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Viaggio dentro la spalla sinistra del Ponte assieme ad Angelo Nardini e a Cristina Nardini. “Nessun giudizio sul progetto, il nostro unico pensiero è la tutela dei nostri immobili e della nostra attività”
Pubblicato il 06 giu 2018
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Immaginatevi di trovare molto spesso il vostro nome nelle cronache di questo portale e dei giornali locali e non solo - e in alcuni periodi a cadenza persino quotidiana - per una questione che vi riguarda ma di cui, in questo momento, siete solo degli interessati spettatori. È quello che sta accadendo da alcuni mesi, e accadrà ancora, alla famiglia Nardini. Restauro del Ponte, accordo col Comune, disponibilità della spalla, verifica strutturale, progetto esecutivo: tutte le strade del cantiere senza inizio, quando si dirigono sulla sponda sinistra, si incrociano nel “nodo” della proprietà privata da cui il monumento simbolo della città inizia sul lato Bassano. E il perché è oramai ben noto: nella cosiddetta “spalla Nardini”, analogamente alla spalla opposta sulla riva di Angarano, il progetto strutturale del prof. Modena ha previsto l'ancoraggio della famosa trave reticolare di impalcato che in caso di piene eccezionali del Brenta avrebbe il compito di contenere le “azioni orizzontali” del fiume, scaricando la forza-peso della spinta idraulica proprio in corrispondenza dei punti di vincolo nelle spalle.
È insomma il Brenta che ti arriva in casa: non direttamente con l'acqua, se non ai piani inferiori come è sempre accaduto in caso di brentane, ma con gli effetti indiretti della sua pressione, contrastati da quella grande trave in acciaio inox e legno lamellare che costituisce il vero elemento distintivo del progetto esecutivo e che per la prima volta aggancerebbe un corpo estraneo all'interno delle spalle medievali del manufatto.
Da qui, come più volte scritto e spiegato dal vostro umile cronista, la richiesta di garanzie all'Amministrazione comunale della proprietà Nardini contenuta nell'articolo 16 della convenzione siglata il 3 marzo 2016: vale a dire la “verifica strutturale”, da eseguire a carico del Comune prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra, “sulla spalla e sulla sua risposta, anche in riferimento al sovrastante edificio, nonché sulla fattibilità e sostenibilità dell'intervento sul Ponte e sulla proprietà del Concedente”.
Angelo Nardini e Cristina Nardini sulla riva del Ponte di proprietà dell'azienda (foto Alessandro Tich)
Della questione “spalla Nardini” hanno parlato e stanno parlando ancora in tanti, ciascuno per i propri punti di vista, facendone anche un tema ricorrente di carteggi e documenti: l'Amministrazione comunale, sia per la parte politica che per la parte tecnica; la ditta Vardanega Costruzioni con i rispettivi consulenti; i componenti del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano; singoli professionisti del settore, appassionati delle intricate vicende della Pontenovela. Ora se ne occuperà anche l'ANAC, a seguito dell'esposto di Vardanega che ha lamentato la “non disponibilità” della spalla sinistra per le lavorazioni di cantiere, come ho scritto nell'articolo precedente. Ne parla continuamente anche la città, sia in piazza che nei social, neanche si parlasse del nuovo governo o della Nazionale di calcio. L'unica voce che fino ad oggi non si è ufficialmente ancora sentita al riguardo è proprio quella dei diretti interessati e cioè della proprietà privata.
È il motivo che - a questo punto della vicenda - mi ha spinto a richiedere un incontro con Angelo Nardini e con Cristina Nardini, che mi accolgono cordialmente, e con la consueta gentilezza e disponibilità, negli uffici della Ditta Bortolo Nardini Spa alla Grapperia sul Ponte. Angelo è il presidente e amministratore delegato della Spa, Cristina è componente del Consiglio di Amministrazione e si occupa degli aspetti finanziari e amministrativi della società di famiglia e di ultra-bicentenaria tradizione. Gli altri due componenti del CdA sono Antonio Guarda Nardini, che segue il commercio con l'estero, e Leonardo Nardini che si occupa del retail.
“Manteniamo un profilo basso - spiega Angelo Nardini - perché vogliamo rimanere equidistanti e neutri in questa fase molto delicata.” “L'accordo col Comune - aggiunge Cristina Nardini - è stato un modo per tutelare la nostra posizione e i nostri edifici. Non emettiamo alcun giudizio sul progetto del Ponte da cui ci siamo astenuti completamente. L'unica cosa è la tutela del nostro patrimonio immobiliare.”
Chiedo ai miei interlocutori che cosa si intende esattamente per “proprietà Nardini”.
E ricevo puntuale risposta: si tratta dell'intera serie di fabbricati che dallo stabile alla destra dell'ingresso del Ponte, passando per la Grapperia e per la spalla in essa contenuta, risale lungo via Ferracina fino alla confluenza con salita Ferracina, fatta esclusione del solo locale del negozio di cappelli “Petri”. La proprietà dei fabbricati è della Ditta Bortolo Nardini Spa. “Si tratta di proprietà originariamente frazionate che sono state acquisite dalla nostra famiglia nei secoli - mi dice il presidente -. Noi siamo responsabili nei confronti non solo della proprietà e del personale, ma la nostra è una responsabilità che durerà nel tempo.” “Il dubbio sollevato dal nostro ingegnere - rivela ancora la dottoressa Cristina - è il fatto che le conseguenze di un evento sul Ponte possano ripercuotersi su tutti gli edifici. Vediamo cosa ci dicono.”
Il complesso immobiliare privato nel cui cuore, e cioè nella spalla, dovrebbe essere innestata la grande trave reticolare del progetto è composto da elementi sovrapposti o modificati nel corso dei secoli, di cui permangono a tutt'oggi numerose e in parte ancora inesplorate testimonianze. Se ne è reso conto anche l'ing. Giorgio Rizzo, il consulente incaricato quest'anno dal Comune di eseguire la verifica strutturale sulle proprietà Nardini come da articolo 16 della convenzione.
“L'ingegner Rizzo - riferiscono i Nardini - è venuto qui un paio di volte. La prima per farsi conoscere, la seconda per prendere visione dei luoghi. Ha visto che la situazione è molto complessa. Il nostro edificio è stato soggetto a varie modifiche, con rimaneggiamenti che risalgono almeno dal 1200, ed è stato ristrutturato nel 1985.”
Ed è proprio facendo un giro nei locali non sempre aperti al pubblico della Grapperia, accompagnato dai due rappresentanti della proprietà, che mi rendo conto anch'io della complessità della composizione dello stabile.
Nel piano inferiore al livello del fiume diverse parti di muratura, con resti di archi, di colonne e di antiche aperture, convivono quasi a stratificare le varie epoche della costruzione, dal Medioevo fino ai giorni nostri. Proprio a fianco della spalla, sul lato sud, una antica porta ad arco fa intravvedere una galleria sotterranea di cui sono noti e praticabili solo i primi metri: si ritiene possa trattarsi di uno dei “tunnel di fuga” del Castello degli Ezzelini, di cui altre tracce sono state rinvenute in altri interrati del centro storico. Ma in tutto l'edificio, mi spiega ancora Angelo Nardini, ci sono anfratti e cunicoli, compresi un profondo pozzo e anche un sotterraneo, coperto da una piccola botola da dove in passato venivano conferite le vinacce. “È una specie di groviera, qui”, commenta spiritosamente ma efficacemente Cristina.
È ancora ignota, inoltre, la reale composizione delle fondamenta storiche. “Sembra che l'edificio sia sorto sopra a delle palafitte - continua Angelo -. Quando il Brenta è in piena, in alcune sale l'acqua risale da sotto il pavimento.”
La vera sorpresa, però, è il viaggio all'interno della spalla: quasi degno di un romanzo alla Giulio Verne. Sotto i piedi delle tantissime persone che gustano l'aperitivo all'esterno dell'ingresso della Grapperia non c'è infatti un muro pieno, ma due tunnel che collegano i locali a sud con quelli a nord nei piani inferiori del pubblico esercizio. Li vediamo nelle foto scattate oggi e pubblicate sotto. Il tunnel che sta più sopra, di cui resta visibile la muratura originaria sopra i due archi di ingresso, è stato sottoposto a un intervento di ristrutturazione. Mentre il tunnel della spalla al piano di sotto, escluso al passaggio da una doppia grata, è ancora preservato nel suo antico stato originale.
Quello che invece ancora non si sa è che cosa ci sia all'interno del “resto di muro” che separa i due tunnel dalla parete esterna della spalla affacciata sul fiume. All'interno del complesso della spalla, infine, sono compresi anche i bagni della Grapperia.
“È un edificio molto fragile”, sottolinea Cristina Nardini sintetizzando i timori della proprietà a riguardo dell'ancoraggio della trave nella spalla che secondo il consulente della Ditta Bortolo Nardini Spa ing. Gilberto Sarti equivale “a mettere il motore di una Ferrari in una 500”. “Ho anche sentito - aggiunge la componente del CdA - che l'ing. Modena avrebbe proposto delle modifiche al progetto togliendo i tiranti nella spalla e sostituendoli con un cordolo che arriverebbe sotto il lavandino del bancone di mescita. Ma noi queste modifiche non le abbiamo mai ricevute. Ed è sul progetto originale, con i tiranti nella sponda, che abbiamo fatto l'accordo.”
La situazione, dunque, è molto lentamente in progress e il lavoro del consulente del Comune ing. Rizzo, comprendente anche il contraddittorio con il suo omologo della controparte privata ing. Sarti, durerà per diverso tempo ancora.
E profilo basso e discrezione, in questa fase decisiva per i destini del progetto esecutivo del Ponte, continuerà ad essere il codice di comportamento della famiglia Nardini.
“Non diamo alcun giudizio sul progetto, non ne abbiamo le competenze - ribadiscono i due esponenti della proprietà -. Il nostro unico pensiero è la tutela degli immobili e la tutela della nostra attività.” “A noi interessa che il Ponte venga risistemato prima possibile - concludono Angelo e Cristina Nardini -. Nel rispetto dei nostri edifici, la nostra volontà è quella di collaborare al massimo.”
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