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Sul Ponte sventola
Considerazioni a ruota libera sulle oltre 40.000 letture del nostro articolo “The End”
Pubblicato il 01 mag 2018
Visto 4.920 volte
Prima di scrivere queste righe, abbiamo atteso che venisse raggiunto e superato un traguardo: le 40.000 letture del nostro articolo “The End”. Online dalle 0:34 di sabato 28 aprile, lo special report sulla comunicazione della Vardanega al Comune dell'interruzione dei lavori sul Ponte e di richiesta della chiusura del contratto di appalto in autotutela ha oltrepassato le 25.000 letture nel solo primo giorno di pubblicazione e le 30.000 la mattina successiva, sfondando la barriera delle 40.000 alle 14:50 di oggi. Un exploit ottenuto in soli tre giorni e mezzo. Non era mai successo nella storia di Bassanonet.
Altri articoli hanno richiamato numeri di “clic” ancora superiori, ma spalmati per periodi di tempo molto più lunghi. E le letture della notizia che il nostro portale ha dato in anteprima, con dovizia di particolari, non si sono ancora esaurite.
L'articolo è stato condiviso abbondantemente sui social, il link ha cominciato a girare sui telefonini via Whatsapp già alle 7 di mattina di sabato e pare che abbia raggiunto gli smartphone anche di importanti rappresentanti istituzionali della Regione.
Foto Alessandro Tich
Il reportage sulla decisione della Vardanega di chiamarsi fuori dal cantiere - ma presentando il conto, proponendo al Comune una soluzione per uscire dal vicolo cieco e rivendicando spettanze e danni - ha registrato dunque un boom senza precedenti, ma non è un caso a se stante. “The End” a parte, gli altri nostri articoli sulla vicenda del Ponte pubblicati negli ultimi 15 giorni (9 articoli in tutto, da “Mission : Impossible” in poi, e ci limitiamo solo a questi) hanno totalizzato infatti, nel momento in cui stiamo scrivendo, oltre 36.400 letture complessivamente. Una ragione ci dovrà pur essere.
E le ragioni, fondamentalmente, sono due.
Il primo motivo è rappresentato dal fatto, confermato proprio dai clamorosi dati di lettura, che c'è una grande fame di notizie sul Ponte di Bassano. E per notizie intendiamo dire notizie vere, non mediate dall'interpretazione del momento dell'amministratore di turno, attestate nero su bianco da documenti protocollati. Per “verità” della notizia - va chiarito - non si intende la “verità” di quello che sostengono e contestano l'Amministrazione e la struttura tecnica comunale o di quello che sostiene e contesta Vardanega (che rappresentano, per definizione, due “verità” opposte), bensì la trattazione oggettiva di entrambe le posizioni, necessaria e sufficiente al lettore per costruirsi un'opinione e trarre le conclusioni sulle vere responsabilità di questo disastro amministrativo.
C'è dunque - lo ribadiamo - una grandissima fame di notizie sul Ponte. E se c'è fame vuol dire che mancava il cibo: la conoscenza di quello che sta realmente accadendo.
Non che l'informazione sulla soffertissima e infinita telenovela del progetto, dell'appalto e del cantiere sia mai mancata sui media locali (da parte nostra, e compreso questo, abbiamo scritto sull'argomento oltre 200 articoli negli ultimi tre anni), ma è quasi sempre stato un riferirsi alle dichiarazioni a mezzo stampa - sia dell'una che dell'altra parte, consulenti tecnici compresi - e non agli atti.
Eppure, negli ultimi due mesi, al tourbillon di rimpalli sui media dell'Amministrazione e dell'assessore di riferimento (“Ora tutto compete all'impresa e in questa finestra l'impresa deve sistemare le prime due stilate”) e dell'impresa esecutrice (“Ci siamo con le opere e per andare avanti con gli interventi di lavoro”) ha corrisposto tutt'altra realtà delle cose. Troppo anomalo e misterioso quel continuato blocco dei lavori, troppo inspiegabile quel deserto di uomini e mezzi sopra le ture costruite chissà per che cosa.
Finché, lo scorso 30 marzo, la Direzione Lavori non ha trasmesso alla Nico Vardanega Costruzioni Srl la formale comunicazione dell'avvio di procedimento di risoluzione in danno del contratto per grave inadempienza, grave irregolarità e grave ritardo.
La qual cosa ha generato una serie di repliche e controdeduzioni della ditta, in un carteggio con l'ente comunale in cui sono venuti fuori tutti gli altarini che non si conoscevano: l'indisponibilità della spalla sinistra o “spalla Nardini”, senza il cui consolidamento e appoggio è impossibile ripristinare la prima pila o stilata del Ponte come da progetto; l'impossibilità di prevedere qualsiasi operazione lato Bassano prima dell'esito della verifica strutturale sui fabbricati Nardini, in corso di effettuazione (?) appena adesso dopo il contratto siglato tra Comune e Nardini ancora il 3 marzo 2016; la mancata indicazione nel progetto esecutivo dei calcoli e delle modalità di riallineamento delle pile ulteriormente cedute dopo la sua approvazione; la necessità di riprogettare la trave inox di fondazione dopo la puntellazione di sicurezza delle prime due stilate, pericolanti, effettuata in autonomia dalla ditta nell'estate 2017; l'irreperibilità sul mercato della qualità del legno prescritto dal progetto per le colonne.
Citiamo solo alcuni dei numerosi nodi ancora irrisolti, al volo e a memoria.
Al netto di ciò che si pensi su questa tristissima storia, sono tutti problemi oggettivi: attinenti cioè allo stato reale delle cose. L'Amministrazione comunale e nella fattispecie il sindaco (negli ultimi giorni il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici appare trincerato in un assordante silenzio) continua a sostenere la sua tesi: i ritardi e i problemi del cantiere senza inizio sono totalmente di responsabilità dell'impresa appaltatrice.
E allora poniamo anche il caso che la colpa del gigantesco impasse sia esclusivamente ascrivibile alla Vardanega e che tutte le eccezioni e contestazioni sollevate dalla ditta - come ipotizzato da una certa corrente di pensiero - siano un abile stratagemma per “mascherare” una presunta incapacità ad eseguire i lavori ovvero, come dichiarato da Poletto da qualche parte a riguardo della comunicazione di interruzione lavori, “un grottesco tentativo di salvare la faccia”. Rimarrebbe comunque inequivocabile il dato di fatto che i rilevanti problemi emersi in fase di esecuzione e non ancora risolti, anche nell'ipotesi di inadeguatezza dell'appaltatore, sono problemi veri. Seriamente veri.
E sono tutti relativi al progetto e alla sua fattibilità esecutiva. E in questa corsa generale a salvare la faccia, che promette di degenerare in contenziosi legali e quindi in cause giudiziarie, prima o poi qualcuno finirà a sbatterla contro un rostro.
Ah, dimenticavo: e la seconda ragione del clamoroso boom di letture di “The End” e dell'alto seguito di tutti gli altri articoli dedicati alla vicenda del Ponte?
È sempre collegata alla fame di notizie sui destini del nostro monumento simbolo e più in generale sulle grandi questioni della città e del territorio. Ed è la netta sensazione, confortata dalle statistiche delle visualizzazioni, che il pubblico stia sempre più capendo ed apprezzando l'indipendenza della linea editoriale di Bassanonet nel raccontare e interpretare ciò che accade attorno a noi. Oltre 40.000 letture in tre giorni di quello che è il reportage dei record per il nostro portale ne danno inequivocabile conferma, ma sono anche il chiaro segnale di un'altra cosa. E cioè della comune preoccupazione, per chi scrive e chi legge, per la prognosi sulle condizioni del grande malato sul Brenta che continua dopo tre anni ad essere riservata e della comune speranza che in questo oscuro tunnel dei Lavori Pubblici si accenda finalmente una luce.
Si potrebbe dire, citando il poeta (Arnaldo Fusinato), che “sul Ponte sventola bandiera bianca”. Ma chi vi scrive ha il vizio dell'ottimismo e preferisce - nonostante tutto - veder sventolare le bandiere tricolori allestite sul Ponte per l'adunata alpina di domenica scorsa. Invocando l'auspicio che sull'intervento di restauro del Ponte di Bassano, anche se non potrà accadere in tempi stretti e non necessariamente con questi amministratori, cambi finalmente la direzione del vento.
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