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Finché la Dürer
A Bassano per la Cultura accadono i miracoli. Come quello di visitare una mostra che risulta ufficialmente già conclusa. Anzi no, è stata prorogata
Pubblicato il 03 ott 2019
Visto 3.826 volte
In principio era il caos. Vale a dire una mostra che, come indicano i totem e i cartelloni disseminati ovunque in città, si è conclusa lunedì scorso 30 settembre.
Mi riferisco ovviamente alla mostra “Albrecht Dürer. La collezione Remondini” che a Palazzo Sturm ha esposto (anzi: espone, e poi capirete perché metto il verbo al presente) le 214 incisioni dell'intera collezione remondiniana delle opere del sommo artista rinascimentale di Norimberga. La cosa insolita è che la sede della mostra, anche dopo il giorno “ufficiale” di chiusura dell'evento espositivo, presenta ancora tutte le indicazioni e la cartellonistica come se la mostra fosse ancora aperta. E il perché è presto detto: perché la mostra, in realtà, è ancora aperta. O - se preferite - è diversamente chiusa.
Mentre sto scrivendo, la comunicazione della proroga non è ancora pervenuta ai media da parte del Comune. Ma così è se vi pare. La notizia di cui sopra è stata appresa oggi dal vostro umile cronista, che questo pomeriggio ha fatto un salto a Palazzo Sturm dove ha notato alcuni turisti che sono tranquillamente entrati, visto che l'ingresso era aperto, e hanno preso il biglietto per visitare la mostra.
Foto Alessandro Tich
Con l'infallibile tecnica del finto tonto scientifico, ho quindi chiesto alla gentile addetta alla biglietteria: “Scusi, ma la mostra è ancora aperta?”. “Sì, è ancora aperta - mi ha risposto -. È stata prorogata fino al 19 gennaio. La comunicazione ci è arrivata questa mattina, devono ancora aggiornare tutti i cartelloni.”
Per la serie: ai confini della realtà. Dunque la mostra di Dürer è stata prorogata ma pubblicamente non lo sa ancora nessuno. Di solito, inoltre, le mostre di successo come questa (vedasi la mostra di Robert Capa al Museo Civico) o anche le mostre di insuccesso che abbisognano di nuova linfa per recuperare un po' di biglietti perduti (vedasi la mostra di Valentina sempre al Museo Civico) vengono prorogate prima della loro chiusura e non dopo per consentire all'organizzazione, che in questo caso è il Comune di Bassano del Grappa, di predisporre per tempo tutte le azioni di informazione, di comunicazione alla stampa e di aggiornamento della pubblicistica riguardanti il prolungamento del periodo di apertura.
So di scrivere cose elementari e scontate, perché non serve avere un Master in comunicazione per arrivarci. Ma le scrivo perché sono letteralmente allibito dall'approssimazione con cui questa fase di estensione temporale del più importante evento culturale della città viene gestita.
Una cosa è certa: il caso della mostra di Albrecht Dürer diversamente chiusa è il sintomo di questo strano momento di interregno tra la conclusione dell'incarico di direttore del Museo di Chiara Casarin, ufficialmente scaduto lo scorso 31 luglio, e l'imminente nomina da parte del Comune del consulente che avrà il doppio compito di condurre da una parte lo studio di fattibilità sulla futura direzione “di rete” dei Musei Civici (leggasi il nostro articolo “Aria di vacanza”) e, dall'altra, di svolgere per sei mesi il ruolo di direttore ad interim dei Musei Civici medesimi. E che potrebbe ancora essere, secondo i pronostici delle stelle, la stessa Casarin.
Una fase di transizione generata dall'amministrazione comunale, a seguito della quale la Cultura a Bassano appare in questo momento come una sorta di Terra di Nessuno dove non si procede su percorsi chiari e predefiniti, ma per navigazione a vista.
E che rischia di andare avanti ancora così, finché la Dürer.
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