protezione Civile, al Suap per i mercati. Alla Polizia Locale per fortuna c'è una struttura, male organizzata purtroppo ma non per colpa delle persone che ci lavorano dentro, che hanno una grande professionalità ma che negli anni non hanno avuto quell'innovazione necessaria per andare al passo coi tempi.”
Tamara Bizzotto racconta di come, dopo le elezioni comunali in cui per la seconda volta era stata il candidato più votato della Lega, sia rimasta in silenzio aspettando che il sindaco le facesse sapere le sue intenzioni nei suoi riguardi.
“Al termine delle elezioni - ricorda - il sindaco mi convoca e mi dice: abbiamo pensato per te questo, questo e questo...”. “Deleghe sicuramente impegnative - commenta -. Si sapeva che la Polizia Locale aveva bisogno urgentemente di un comandante-dirigente e anche di una riorganizzazione. Tant'è che è partito fin da subito il progetto del trasferimento all'Unione Montana e subito abbiamo lavorato per fare il bando per l'assunzione di 6 agenti, 5 dei quali adesso sono già operativi”. Necessità di rimboccarsi le maniche anche per la Protezione Civile: “Pensavo di trovare una situazione consolidata ed è anche così grazie all'opera dei volontari, ma mancavano parecchie cose. Mi sono trovata con la Protezione Civile in mezzo a una strada, con le associazioni fuori dalla caserma Fincato per i lavori che dovevano essere eseguiti e tutti che venivano a chiedermi una sede, c'erano le convenzioni scadute da rifare e altre problematiche che strada facendo ho affrontato un po' alla volta.” “Sono orgogliosa e rifarei tutto quello che ho fatto - si sfoga l'ex assessore -, anche se in questo momento ho dentro una rabbia e un'amarezza enormi perché sono giorni in cui gli ideali e la passione in quello che ho fatto sono stati sommersi da una bassezza indicibile.”
“Questa esperienza mi ha devastata - prosegue con sincerità - e mi ha devastato anche il comportamento di alcune persone che mai avrei potuto immaginare.” “Il sindaco per due volte mi ha chiesto di dimettermi - aggiunge -. Perché mi dovrei dimettere?”.
La Bizzotto è a dir poco nauseata e quello che di più ne alimenta la rabbia è il fatto che sia stata defenestrata quando fino all'ultimo il sindaco Pavan aveva negato l'intenzione di sostituirla, anche dopo l'uscita in data 28 ottobre dell'articolo del Giornale di Vicenza che annunciava l'imminente cambio della guardia in giunta tra lei e Claudio Mazzocco.
“Io sono imbarazzata - dichiara Tamara Bizzotto -. Anzi, lo dico meglio: è imbarazzante il sindaco. Il sindaco che solo qualche mese fa mi ha chiesto che cosa ne pensavo della delega alla Cultura, il che sottende una proposta ad assumere il referato alla Cultura. A fine luglio l'ho informata che avevo dato la disponibilità a candidarmi alle regionali, per correttezza ho informato lei e il capogruppo Gerin e la risposta del sindaco è stata: “sarebbe stato meglio che ti fossi confrontata con me prima, perchè io ti ho dato fiducia per cinque anni”...”.
“Un mese fa - racconta ancora - ho iniziato a sentire le prime voci sul “rimpasto”, ma non ci davo peso. Poi le stesse voci ho cominciato a sentirle anche al Comando di Polizia Locale, con gli agenti che mi chiedevano: “assessore, cosa sta succedendo?”. Sono corsa dal sindaco, a cui ho sempre dato una leale collaborazione e quindi le cose le andavo a riferire. Le ho detto delle voci di corridoio, mi risultavano anche dei movimenti di Mazzocco all'interno del Comando di Polizia Locale, e lei si è mostrata sorpresa.”
“Il giorno 28 ottobre - prosegue - esce l'articolo sul Giornale di Vicenza, il 29 mattina mi reco subito da lei con l'articolo e diretta, come io sono, le dico: “che cosa c'è di vero?”. Risposta: “niente”. Ho ripetuto tre volte la stessa domanda, in tre modi differenti. Risposta: “no, non c'è niente, anzi sono rimasta sorpresa anch'io dell'articolo del giornale”. Stiamo parlando del 29 ottobre. Il 6 novembre, e cioè una settimana dopo, mi convoca in ufficio per comunicarmi il ritiro delle deleghe. Non capisco, oppure capisco dell'altro. E se vedo come è stato l'approccio, evidentemente si voleva arrivare a qui.”
“Ho avuto un carico di situazioni in cui si pretendeva che io risolvessi tutto - dichiara l'ex amministratore comunale riprendendo il discorso sulla sua presunta “inefficienza” -. Finalmente, nel maggio di quest'anno, ho avuto una persona come referente con il quale potevo parlare direttamente senza dover fare tutte le trafile tra i vari uffici di prima.
E quando mi chiedevano conto dei progetti che non andavano avanti io dicevo che se gli uffici non mi seguono è perché sono impegnati in altro. Cosa dovevo fare?”
Ebbene: la Bizzotto è stata talmente “improduttiva” che un suo progetto relativo al centro storico e al decoro urbano, su cui lavorava da un anno per i tempi dilatati dal Covid, è stato “rinviato” per tre volte nelle ultime tre sedute di giunta comunale a cui ha partecipato.
Si tratta di un intervento di pulizia e restauro conservativo degli elementi lapidei della zona di viale dei Martiri: il basamento del monumento al Generale Giardino, gli alzabandiera e tutti i paracarri a partire dal Caffé Italia. Nato da un primo progetto che prevedeva la sola pulizia, nonché fase iniziale di una più ampio piano di pulizia-restauro del patrimonio pubblico del centro, l'intervento si estende anche alle mura di piazzetta Guadagnin. Incarico a un professionista, relazione tecnica, “ok” della Sovrintendenza arrivato a settembre, spesa complessiva 70mila euro, Iva e spese accessorie comprese.
“Questo progetto - riferisce l'ex assessore - è passato in giunta tre volte e per tre volte è stato rinviato perché il sindaco ha detto che è troppo costoso. Con milioni di euro impegnati nei Lavori Pubblici devono spiegarmi come mai è stata per tre volte bocciata questa proposta mentre poi ci sono determine per incarichi professionali da 70mila euro.”
E sbotta: “Se io ho un progetto da 70mila euro che riguarda un pezzo significativo della città, dici che non sto facendo niente, dici che non perseguo gli obiettivi eccetera, dopo un anno di lavoro, per tre volte mi dici di no perché è troppo costoso? Ci sono delibere di giunta con soldi dappertutto. Queste delibere ci stanno, è giusto, la città deve andare avanti. Allora che mi venga spiegato perché questo non è stato portato avanti.”
Altre cose invece, realizzate da Tamara Bizzotto, saranno portate avanti dalla giunta comunale nella sua nuova formazione. È il caso del nuovo Piano di Protezione Rischio Idraulico, fermo dal 2011 e al quale l'ex assessore ha lavorato “fin da subito”. Ma anche, e soprattutto, del piano per l'arredo urbano del centro storico che la Bizzotto lascia in “eredità” al suo successore nel referato Andrea Viero. “Il mio intento, visto che avevamo cinque anni davanti - mi dice -, era quello di fare un progetto coordinato, organico, dove gli elementi si sposavano tra di loro e con l'armonia e bellezza del centro storico: fioriere, portabiciclette, cestini, panchine. Non serviva cambire subito i cestini per fare bella figura né tantomeno improvvisare”. Il progetto è iniziato coi cestini e dopo vari passaggi si è arrivati alla fase della scelta degli elementi, con affidamento la settimana scorsa a un tecnico che l'assessore avrebbe dovuto incontrare in questi giorni per un primo confronto sulle soluzioni proposte.
Ora il tecnico dovrà incontrarsi con qualcun altro.
“Quello che ho fatto l'ho fatto al meglio delle mie possibilità - dichiara in definitiva la mia interlocutrice -. A me dispiace perché è pesante venire additata come una persona inefficiente, che non si è data da fare, con limitata progettualità amministrativa. Io posso avere cento progetti, ma se non ho chi li svolge, li devo fare io. Sono io la dipendente pubblica? Quello che ho fatto l'ho fatto al meglio delle mie possibilità e mi sono sempre sporcata le mani in prima persona, però a tutto c'è un limite.”
Così parlò Tamara Bizzotto, Tamara come il fiele.
Le chiedo in conclusione chi sono quei “mezz'uomini, ominicchi e quaquaraquà” da lei citati nel suo post su Facebook dell'altro giorno. Risposta: “Sono tutti quelli che si nascondono dietro a un dito e che fanno i bravi soldatini e le brave soldatine.”
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