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Redazione
Bassanonet.it
Special report
Sgarbi clamorosi
A Possagno a mezzanotte Vittorio Sgarbi dichiara: “Ora vado dal sindaco di Bassano per siglare il protocollo per la direzione unica dei due musei”. Improvvisa svolta della Possagnovela. Casarin torna in pole position
Pubblicato il 15-01-2020
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“La notizia è che abbiamo nominato il Comitato di Studio, di cui la coordinatrice è la Casarin. Questo in prima istanza all'ordine del giorno, approvato tutto. Poi adesso io vado a Bassano dal sindaco e facciamo un protocollo in cui si dice, con simmetrica responsabilità, che, secondo la volontà di Sartori Canova, si presume ci possa essere un solo direttore.
A quel punto si procede a una valutazione dell'incarico che a questa figura X, che può essere la Casarin, viene dato da Bassano, che siccome ha - come lei ha scritto - il concorso obbligatorio, può fare una nomina di due anni, che è una nomina transitoria in attesa del concorso. Questa nomina, una volta fatta da Bassano, attiva la nomina a Possagno del direttore che è qui, che è la stessa persona, in maniera tale che è un'azione concertata.
Il protocollo che io vado a far firmare al sindaco di Bassano adesso, e che domani poi porterà ai suoi uffici, indica non che noi nominiamo e poi loro forse nominano, ma che la nomina è una nomina condivisa tra i due sindaci di Bassano e di Possagno e il presidente, sulla base di un protocollo che dice: Bassano e Possagno possono avere un solo direttore. Però prima va fatto il protocollo, in cui Bassano si impegna alle stesse condizioni in cui si impegna Possagno, altrimenti avresti una nomina a Possagno e una che scade, come lei ha scritto, in marzo per la Casarin. Poi che questo direttore sia la Casarin è un'ipotesi ovviamente percorribile, salvo che uno degli altri componenti del Comitato di Studio, che è il più alto che si poteva nominare, non voglia concorrere a un bando dopo aver verificato, entro i primi di febbraio, che c'è la sua disponibilità. Nel Comitato ci sono quattro esponenti che possono essere disponibili a fare un possibile concorso, due dei quali han però già detto che non potrebbero venire a vivere qui. Quindi il nome presunto su cui convergiamo è quello della Casarin, che deriva dal fatto che, fatta una chiamata di altri quattro-cinque del Comitato di Studio, questi dicano no per una ragione o per l'altra. Il protocollo è la chiave su cui si muove la costruzione del direttore.”
Il presidente della Fondazione Canova Vittorio Sgarbi (foto Alessandro Tich)
È passata da poco la mezzanotte e quelle riportate sopra sono le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Fondazione Canova Vittorio Sgarbi a chi vi scrive, seduti su un divanetto della casa-museo di Antonio Canova a Possagno. È il momento conclusivo della lunga giornata di Sgarbi a Possagno, dove ha presieduto una riunione-fiume del Consiglio di Amministrazione e un primo incontro del neo costituito Comitato di Studio che dovrà organizzare le iniziative in vista del bicentenario della morte di Canova nel 2022.
Stare seduti è meglio, si attutisce l'effetto-sorpresa. Con tanti anni di giornalismo alle spalle, avendo visto e riportato di tutto e di più, sono rotto a qualsiasi colpo di scena e a qualsiasi improvviso rovesciamento di fronte. Ma questo li supera tutti.
Dunque, per ricapitolare: nel cuore della notte il presidente Sgarbi si trasferisce da Possagno a Bassano per far firmare al sindaco Pavan (che risulta averlo già incontrato a Possagno prima della seduta del CdA) un protocollo d'intesa che sancisce la volontà della Fondazione Canova e dei Comuni di Possagno e di Bassano di istituire una “direzione unica” dei due musei. La nomina del direttore unico spetta a Bassano del Grappa e il prescelto assume automaticamente anche la direzione di Possagno.
Si tratta di una nomina al momento “transitoria”, essendo sospeso il regolare concorso per il nuovo direttore dei Musei Civici di Bassano, della durata di due anni. Guarda caso, i due anni che intercorrono da qui al bicentenario Canoviano del 2022. Il che presuppone il fatto che a Bassano di riapertura del bando di selezione non se ne parlerà fino al 2023.
Tutte le strade convergono quindi nuovamente sul nome di Chiara Casarin, la “birettrice” annunciata, presupponendo la non disponibilità degli altri componenti del Comitato di Studio. Il tutto dopo che appena lo scorso 9 gennaio il Corriere della Sera aveva pubblicato la lettera di Sgarbi nella quale il presidente della Fondazione canoviana dichiarava che “non c'è una direttrice dei musei di Bassano e Possagno” e che “il resto è fantasia e, dall'altezza dei titoli di Casarin, rischia di compromettere la reputazione della Fondazione Canova”. Valutazioni che, nel giro di cinque giorni, si sono completamente rovesciate.
Mi trovo a Possagno perché, in occasione della riunione del CdA, sono stato personalmente invitato da Vittorio Sgarbi. Non per assistere al CdA, ovviamente, ma per partecipare alla cena di fine giornata che si svolge in realtà in un noto ristorante di Monfumo.
È una cena affollata: c'è il Consiglio di Amministrazione, il Comitato di Studio, la coordinatrice del Comitato (per il momento) Chiara Casarin, collaboratori e “affiliati” vari, in tutto una ventina di persone. Io sono qui, naturalmente, principalmente per apprendere gli esiti della lunga riunione appena conclusa, in particolare per quanto riguarda il nodo della direzione. Ma per avere notizie certe, come avete visto, dovrò aspettare fino a mezzanotte. Vittorio Sgarbi, nell'occasione, è sereno, rilassato, molto disponibile e in vena di aneddoti e di battute. Che le cose abbiano preso una certa direzione, però, lo capisco subito dalla disposizione dei commensali al tavolo, stabilita dallo stesso Sgarbi a inizio cena. “La Casarin si siede qui”, dice, indicando la sedia alla sua destra.
Poi, in attesa dell'antipasto, il presidente di Fondazione Canova ripercorre ad alta voce quelle che potremmo chiamare le “puntate precedenti” della sua presa di posizione sull'annunciata nomina della Casarin a direttrice di Possagno (con Bassano), decisa, a suo dire, a sua insaputa e da lui sconfessata fino all'altro ieri. Sulla Casarin inizia dicendo: “Lo sapete che io odio la parola “curatrice indipendente”...” (“Ma io lo avevo scritto nel 2004”, si giustifica lei). Poi rivela agli astanti di aver ricevuto delle autorevoli email contro la presunta nomina della professionista trevigiana e quindi indica me (“Tich scrive su un portale che dice cose molto precise, è l'avversario della Casarin”), sottolineando come nei miei articoli io abbia riportato “giustamente alcune incongruenze”.
Ma lo dice, in sostanza, per comunicare il fatto che ha dovuto acquisire delle informazioni per avere una conoscenza più completa della situazione in atto. A parte il fatto che io non sono l'avversario di nessuno, è comunque per me una bella soddisfazione professionale. Ma non ho ancora la notizia in mano. A fine cena chiedo dunque a Sgarbi: “Allora professore, me li dà questi cinque minuti?”: E lui: “Non qui. Venga con noi, stiamo andando a visitare la casa di Canova a Possagno.”
E così, dai dolci colli asolani prendo le strade che lambiscono la Valcavasia per recarmi a sera inoltrata, assieme agli altri, a Possagno City. Quella alla casa-museo di Antonio Canova, ubicata nel complesso del Museo Gypsoteca, non è una visita turistica.
Chiara Casarin non c'è, ma oltre a Sgarbi ci sono tutti gli altri componenti del Comitato di Studio, più altri consulenti e collaboratori. Si tratta in realtà di un sopralluogo, perché è volontà della presidenza Sgarbi riqualificare l'edificio.
La casa a tre piani del grande scultore - dove sono esposti gessi, modelli, dipinti, disegni, documenti e quant'altro - viene meticolosamente controllata sala per sala dal presidente e dal suo seguito per una prima e alquanto severa valutazione “a occhio” delle cose da cambiare: angoli da riallestire, cornici da sostituire, sedie e tendaggi da rimpiazzare, illuminazione da migliorare, impianti tecnologici da riadeguare. Così, almeno, nei giudizi colti al volo dalla “commissione” che sta compiendo il sopralluogo.
Il presidente di Fondazione Canova chiede ai componenti del Comitato di studiare gli interventi necessari per poter predisporre un piano dei costi, dopodiché sarà sua cura chiedere i soldi a importanti sponsor privati. Più che una visita, è un tourbillon di osservazioni dei nuovi Gypso Kings che richiamano costantemente l'attenzione di un già molto attento e concentrato Vittorio Sgarbi. In mezzo alla comitiva ci sono anch'io, ma per il semplice fatto che devo ancora intervistarlo. La qual cosa accadrà, appunto, sul divanetto di una delle sale, con grande disponibilità dell'intervistato, al termine dello scrupoloso giro di ricognizione, poco dopo lo scoccare della mezzanotte e una mezz'ora prima della annunciata firma by night del protocollo di intesa col sindaco Pavan a Bassano.
Ma un'anticipazione della news del giorno mi arriva indirettamente già nel corso della visita, tra un gancio da spostare e un tavolino da ricollocare, quando Sgarbi, all'ennesima osservazione di un membro del Comitato di Studio, gli dice: “Prendi appunti, fai una lista. Poi diremo tutto alla nuova direttrice.” Non serve una laurea in Semiotica per interpretare chiaramente il segnale.
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