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Redazione
Bassanonet.it
Il chiodo nel legno
Incredibile: la qualità del legno prescritta e richiesta dal progetto esecutivo per le colonne del Ponte, con precise caratteristiche di dimensione, classificazione e stagionatura, è irreperibile sul mercato
Pubblicato il 24-04-2018
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Ponte Vecchio: che il Comune e la Vardanega siano ormai ai ferri corti lo sanno anche - come scriviamo spesso - i sassi del Brenta. E a meno di improbabili “miracoli” in zona Cesarini, il punto di rottura (vedasi “ultimatum” di ieri del sindaco Poletto) è sempre più imminente. Questione, a quanto pare, di giorni. Alle reciproche contestazioni, nel frattempo, si aggiungono anche le legnate. Perché è il legno, oggi, il nuovo oggetto del contendere: un aspetto non pienamente emerso nelle cronache di questi ultimi anni, ma fondamentale per il restauro del più famoso e celebrato ponte di legno d'Italia.
Tra i vari addebiti contestati dalla Direzione Lavori all'impresa appaltatrice vi è infatti anche il mancato approvvigionamento, al presente, della fornitura di legno prevista dal progetto esecutivo per la sostituzione delle colonne usurate delle pile.
Lo stabilisce l'elenco prezzi correlato al Capitolato Speciale di Appalto: per le colonne viene prescritto “legno di Rovere del diametro di 40 cm e di classificazione D30”.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
E qui entriamo già nello specifico tecnico. Basti comunque sintetizzare il concetto spiegando che “D30” è una sigla, collegata alla normativa europea del settore, che indica la classe di resistenza “a flessione” per il legno massiccio di latifoglia.
Che la Vardanega non abbia ancora reperito la fornitura di legno prescritta è un dato di fatto. Ma per un semplice, quanto incredibile motivo: quella qualità di legno - con le caratteristiche richieste dal progetto Modena - non è reperibile sul mercato.
È quanto ribadisce la stessa ditta in una sua richiesta, trasmessa in data odierna al RUP e al Direttore dei Lavori, sulla definizione della qualità del legno da utilizzare.
L'interrogativo non è di questi giorni. Come apprendiamo da fonti bene informate, già nello scorso mese di novembre si era svolto un incontro tra la ditta e i referenti tecnici comunali per la specificazione (evidentemente non ancora definita) delle caratteristiche meccaniche e di umidità per la fornitura delle colonne in legname delle pile.
A questo punto il normale cittadino, o uomo della strada che dir si voglia, è legittimato a chiedersi come mai - a quasi un anno e mezzo dalla consegna del cantiere - non si sappia ancora che tipo di legno utilizzare per il restauro, per quanto precisamente indicato dal progettista e dal Capitolato Speciale di Appalto. E la questione, per l'appunto, è tutta incentrata nelle stesse prescrizioni del progetto, tra cui la “densità media” della qualità del materiale richiesto che sta ad indicare legno ben stagionato.
Dopo una serie di ricerche della ditta esecutrice presso i principali fornitori è emerso infatti che il tipo di legno prescritto dal progetto è praticamente introvabile.
Si tratterebbe, in pratica, di reperire del legname in blocco unico di dimensione del tutto inusuale e con una stagionatura di almeno 10-20 anni.
L'impresa, nel settembre dell'anno scorso, ha quindi richiesto un parere alla Federlegnoarredo. La quale non è, nel settore in questione, una federazione qualsiasi: rappresenta difatti le imprese nazionali della filiera produttiva che va dalla lavorazione della materia prima legno alla produzione di mobili, arredo e accessori.
Con la stessa Federlegnoarredo il Comune di Bassano ha peraltro sottoscritto un accordo di collaborazione, ancora nell'ottobre 2014, motivato dalla necessità “di avere a disposizione adeguate competenze professionali relativamente all'analisi dei materiali lignei” per il restauro del Ponte e organizzato in un gruppo di lavoro tecnico a cui la federazione ha contribuito attraverso l'esperienza dei tecnici Assolegno.
Ebbene: a precisa questione posta dall'impresa appaltatrice, l'ufficio tecnico di Federlegnoarredo ha fornito altrettanto precisa risposta. E cioè che risulta “altamente improbabile” reperire sezioni col diametro richiesto di Quercia e/o Castagno “considerando altresì una sezione costante dell'elemento lungo tutta la lunghezza”, come da progetto. Una circostanza che, come da risposta della federazione dei produttori nazionali settore legno, rende “contestualmente non possibile evadere la commessa in senso pratico”. Il parere di Federlegnoarredo è stato già trasmesso a suo tempo alla Direzione Lavori, ma l'impasse tecnico-operativo non risulta ancora risolto.
E nel richiedere ulteriormente la definizione della qualità di legno da utilizzare, la ditta evidenzia “l'ennesimo errore progettuale che prevede forniture non disponibili sul mercato”. La Vardanega rimarca che “un progetto non è una prova di abilità né una caccia al tesoro” e sottolinea che “è un preciso obbligo del progettista verificare la disponibilità dei materiali previsti”. In mancanza di una variante di progetto, pertanto, l'impresa si dichiara non in grado di eseguire alcuna richiesta di materiale ligneo per le colonne.
Un nuovo chiodo piantato nel legno che si aggiunge sulla Croce di una soffertissima vicenda che promette di arrivare presto, molto presto, al suo epilogo.
Intanto in questo periodo dovrebbe eseguirsi lo smantellamento delle ture, in previsione della “finestra” primaverile delle piene del Brenta. Ma anche qui la situazione è attualmente in sospeso, fino a nuovo ordine. Nell'intenso carteggio degli ultimi giorni con il Comune la Nico Vardanega Costruzioni Srl ha richiesto infatti alla Direzione Lavori “sollecite indicazioni” sulle modalità di esecuzione - totale o parziale - della rimozione delle ture, ricevendo una risposta ritenuta “generica” e non soddisfacente.
La ditta appaltatrice, in mancanza di uno specifico Ordine di Servizio della Direzione Lavori, potrebbe anche non rimuovere le ture sollevandosi da responsabilità per qualsiasi danno. Se non è questo l'inizio della fine, ditemi che cos'è.
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