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Forte Apache
Vincenzo Forte, coordinatore provinciale (sospeso per statuto) di Fratelli d’Italia, si candida alle elezioni regionali. “La mia è una candidatura di squadra, frutto di un lungo percorso durato anni all’interno del partito”
Pubblicato il 11 ago 2020
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Per uno che si chiama Forte di cognome, appare quasi come un destino doversi premunire contro gli attacchi lanciati dall’esterno dalle truppe di chi poco gradisce la costante progressione della sua ascesa politica. Come a Forte Apache, tanto per capirci.
I suoi avversari politici tentano di accerchiarlo puntando il dito sul fatto che è originario di Roma - e quindi non sarebbe uno “de noialtri” - e che è anche il genero di Sergio Berlato, figura di riferimento di Fratelli d’Italia nel Veneto. Ma Vincenzo Forte, vicentino di adozione, sul primo punto replica che la sua attività di coordinatore provinciale FdI di Vicenza ha fatto crescere esponenzialmente il suo partito sul territorio, indipendentemente dal suo accento spiccatamente capitolino. Riguardo invece al fatto che Berlato sia suo suocero, risponde di aver iniziato a seguire il percorso politico e istituzionale del più volte consigliere regionale ed europarlamentare vicentino, sposandone in pieno la linea politica, molto prima di aver conosciuto la sua futura sposa. Ora Vincenzo Forte punta in alto: è infatti candidato per Fratelli d’Italia, nel collegio elettorale della nostra provincia, alle imminenti elezioni regionali del 20 e 21 settembre.
Il candidato di Fratelli d'Italia Vincenzo Forte (foto Alessandro Tich)
Vincenzo Forte, qual è il motivo della sua candidatura?
La mia candidatura nasce fondamentalmente come una candidatura di squadra. Io ho ricoperto il ruolo di coordinatore provinciale fino a poco tempo fa e sono stato temporaneamente sospeso dall’incarico perché lo statuto di Fratelli d’Italia prevede che i vertici apicali, nel momento in cui danno la disponibilità alla candidatura a qualsiasi livello, vengano temporaneamente sospesi anche per una questione di correttezza nei confronti degli altri candidati in modo da non avvantaggiarsi della posizione di “potere” all’interno del partito e quindi da condurre una campagna elettorale con pari dignità e pari possibilità per tutti. La mia non è quindi una candidatura personalistica, non è cioè una scelta che io ho fatto in solitaria ma è stato il frutto di un percorso lungo, durato anni all’interno del partito. Un percorso di crescita che mi ha visto far radicare il partito sul territorio in maniera importante, costituendo tanti circoli territoriali che in provincia sono arrivati a 38, permettendo in questo modo l’ingresso di amministratori locali, di dirigenti, di iscritti. Il fatto della crescita esponenziale del partito è un dato oggettivo, non è un’opinione.
Qual è stato dunque il “passaggio” che ha fatto sfociare questo lavoro in una candidatura per la Regione?
Sotto il mio coordinamento il partito in provincia di Vicenza è decollato e ha avuto una crescita in termini di consensi, grazie anche a tutta la squadra che c’è dietro. Ma siamo cresciuti anche a livello territoriale proprio per la rappresentatività dei dirigenti locali. Quindi mi è stato chiesto, a un certo punto, di dare anche continuità al lavoro che è stato fatto e di andare a rappresentare tutta quella squadra di dirigenti sul territorio della provincia all’interno del consiglio regionale per quanto riguarda il collegio provinciale di Vicenza. Io mi sono messo a disposizione. Così come ho contribuito a far crescere il partito in questi anni, voglio dare anche il mio contributo, grazie a tutti i militanti e dirigenti iscritti che con me hanno costruito questo percorso, andando a fare questo tipo di battaglia per il rinnovo del consiglio regionale. La mia candidatura è quindi di squadra, sostenuta da un’ampia fetta del partito, in continuità con quello che è stato fatto finora, sia in consiglio regionale negli ultimi cinque anni da Sergio Berlato, che è stato l’unico rappresentante eletto nel 2015, ma anche per dare continuità, forza e peso al lavoro che abbiamo fatto sul territorio e quindi dare rappresentatività ai dirigenti locali e agli amministratori che hanno bisogno comunque di un punto di riferimento “forte” (giochiamo sempre sul cognome) all’interno del consiglio regionale del Veneto.
Rispetto ad altri candidati che sono partiti in anticipo, lei non è ancora uscito ufficialmente allo scoperto. Come mai?
Per una serie di motivi. La mia è una delle candidature date per sicure, per il semplice motivo sono stato appunto sospeso dalla carica di coordinatore provinciale proprio perché ho dato disponibilità alla candidatura. Però io credo che in questo momento storico particolare ci sia bisogno di fare una campagna elettorale francescana. Intendo una campagna elettorale che sia morigerata, soprattutto nelle spese, quindi evitare di dare esempio di spese eccessive per la campagna elettorale. Anche perché ritengo che chi fa delle spese importanti per una campagna elettorale ha bisogno di far comprendere di quale partito è candidato, dopo essere magari passato per diverse case negli ultimi tempi, oppure evidentemente il lavoro fatto sul territorio non è stato così remunerativo in termini di consenso e quindi ha bisogno di investire tanto sull’immagine.
E allora lei che tipo di campagna pensa di fare?
Come ripeto, la mia è una candidatura di squadra. Abbiamo un’organizzazione capillare sul territorio e pertanto il passaparola, che è fondamentalmente a costo zero, sarà lo strumento che utilizzeremo principalmente, assieme ai social network e assieme ai classici “santini” elettorali. Sono tutte cose che costano poco ma quando si ha un’organizzazione capillare, quindi tante persone che mettono la propria faccia per garantire per il candidato, questo sicuramente è un elemento vincente. Siccome andremo incontro anche a una crisi economico-occupazionale importante, vogliamo dare un esempio del fatto che le campagne elettorali si possono condurre anche con spese limitate e che i risultati arrivano se si è lavorato per tempo.
C’è qualche argomento focale su cui lei punta in particolare?
Parlando di continuità: io rappresento innanzitutto le battaglie che fanno parte del background di Fratelli d’Italia partendo dai temi etici, la famiglia naturale, la difesa del lavoro, anche la Sanità. Saremo molto attenti a quegli argomenti ma io sono anche un esponente di quel mondo della attività portatrici della cultura rurale - quindi cacciatori, allevatori, agricoltori, pescatori - che sono il mio mondo di riferimento e il mondo da cui provengo. Dunque agirò sicuramente in continuità con quanto già fatto da Sergio Berlato, che è un esponente autorevole di quel mondo. Io faccio parte delle associazioni di cui Sergio Berlato è il presidente e quindi il mio impegno sarà in gran parte dedicato a quel tipo di attività, in difesa dei valori, delle tradizioni e degli interessi di quelle categorie. Questo è un dato che mi caratterizza perché quello sono, oltre ad avere una lunga esperienza di dirigente politico e occupandomi quindi anche di temi amministrativi come tutti gli amministratori che fanno parte della nostra squadra. Ma sicuramente la difesa del mondo rurale per me è qualcosa a cui tengo particolarmente.
Parliamo di equilibri politici. Come vi ponete nei confronti della Lega?
Ovviamente come Fratelli d’Italia continueremo il percorso fatto negli ultimi cinque anni in Regione, alleati con la Lega e con Zaia, quindi in un’ottica di coalizione. Ma noi abbiamo sempre fatto sentire la nostra voce quando era il momento di discutere di temi anche importanti, per quanto riguarda il futuro della Regione e quindi le infrastrutture, la sanità eccetera. Noi avremo sempre una voce libera nell’ambito dell’alleanza con Zaia. Rimaniamo comunque un partito con la propria dignità e le proprie posizioni, vogliamo affermare la nostra libertà perché noi siamo alleati leali e pertanto lealmente ci comporteremo, ma non mancheremo mai di sottolineare magari alcuni aspetti che caratterizzano la nostra azione politica e possono divergere oppure essere solo parzialmente compatibili con quelli dei nostri alleati. Questo, in ottica di coalizione, avviene normalmente dappertutto, sia a livello di amministrazioni locali che a livello di governo, quindi noi rimaniamo leali alla compagine di centrodestra, perché per noi il centrodestra unito è un valore aggiunto e comunque una formula che abbiamo visto nel tempo piacere agli elettori, e che ha dato soddisfazioni dal punto di vista amministrativo. Una formula che sembra anche dai sondaggi premiarci per quanto riguarda il governo nazionale per le eventuali elezioni per il rinnovo del parlamento.
C’è però in ballo la questione di una Lega che non esclude ancora l’ipotesi di correre da sola…
Noi ci muoveremo nell’ottica di coalizione e in quest’ottica si inserisce un po’ la diatriba di questi giorni sul fatto che la Lega sembra voglia andare da sola. Io credo che alla fine poi arriveremo ad una soluzione che ci ritroverà nuovamente tutti assieme anche perché sarebbe “sui generis” rispetto al fatto che nelle amministrazioni locali abbiamo chiuso gli accordi per le elezioni amministrative con il centrodestra unito dappertutto. Stiamo lavorando a un progetto nazionale per andare a governare con il centrodestra unito, sarebbe quantomeno strano che il Regione Veneto si facesse un’operazione diversa perché magari in questo momento la Lega con la Lista Zaia hanno anche la forza per potercela fare da soli. Ma noi lavoriamo in un’ottica di coalizione e di progettualità futura. Quindi se è vero che in Veneto Lista Zaia e Lega avrebbero anche la forza per poter governare da soli, questo poi minerebbe quell’accordo di programma e quella unità di intenti che ci vede andare assieme dai livelli più bassi amministrativi fino al governo nazionale. Credo che la cosa si risolverà in maniera positiva, soprattutto quando finalmente avremo chiarito che Fratelli d’Italia è totalmente favorevole all’autonomia del Veneto, così come a tutti gli altri processi di autonomia già avviati nel rispetto dell’articolo 116 della Costituzione, e lo abbiamo dimostrato più volte nel tempo, dal 2017 ad oggi, passando per il programma elettorale del 4 marzo 2018. Spero quindi che questa diatriba pre-elettorale si chiuda presto e si possa andare assieme tranquillamente a tornare a governare la Regione come alleanza di centrodestra.
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