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Che sia un grande amico del sindaco Cimatti e che ne abbia sostenuto la campagna elettorale non è un segreto per nessuno. Ma è proprio dagli amici che, solitamente a fin di bene, possono arrivare gli stimoli più motivati e le critiche più sincere.
Luigi D'Agrò - uomo di “Centro” ed ex parlamentare, capitano di lungo corso della politica bassanese - accetta, su nostro invito, di valutare l'operato della “compagine amica” dell'Amministrazione di Bassano, che a quasi due anni dal suo insediamento sta entrando ormai nella fase cruciale della legislatura.
Luigi D'Agrò: "C'è un progetto di grande e profondo cambiamento, ma non è ancora visibile"
D'Agrò, che voto dà all'attuale governo di Bassano?
“Dò un 6 e ½. Sufficienza piena secondo la valutazione del merito nella riforma Gelmini.”
Perché?
“E' cambiato assolutamente il modo di fare politica, c'é più trasparenza e una idealità che aspira alla creazione di un progetto di grande e profondo cambiamento.
Il problema è che quest'ultima parte non è ancora visibile. Non si tratta di risorse a disposizione, bensì di un salto di qualità che in potenza esiste, ma che ancora convincentemente non si afferma. Si avverte la voglia profonda di voltare pagina, di lasciare un segno, di rappresentare una vera alternativa, che peraltro non si è ancora manifestata con chiarezza e identità.”
Per quale motivo, secondo lei?
“Quando non si riesce a concretizzare un obiettivo c'è sempre una giustificazione: i danni provocati dall'Amministrazione precedente, le poche risorse a disposizione, la necessità di amalgamare la compagine di maggioranza. Ma sono pur sempre solo giustificazioni. Quando si governa non si ha alternativa: bisogna fare il pane con la farina che si ha.
Il mondo sta cambiando: è finito il tempo di un governare basato solo sulle risorse trasferite. Oggi deve valere il principio di fare tanto, con poco. A questo punto ci vogliono ingegno, raziocinio e fantasia. In questo sta la vera logica politica per la quale questa Amministrazione è nata.”
Cosa manca per raggiungere questo obiettivo?
“Manca forse la “Politica”. L'amministrare anche bene, da solo non basta. Bisogna affascinare intellettualmente, coinvolgendo il più possibile le migliori risorse della società bassanese creando in essa la sensazione che il “Municipio” sia il megafono delle proprie sensibilità, l'architrave di un sogno che non si ferma al risultato elettorale e, investendo in interessi immateriali, crea il profondo cambiamento culturale della Bassano che si vuole.”
Ritiene quindi che l'attuale Amministrazione di Bassano stia volando basso?
“In potenza, come ho già detto, c'è tutto. C'è un sindaco che fa della trasparenza, dell'entusiasmo e della gratuita disponibilità l'elemento di coagulo di vari aspetti, primo fra tutto la messa in rete di esperienze diverse sotto il profilo culturale e politico.
C'è poi una maggioranza che esprime al governo una presenza femminile di assoluta novità per l'esperienza di una città come Bassano. Altro aspetto è dato da una compagine che, al di là di alcune esperienze pregresse, ha una piattaforma di novità e cambiamento generazionale. Un altro dato è fornito dalla volontà popolare che continua a salutare la vittoria di Cimatti come un grande elemento di discontinuità, non rompendo così il principio della “luna di miele” e mantenendo una credibilità che si è protratta al di là del fare.
Questi elementi dimostrano che la città è fortemente coinvolta nell'ipotesi di sostenere questa novità politica che Bassano ha espresso. Ecco perché bisogna osare.”
Osare, in che senso?
“Osare non vuol dire pensare di stravolgere il volto della città, ma scegliere uno o due punti del programma che possano caratterizzare questa legislatura come fondamento di vera trasformazione. Ma vuole anche dire attenzione alle piccole cose. Bassano è una città generazionalmente vecchia, che vive quindi meglio nella “tradizione”. Faccio un esempio: sento dire da tanti che è una città sporca. Manca in realtà nel cittadino la cultura di tenerla pulita, con divieti e prescrizioni che non sono assolutamente sanzionati. Bassano è un punto di riferimento di “orde” che il venerdì e il sabato sera si impossessano dei più rinomati punti del centro storico, creando “oltraggio” alla vivibilità per chi vi risiede. Bisogna scegliere quali interessi tutelare: quelli forniti da un'economia spicciola o da scelte che preservano la residenzialità sotto il profilo della permanenza e del rendere vivo, nella normalità, il centro storico.”
Uno dei progetti su cui punta l'attuale Amministrazione è la destinazione del Vecchio Ospedale, che si sta demolendo: prima un grande parcheggio, e in futuro una “Cittadella dei Servizi”...
“La scelta urbanistica definitiva per il Vecchio Ospedale è perfetta: mi spaventa la destinazione provvisoria a parcheggio. Un po' più di tempo per trovare le risorse e si doveva andare verso la costruzione della “Cittadella dei Servizi Pubblici” senza alcun passaggio intermedio. Qui non si è osato, con ripercussioni che determineranno, nel momento di smantellare il parcheggio per la costruzione degli uffici, una difesa dell'uso del sito così come si è configurato fino a quel momento. Una doppia fatica che non darà la possibilità di realizzare il manufatto durante questa legislatura.
Si sa che il merito di un'opera viene assegnato a chi la inaugura. Dispiacerebbe aver avuto la giusta intuizione, e assegnarne la paternità ad altri.”
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