Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 09-11-2016 17:30
in Attualità | Visto 2.449 volte
 

Sentiero di guerra

Le “problematiche e criticità” del progetto della nuova ciclopista lungo l'attuale Sentiero del Brenta tra Pove e Bassano. Venerdì 11 novembre incontro pubblico informativo organizzato dal Comitato Salviamo il Sentiero del Brenta

Sentiero di guerra

Un tratto del Sentiero del Brenta tra Pove e Bassano (fonte immagine: Youtube)

Ciclovia versus sentiero escursionistico.
Non sono ancora venuti al pettine tutti i nodi del progetto del prolungamento della Ciclopista del Brenta sulla sinistra orografica del fiume, nel tratto di Pove del Grappa in direzione Bassano corrispondente all'attuale Sentiero del Brenta, sede deputata per moltissime persone di pittoresche e salutari passeggiate naturalistiche.
Se ne parla da mesi, con ripetuti allarmi, proteste e raccolte firme lanciate dal Comitato Salviamo il Sentiero del Brenta contro la prospettiva di asfaltatura di una parte di circa due chilometri dell'itinerario che costeggia il Brenta e contro quella che, più in generale, i membri del Comitato stesso considerano una irreparabile compromissione del percorso naturalistico.
La nuova Ciclovia è oramai in fase di progetto esecutivo, ma non si può certo dire che le notizie e gli aggiornamenti sul percorso ciclabile che verrà affiorino regolarmente alla pubblica attenzione.
Per questo motivo gli attivisti di Salviamo il Sentiero del Brenta organizzano un incontro informativo - aperto a tutti e sostenuto anche da altri gruppi e associazioni - in programma venerdì prossimo 11 novembre alle 20.45 all'Hotel Miramonti di Pove del Grappa.
Ne dà notizia un comunicato stampa trasmesso in redazione, che pubblichiamo di seguito:

COMUNICATO

Salviamo il Sentiero del Brenta: incontro pubblico sulle criticità della nuova Ciclovia del Brenta.

Il tempo continua a trascorrere ma ad oggi risulta ancora non mantenuta la promessa da parte dell'Unione Montana Valbrenta e dell'Amministrazione comunale di Pove del Grappa di organizzare un incontro pubblico informativo dove venga presentato il progetto della Ciclovia del Brenta.
Convinti che non si possa più attendere oltre, come Comitato Salviamo il Sentiero del Brenta con il sostegno del Grig (Gruppo di Intervento Giuridico) e le sezioni bassanesi di Italia Nostra e del FAI (Fondo Ambiente Italiano), abbiamo deciso di assumere l'iniziativa e di procedere all'organizzazione di un incontro informativo rivolto a tutti coloro che siano interessati a conoscere nel dettaglio il progetto della Ciclovia del Brenta.
Durante la serata verrà esaminato il progetto, con le sue problematiche e le criticità, in particolar modo quelle riguardanti la compromissione dell'attuale Sentiero del Brenta. Verrà anche affrontato il tema di quale possa essere invece una progettualità sostenibile che tuteli la naturalità e l'attuale fruizione del Sentiero.
L'incontro si terrà venerdì 11 novembre alle ore 20.45 presso l'Hotel Miramonti in via Marconi a Pove del Grappa.
Introdurrà la serata Elisabetta Foresta, portavoce Comitato Salviamo il Sentiero del Brenta.
Di seguito interverranno:
- arch. Carmine Abate, Italia Nostra Bassano
- ing. Alberto Baccega e arch. Giovanni Todesco
- Gianni Frigo, Guida Naturalistica
Sono stati invitati ad intervenire anche il presidente della Comunità Montana Valbrenta, Luca Ferazzoli e il sindaco di Pove del Grappa, Orio Mocellin.
Al termine degli interventi seguirà un dibattito dove verranno affrontate le domande e gli interventi del pubblico partecipante.

Comitato Salviamo il Sentiero del Brenta
Pubblicato da maelstrom il 10 nov 2016 06:22 | Segnala abuso
Il comitato dovrebbe, quantomeno per onestà intellettuale, invitare anche un ingegnere idraulico che illustri, senza prese di posizione partigiane, problematiche e rischi derivanti da un'eccessiva ed incontrollata presenza di vegetazione lungo le sponde del fiume. Ci si accorgerebbe di quanto un ambiente bucolico e naturale, possa trasformarsi in fonte di pericolo in caso di "brentane".
Pubblicato da nikkios il 10 nov 2016 09:14 | Segnala abuso
Per quanto mi riguarda gli alberi permettono il consolidamento degli argini e non il contrario. Il fatto che una buona manutenzione delle sponde, preveda anche il controllo del rischio di un potenziale schianto di alcune alberature e il conseguente taglio, così come del resto già in uso, non giustifica l'ampio disboscamento utile alla sola realizzazione della ciclovia. Ad oggi sono 7000 le adesioni raccolte dal comitato in difesa del sentiero così com'è. Penso si siano guadagnati il diritto di dire qualcosa, se poi all'incontro ci sarà quanche ingeniere idraulico che riterrà di intervenire a favore del bene comune, mi auguro possa venire alcoltato, diversamente potrà far valere le proprie ragioni in altre sedi, magari anche qui in questo spazio.
Pubblicato da maelstrom il 10 nov 2016 12:44 | Segnala abuso
Non bisogna confondere l'erosione dovuta a fenomeni meteorologici con lo sradicamento provocato dalla furia della corrente. Tenendo conto di quel che c'è a valle.
Pubblicato da maelstrom il 10 nov 2016 13:10 | Segnala abuso
www.cirf.org/italian/menu1/attivita/news/cirf_st_risponde.html Qui si legge che: "...Le lettere b) e d) puntano all’invarianza dell’officiosità idraulica, ovvero alla capacità che ha una certa sezione di far defluire una certa portata. Non vietano di fatto la piantumazione sulle sponde o nei pressi di esse, ma rimandano alla capacità di “libero deflusso delle acque” e a una distanza minima “determinata dal prefetto, sentite le amministrazioni dei comuni interessati e l'ufficio del Genio civile”. Questa precisazione lascia spazio al dialogo con gli organi competenti...." Quindi sono necessarie valutazioni tecniche da parte di personale preposto.
Pubblicato da buscoi il 10 nov 2016 15:05 | Segnala abuso
Qui si pensa solo a cementificare dove non c'è bisogno, si vuole a tutti i costi mangiare del denaro per un'opera insensata, questo porta solo ad un punto: confusione. Questa confusione porta al disorientamento e al male interpretare le opere che effettivamente migliorano una situazione di degrado (vedi centralina di via Pusterla).
Pubblicato da valstagna il 10 nov 2016 17:40 | Segnala abuso
Ma perché credere ancora che vi rispondano? Son amministratori navigati, già quasi tutti al secondo mandato che puntano al terzo e anche di più. Non son abituati alla trasparenza, per cui è abbastanza illusiorio pensare o credere che diano chiarimenti e risposte. Non fa parte del loro modo di amministrare.
Pubblicato da ddd il 11 nov 2016 11:09 | Segnala abuso
la questione delle zone d'alveo è stata definita storicamente dalla contronorma dei rivieraschi che non ha certo rispettato l'inedificabilità delle fasce di rispetto dei corsi d'acqua. Come i terremoti arrivano le frane e le Brentane che tenderebbero a ricreare propri spazi naturali. Fino a pochi anni, e ancor oggi, le rive hanno funzionato da discariche , basti vedere lo stato della dx Brenta in prossimità di Cà Barzizza di qua e là. Quei lacerti di naturalità rimasta meriterebbero un'attenta progettualità comprensiva della competenza di capaci paesaggisti, pressoché introvabile nei pubblici lavori, aiutata da una disponibilità finanziaria, che non si limiti al grezzo sbancamento rettilineo, all'asfaltatura e a grossi massi di cava d'Asiago (vedi il recente rettilineo pedonale dx brenta) . Premesse queste destinate a mancare perché prevale solo il fare pressappochista
Pubblicato da acj55 il 11 nov 2016 14:49 | Segnala abuso
Ci risiamo. E riaccadrà ancora. Il punto è che non si vogliono adottare i modelli di governance e le linee guida della commissione europea (cfr_CLLD). Non si dovrebbero finanziare progetti senza questi requisiti, non senza una progettazione partecipata. Ed è la Regione, per prima, che dovrebbe pretenderlo. Ho visto ripetersi gli stessi errori con Terre del Brenta (PIA-R), con l'Osservatorio del Paesaggio del Canale di Brenta, da un certo punto in poi anche con AQuAS1. Temo sarà così anche con Territori del Brenta, lo sarà se la parte privata non presidierà con determinazione. La definizione di questo progetto della ciclabile implica - nel suo insieme intendo - un approccio multidisciplinare. Riguarda una comunità estesa, il suo patrimonio-territorio. Prima ancora della realizzazione fisica, un progetto sovracomunale come questo dovrebbe comprendere anche la comunicazione (esposizioni del progetto, presentazioni dei vantaggi per la popolazione, opportunità culturali, posti di lavoro, ecc.) perché la progettazione di una infrastruttura - tantopiù se così rilevante - riguarda direttamente la costruzione dell'identità territoriale: forse il più strategico oggi tra i beni comuni. Non solo valori materiali quindi, ma soprattutto immateriali.
Pubblicato da maelstrom il 12 nov 2016 18:40 | Segnala abuso
A parer mio non è stata una bella serata. Ma è solo il mio parere. Io non me la sarei presa con la Foresta, che in fin dei conti difende quello in cui crede, piaccia o no. Dall'altra l'incomprensibile l'uscita di Campagnolo che si meraviglia dei 5 metri di asfalto. E poi un progetto alternativo, che però si ferma alle case...e poi che fai? Giri attorno alle case? Vai per campi? O tagli i campi a metà? E ancora, con quale sedime? Ghiaino compresso? Asfalto? Oppure praticello all'inglese con tanto di fiorellini perenni, farfalline svolazzanti e profumo di violette? Ovviamente è solo il progetto alternativo quello che va bene, anche se si ferma alle case, l'altro no. E' stato detto che hanno fatto firmare anche i minorenni. Se è così è vergognoso. Ed è vero che durante la raccolta firme si diceva che la striscia di asfalto sarebbe arrivata fino alla centrale Enel, l'ho sentito con le mie orecchie proprio nei pressi della centrale stessa. Ovviamente questo non corrisponde a verità, il progetto non lo prevede, ma tant'è. E' come per la centralina vicino al ponte Vecchio, par quasi un disastro ambientale di immani proporzioni www.petizionepubblica.it/?pi=Bassano In sala molte persone di una certa età, la quasi totalità probabilmente aficionados, giovani zero. Molto triste. E alla fine, un gran bailamme. No, non mi è piaciuta, ma...de gustibus...
Pubblicato da ddd il 13 nov 2016 09:46 | Segnala abuso
campagnolo da in funzione delle sue capacità, comprensiva della non conoscenza di quanto si va a fare,il presidente della comunità montana ha dimostrato la logica del bottegaio, che pensa solo all'incasso finale e il sindaco di pove il pavoneggiamento che giustifica gli altrui meriti per un valore a discapito dell'ambiente Risultato: il precipizio del ben fare. : E
Pubblicato da maelstrom il 13 nov 2016 11:23 | Segnala abuso
Ah beh...allora il progetto alternativo va benissimo! Bene così....
Pubblicato da nikkios il 13 nov 2016 21:02 | Segnala abuso
Premesso che la serata ha avuto il particolar pregio di far incontrare amministratori, figure professionali e cittadinanza, ritengo che non fosse obbligo del comitato presentare un progetto alternativo, ma, comunque, l'averlo fatto ha consentito di mediare tra l'esigenza di preservare il sentiero così com'é e la possibilità di realizzare la ciclopista ad "un prezzo sostenibile" quasi a rappresentare "una mano tesa" agli amministratori che, sino ad oggi, hanno sottovalutato l'importanza del tracciato e gli effetti dell'intervento in un ambiente naturale particolarmente significativo per gran parte dei cittadini. Lo stesso Campagnolo, nel suo intervento fuori programma, seppur riconoscendo le attenuanti connesse alle difficoltà procedurali cui sono sottoposti gli amministratori locali, ha definito l'intervento originario così com'è stato presentato "inguardabile" viste le particolari e delicate condizioni del territorio in cui viene inserito. Non illudiamoci, anche il progetto alternativo lascerà qualcuno scontento, ma permetterà la realizzazione di un'opera ritenuta strategica a costi inferiori e, cosa ancor più importante, preserverà il sentiero e i valori di carattere ambientale, naturalistico, storico e sociale ad esso associati.
Pubblicato da nikkios il 13 nov 2016 21:03 | Segnala abuso
Valori che sono stati ignorati o subordinati ad altre priorità quali l'auspicato sviluppo del territorio, la discutibile messa in sicurezza del fiume, l'occasione irripetibile di ricevere una contribuzione pubblica a copertura dell'80% del costo dell'opera, la realizzazione, seppur in fretta e furia di un progetto ventennale. Il tutto supportato da passaggi normativi, leggi e regolamenti che il presidente Ferazzoli non manca di evidenziare e che, però, per quanto legittimi, non sono di per sé sufficienti a giustificare un intervento così invasivo. Senza peraltro dimenticare che è la stessa normativa statutaria dell'Unione montana (art. 4, comma 1) a prefiggersi che l'azione amministrativa sia svolta con la necessaria collaborazione tra i comuni interessati e la fattiva partecipazione dei cittadini al processo di sviluppo socio-economico per la migliore tutela dell'identità culturale e delle risorse del luogo su cui s'interviene. Diversameente non si spiega la paradossale contrarietà dei cittadini ad un'opera che, seppur attesa da tempo, li defrauda di un bene primario e largamente condiviso. Qualcuno tra gli amministratori pare averlo compreso, altri continuano a fingere di non capire e intanto il "fiume di firme" s'ingrossa giorno dopo giorno, quasi a sembrare una "brentana".
Pubblicato da maelstrom il 14 nov 2016 07:04 | Segnala abuso
"...Diversameente non si spiega la paradossale contrarietà dei cittadini ad un'opera che, seppur attesa da tempo, li defrauda di un bene primario e largamente condiviso..." Dipende tutto da come vengono raccontati i fatti. Se da una parte manca la comunicazione, dall'altra questa viene fornita in modo totalmente distorto (asfalto fino alla centrale!?!?!?). Per quale motivo? Un po' di enfasi ci sta, se l'intenzione vera è quella di difendere un punto di vista, ma qui ho l'impressione che prevalga un altro tipo di interesse. E per chiudere: dovreste andare in Austria, percorrere la ciclopista danubiana e vedere dove passa, vi si rizzerebbero i capelli. Li nessuno ha gridato allo scempio ambientale, ma tutti hanno sfruttato le opportunità che si aprivano con la sua realizzazione. Altre teste, altra civiltà.
Pubblicato da buscoi il 14 nov 2016 08:40 | Segnala abuso
Nessuno ha modo di pubblicare in questa discussione il progetto? Almeno parliamo con un po' di cognizione
Pubblicato da acj55 il 15 nov 2016 11:11 | Segnala abuso
Concordo con il commento sopra di "buscol" «Nessuno ha modo di pubblicare in questa discussione il progetto?». La comunità deve essere informata, chiamata e accompagnata con competenze [facilitatori di processi partecipativi] a prendere decisioni condivise in merito alle più rilevanti scelte in merito allo sviluppo locale. Le AMMINISTRAZIONI amministrino → oggi questa funzione è già davvero parecchio difficile già di per sè Le COMUNITA' guidino uno "sviluppo locale di tipo partecipativo" → cfr_CLLD, leggi tutto (italiano) alla pagina della Commissione europea enrd.ec.europa.eu/enrd-static/themes/clld/it/clld_it.html

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