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L'acqua del sindaco
Inaugurata in piazza Garibaldi la Fontana Bonaguro, restituita all'antico splendore dal restauro finanziato dalla Promo Bassanopiù. Con l'intervento del sindaco Poletto e del...suo illustre predecessore Antonio Giaconi Bonaguro
Pubblicato il 23 lug 2017
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L'acqua del sindaco? Esiste veramente.
Il sindaco in questione è il commendatore Antonio Giaconi Bonaguro (1839-1907), benemerito primo cittadino di Bassano dal 1889 al 1903. È stato infatti il sindaco che ha portato l'acqua in città, avviando e realizzando in soli undici mesi - tra il 1896 e il 1897 - la costruzione dell'acquedotto cittadino, progettato dall'ingegnere milanese Enrico Carli. Acqua Doc, prelevata dalla sorgente dei Fontanazzi a Cismon e portata in città attraverso tubature d'acciaio fino a sgorgare nel cuore del centro storico: in piazza Garibaldi.
Nel punto in cui si trovava una maleodorante fossa interrata di raccolta dell'acqua piovana, il 28 novembre 1897 sgorgava il primo zampillo di acqua corrente.
I sindaci Riccardo Poletto e, eccezionalmente dal passato, Antonio Giaconi Bonaguro davanti alla fontana restaurata (foto Alessandro Tich)
Ma era solo il preludio di quello che, di lì ad appena un anno, sarebbe sorto su quello stesso punto diventando una delle icone inconfondibili della città: la monumentale fontana neobarocca, voluta, pagata di sua tasca e “donata alla patria” dallo stesso sindaco Giaconi Bonaguro, che da allora ha rinfrescato generazioni di bassanesi e che oggi porta doverosamente il suo nome.
Nasceva così la “fontana rosa”, realizzata in gran parte col marmo rosato delle cave veronesi, scolpita dai veronesi Carlo e Attilio Spazzi e progettata, per la parte idraulica, dall'ingegnere-architetto Daniele Donghi dell'Ufficio Tecnico di Padova: quelli che, nel linguaggio dei Lavori Pubblici di oggi, si chiamerebbero “professionisti esterni”.
L'artistica fontana fu inaugurata il 9 ottobre 1898 davanti a una folla inverosimile: Bassano, che aveva sempre sofferto insormontabili problemi a far sgorgare l'acqua in centro città a causa della sua posizione elevata, poteva finalmente dissetarsi in piazza a piene mani.
È il significativo capitolo del passato di questa città che riemerge alla pubblica attenzione in un'altra giornata importante per lo storico manufatto idrico. La giornata della nuova restituzione alla città della Fontana Bonaguro, riportata all'antico splendore dall'opera di restauro promossa e finanziata dalla Promo Bassanopiù e realizzata in collaborazione con la Pro Bassano e con le Arti per Via.
Un anno e mezzo di progettazione e procedure preliminari e quindi 90 giorni di silenzioso e certosino lavoro, nascosto agli occhi dei passanti dalle impalcature rimosse in mattinata, compiuto dal restauratore Eugenio Rigoni, titolare della Restoring Art di Rossano Veneto. Un intervento costato poco più di 20mila euro, attinti dai fondi della Promo Bassanopiù che dopo il restauro della Loggia del Municipio ha nuovamente utilizzato per il bene della città il tesoretto lasciato in cassa dal suo compianto e lungimirante fondatore Adriano Loss.
Quella della Fontana Bonaguro restituita è anche l'“inaugurazione dei due sindaci”.
Alla cerimonia di scoprimento dell'opera restaurata, coordinata dal presidente delle Arti per Via Gianni Posocco, interviene infatti il sindaco di Bassano Riccardo Poletto, con fascia tricolore, affiancato dal suo esimio predecessore Antonio Giaconi Bonaguro, con fascia giallo-rossa. Che altri non è che un figurante delle Arti per Via, in costume d'epoca, chiamato nell'occasione a reincarnare l'illustre amministratore e benefattore.
Assieme a lui ci sono anche gli altri figuranti del “museo itinerante” bassanese, tutti vestiti da fine '800 per ricreare l'atmosfera dell'inaugurazione di 119 anni fa, che modernizzò definitivamente Bassano alle porte del Ventesimo Secolo.
La data per la cerimonia inaugurale non è casuale: il 22 luglio ricorre infatti il 1019simo compleanno della città di Bassano, come da primo documento (22 luglio 998) attestante ufficialmente l'esistenza della Pieve di Santa Maria della Plebe, oggi Santa Maria in Colle. Da qui lo speciale “regalo” offerto dai promotori del restauro alla comunità cittadina.
Alle sei del pomeriggio, ora fissata per la celebrazione, piazza Garibaldi è inondata da un sole di luglio ancora alto e torrido. Il clima ideale per non vedere l'ora di veder sgorgare l'acqua dalla fontana. Ma bisogna soffrire ancora un po', perché è il momento dei discorsi di rito. E sotto i raggi cocenti, il sindaco Poletto in giacca e cravatta e i figuranti delle Arti per Via con cappelli, gilet e gonne lunghe regalano un momento di puro eroismo termostatico. Parlano il sindaco (quello attuale), il presidente della Promo Bassanopiù Renzo Stefani - che annuncia anche il futuro progetto del completamento del restauro della Loggetta del Municipio, col rifacimento del pavimento - e il presidente della Pro Bassano Renzo Stevan.
Si passa quindi al fatidico momento dello scoprimento del velo che incappuccia il monumento restaurato: onore concesso a quattro mani al sindaco Poletto e al suo insigne “collega” Giaconi Bonaguro. E prima ancora dell'acqua, sgorga spontaneo l'applauso della piazza. Rieccola qui, la Fontana Bonaguro: rimessa a posto, ripulita e restituita alla sua rosea imponenza. Passa qualche secondo e arriva anche l'acqua: da tutte le bocche delle sculture tornano a sprizzare i ritempranti getti provenienti dall'acquedotto.
È l'attimo fuggente del rompete le righe. I telefonini si scatenano a fotografare la fontana riconsegnata al suo decoro e ritornata a funzionare, mentre i baristi di Confcommercio offrono agli astanti una festosa bicchierata.
Nell'occasione i promotori del restauro diffondono tra i presenti la pubblicazione gratuita “La fontana di Piazza Garibaldi 1897 - 2017. 120 anni di storia”, edita per l'occasione, con le foto del coordinatore editoriale Mario De Marinis e di Laura Donazzan e con i testi di Andrea Minchio e Agostino Brotto Pastega. E c'è anche un piccolo “segreto”.
A rivelarmelo è il segretario della Promo Bassano Più Gianfranco Baccin, che mi mostra e mi fa fotografare una piccola macchia bianca nascosta nel basamento della fontana.
Si tratta di una macchietta di calcare, lasciata appositamente in quel punto a testimonianza dello strato di incrostazioni, arrivato fino ai due millimetri di spessore, che aveva invaso l'artistica struttura e che è stato completamente rimosso.
E mentre l'acqua del sindaco continua a sgorgare, la Fontana Bonaguro vive la sua restituzione più autentica: quella della gente, che sale gli scalini per toccare di persona i ritrovati zampilli. E mentre l'aria è ancora afosa, c'è chi ne approfitta per berne un sorso, chi per bagnarsi le mani, chi per rinfrescarsi il capo oppure il viso.
Non è solo un momento di ristoro estivo: è il refrigerio della Storia.
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