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Semo bilingui, ciò!
Approvata dal consiglio regionale la legge che riconosce lo status del popolo veneto come “minoranza nazionale” con diritto alle tutele previste dalla Convenzione Quadro di Strasburgo e al bilinguismo veneto-italiano
Pubblicato il 07 dic 2016
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Eh, sì: in Italia per diventare minoranza bisogna prima far ricompattare la maggioranza. Ed è quello che è successo ieri al consiglio regionale del Veneto.
Ricomposti gli attriti tra Lega Nord da una parte e Forza Italia e Fratelli d'Italia-AN dall'altra, l'assemblea regionale ha approvato la legge che prevede il bilinguismo nel Veneto e il riconoscimento dello status dei veneti come “minoranza nazionale”.
Il Pdl (Progetto di legge)116 - che equipara di fatto i veneti ai sudtiroresi dell'Alto Adige oppure agli sloveni del Friuli Venezia Giulia sulla base della Convenzione Quadro per la protezione delle minoranze nazionali, siglata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 1 febbraio 1995 - è passato con 27 voti a favore (Lega Nord, Lista Zaia e tre consiglieri della Lista Tosi), 16 contrari (Pd, Movimento 5 Stelle, Lista Moretti e il capogruppo tosiano Stefano Casali) e 5 astenuti (Forza Italia e Fratelli d'Italia-AN).
Foto Alessandro Tich
Il testo emendato della legge, dopo le modifiche apportate dal relatore Riccardo Barbisan (Lega Nord), non prevede più il ricorso al “patentino di bilinguismo” che secondo la versione originaria del Pdl avrebbe dovuto essere “concesso” agli appartenenti al popolo veneto dall'Istituto della Lingua Veneta.
Tuttavia viene istituito un “Albo della minoranza” a cui i veneti che riterranno di voler appartenere alla minoranza etnica e linguistica dovranno iscriversi, a seguito di apposita richiesta ovvero “dichiarazione spontanea”.
Secondo la legge, la giunta regionale dovrà pertanto individuare tramite un bando le associazioni “maggiormente rappresentative” che avranno il compito “di raccogliere e valutare” le richieste pervenute.
Una volta ottenuto lo “status” di appartenente alla minoranza veneta, il cittadino potrà quindi rivendicare i diritti sanciti dalla Convenzione Quadro di Strasburgo. La quale, sotto il profilo della protezione delle minoranze nazionali, prevede di tutto e di più.
Ad esempio, e per citarne solo alcuni: il diritto di apprendere a scuola la lingua minoritaria e di creare proprie istituzioni scolastiche private; la libertà di esprimersi nella lingua minoritaria anche nei mezzi di informazione e di comunicazione di massa, compresa la Tv di Stato; il diritto di utilizzare liberamente e senza ostacoli la propria lingua minoritaria in privato come in pubblico e sia oralmente che per iscritto oppure il diritto di presentare nella propria lingua minoritaria insegne, iscrizioni e altre informazioni di carattere privato esposte alla vista del pubblico.
Non è un segreto che il Pdl 116 - concepito originariamente dall'indipendentista Loris Palmerini, già presidente dell'Autogoverno del Popolo Veneto e attuale presidente dell'Istituto della Lingua Veneta, e proposto alla Regione su iniziativa dei consigli comunali di Resana, Grantorto, Segusino e Santa Lucia di Piave - va di pari passo con la cosiddetta “Venexit”: e cioè con il referendum mirato all'ottenimento dell'autonomia speciale regionale, annunciato dal governatore Zaia per il prossimo mese di aprile.
“Il riconoscimento del veneto come lingua minoritaria - conferma al riguardo il relatore della legge Riccardo Barbisan - fa discendere tutta una serie di diritti e di competenze per la tutela dei cittadini veneti esattamente come avviene nelle Regioni a Statuto Speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.
È un altro tentativo importante lungo la strada dell’affermazione dei diritto della nostra gente ad autogovernarsi. Si tratta di un passo importante nella strada per dare maggior forza e pregnanza alla richiesta di autonomia del Veneto.”
“Noi miriamo a veder riconosciuti ai veneti gli stessi diritti assicurati agli altoatesini o ai trentini ai quali sono garantiti dallo Stato italiano risorse e mezzi per tutelare le minoranze di cultura tedesca, ladina, cimbra o dei Mòcheni - aggiunge l'esponente leghista -. La cultura è uno degli elementi che caratterizzano un popolo e una ricchezza che non deve essere dispersa e mi sorprende l’ostilità manifesta da alcune forze politiche a questo progetto promosso, per altro, da una serie di amministrazioni comunali.”
“Magari - affonda il coltello Barbisan - si tratta delle stesse persone che si disperano se muore l’ultimo indiano parlante una antica lingua pre-colombiana e non si interessano di difendere la cultura e la lingua veneta come testimonianza viva dell’identità del nostro popolo.”
Le “forze politiche” citate dal relatore della legge sono quelle (Pd e Movimento 5 Stelle in primis) che dai banchi di opposizione hanno bollato il provvedimento come una legge “impresentabile e inapplicabile” che sarà sicuramente impugnata e bocciata dalla Consulta per la sua evidente incostituzionalità.
Forti perplessità (usiamo un eufemismo) in merito al Progetto di legge approvato sono condivise anche da alcuni costituzionalisti e dallo stesso Ufficio Legislativo del consiglio regionale.
“È un fatto gravissimo - afferma il gruppo consiliare del Pd - sentire dai banchi della maggioranza che c’è l’orgoglio di essere veneti e non italiani, e sorprende davvero che di fronte a dichiarazioni di questo tipo ci sia stato l’imbarazzante silenzio-assenso delle rappresentanze della Destra storica in consiglio regionale.”
Rincara la dose Jacopo Berti, capogruppo del M5S: “La maggioranza sa bene che il Pdl 116 nasce già morto. Così prende in giro i veneti. La Lega ha voluto approvare il provvedimento pur sapendo perfettamente che la legge sarà poi impugnata ed annullata appena uscirà dall’aula consiliare.”
Intanto il mio amico Salvatore Rizzello, “terrone” di Cassola, originario del Salento, mi chiama al telefono e mi dice: “Approvata la legge, nasce il “Comitato per la tutela della minoranza pugliese in Veneto”. Richiediamo lo status di minoranza linguistica e rivendichiamo l'applicazione della Convenzione Quadro di Strasburgo anche per i leccesi, baresi, foggiani, brindisini e tarantini residenti nella Regione Veneto. Sono aperte le iscrizioni.”
Si tratta, ovviamente, di una ironica provocazione.
Ma non è tanto lontana dalla realtà: sempre in consiglio regionale, infatti, il dem Stefano Fracasso ha sarcasticamente richiesto “il riconoscimento della minoranza nella minoranza, dai vicentini ai bellunesi, passando per i cimbri”.
E se è vero che in una regione molto estesa come la nostra una “lingua veneta”, peraltro anche unitaria, non esiste (provate a capire, se venite da Venezia o da Bassano, uno di Valdobbiadene), la nuova minoranza linguistica sancita per legge rischia di rapportarsi con il resto del Paese come la titolare di una riserva indiana divisa in mille tribù.
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