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“In questo ultimo periodo di tempo l'unico modo di fare politica sembra sia quello di gridare più forte degli altri. Assistiamo ogni giorno a baruffe dei nostri politici i quali raramente ragionano sui problemi da risolvere. Vi sono forti pregiudiziali politiche, a volte anche personali, in cui si arenano le discussioni senza mai giungere ad un momento di sintesi in cui le decisioni devono essere prese. In questo modo i problemi non trovano soluzione e si accavallano l'un l'altro.”
E ancora: “Questo succede a livello nazionale, ma anche ai livelli istituzionali inferiori (Regione, Comuni). Sembra che i nostri pubblici amministratori abbiano perso contatto con la realtà. Noi cittadini, gente comune, abbiamo bisogno di risposte immediate e concrete.”
Leggi queste parole e ti vengono in mente - lasciando stare le beghe nazionali e per restare solo nella cronaca locale di queste ultime settimane - le scintille e le polemiche scoppiate tra gli opposti fronti politici, rappresentanti le rispettive maggioranze in Regione e in Comune, a riguardo di alcune importanti questioni bassanesi e territoriali: chiusura temporanea del Ponte degli Alpini per la partenza del cantiere, Superstrada Pedemontana, Tribunale delle Imprese.
Foto Loris Fostari - archivio Bassanonet
Quelle che ho riportato sopra, virgolettate, sono dunque parole attualissime.
E ce ne sono ancora altre, che riporterò di seguito, che sembrano scritte oggi.
Ma con un non trascurabile dettaglio, che cambia radicalmente la prospettiva delle cose: sono state scritte, infatti, esattamente vent'anni fa.
Il testo citato è l'inizio dell'editoriale di copertina del numero di febbraio/marzo 1997 di “Noi Commercianti”, storica rivista bimestrale di quella che oggi si chiama Ascom ovvero Confcommercio Bassano e che allora si chiamava UMCE, vale a dire Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi del Mandamento di Bassano del Grappa.
E a scrivere quelle parole era stato l'allora presidente dell'UMCE Giovanni Menegon.
Erano davvero altri tempi: sindaco di Bassano era Lucio Gambaretto, pubblici amministratori e rappresentanti di categorie economiche e sindacali del comprensorio erano riuniti nel Forum degli Interessi dell'Area Bassanese e la questione del momento, all'epoca, era il destino dell'area dismessa del Vecchio Ospedale.
Ma rileggere il contenuto di quell'intervento è un ritorno al futuro di sorprendente corrispondenza con i tempi odierni.
Mi sono imbattuto nell'editoriale di Gianni Menegon per caso.
In quegli anni collaboravo con “Noi Commercianti” e in questi giorni ho ripreso in mano, scartabellandoli, alcuni numeri della rivista contenenti i miei articoli che ancora conservo da qualche parte a casa. Finché non mi è capitato davanti agli occhi quel testo intitolato, profeticamente, “Una città da risvegliare”. Titolo che potrebbe benissimo applicarsi ad uno dei tanti articoli di attualità, o “Tich Nervosi” vari, pubblicati in questi mesi e negli ultimi anni su Bassanonet. Dove più di una volta abbiamo affrontato e approfondito il concetto della “Bassano Bella Addormentata”, incapace di “decollare” e di fare squadra per ricuperare la dimensione, che le compete, di riferimento del comprensorio e di riconosciuta ed effettiva ottava (se non settima, rispetto a Belluno) città del Veneto.
“Come potrà mai Bassano - scriveva nel 1997 il presidente dell'UMCE - rivendicare il suo ruolo di capitale della Pedemontana, quando non esiste un progetto, una strategia che si muova in questi termini? Continuiamo a rincorrere i problemi contingenti senza avere un progetto generale di sviluppo.”
“Dobbiamo avere il coraggio - continua il testo - di affrontare il tema centrale della città: la politica urbanistica, attorno a cui ruotano la viabilità, i parcheggi, lo sviluppo e la progettazione di aree integrate come l'area ex Ospedale, Caserma Cimberle Ferrari, Largo Parolini, Ferrovia, Piano Mar, Area Giesse.”
Nei vent'anni successivi le sopra citate questioni urbanistiche sarebbero riemerse a più riprese all'attenzione della cronaca cittadina.
Alcune di queste - come l'ex caserma Cimberle Ferrari, oggi cantiere del primo stralcio del Polo Museale Santa Chiara - dopo un travagliatissimo iter avrebbero trovato la loro destinazione d'uso. Ma altre, nell'anno del Signore 2017, sono ancora sospese nel limbo del “domani chissà”: è il caso dell'intera porzione di città compresa tra la ferrovia, Largo Parolini e il Piano Mar che ancora dai tempi delle epiche battaglie contro le Torri di Portoghesi, e dei successivi rimodulati accordi tra Pubblico e Privato, attende di essere ridisegnata. E la stessa area del Vecchio Ospedale, provvisoriamente adibita dall'Amministrazione Cimatti a sede del parcheggio “Le Piazze”, non sa ancora se il suo destino definitivo sarà quello di parking a pagamento a servizio del centro storico oppure qualcos'altro.
Il tutto compreso in un andamento generale della vita amministrativa e cittadina in senso lato che è restia a volare alto e che - solo per fare uno specifico, ma significativo esempio - fa trascorrere anni per promuovere una non ancora compiuta strategia condivisa di marketing territoriale e per costruire, come da progetto ancora in divenire, un Marchio d'Area.
“Dobbiamo, dunque - concludeva Giovanni Menegon in quel suo ancora oggi attualissimo articolo di venti anni fa -, uscire tutti allo scoperto: forze politiche, Associazioni, cittadini. Avviare un dibattito in cui emergano e si spieghino le diverse componenti sociali ed economiche e che giunga ad un indirizzo preciso: come vogliamo sia la Bassano del secondo Millennio.”
Ora nel secondo Millennio ci siamo dentro già da un pezzo, ma quell'“indirizzo preciso” non appare profilarsi ancora all'orizzonte. Viviamo di quotidianità e di interventi del presente, avulsi da un vero piano strategico per la Bassano del futuro.
Quell'editoriale rispolverato dal mio archivio domestico di “Noi Commercianti” conferma la teoria che avevo già esposto lo scorso gennaio nel cliccato articolo “Gira la giostra”, secondo la quale molte questioni dell'attualità bassanese continuano a girare, con l'illusoria sensazione che il mondo ruoti attorno a noi, per poi ritrovarsi nuovamente al punto di partenza. Possono passare anche vent'anni, ma siamo nuovamente sempre lì.
È l'Eterno Ritorno dell'Uguale (ma sì, dai, citiamo ancora una volta il mitico Nietzsche) di una città che continua a ripetere il suo corso, rimanendo - nel bene e nel male - sempre se stessa.
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