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Quando i Sassi parlano
A proposito del binomio turismo-cultura. Visita a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Passeggiando tra i Sassi, Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Un viaggio tra bellezza, storia, gastronomia e accoglienza diffusa
Pubblicato il 05 ott 2016
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“È la storia del mondo, questa città.”
Le parole di Vincenzo Di Riso, avvocato ed ex funzionario della Camera di Commercio di Matera, sgorgano dal cuore. Vincenzo non è uno studioso di storia locale e non è una guida turistica. È semplicemente un cittadino innamorato della sua città. Che in quanto tale non si sottrae dal presentarne le bellezze, con disponibilità e passione, agli ospiti arrivati da fuori.
Dopo quasi 900 chilometri di macchina, mi trovo nella storica città lucana assieme a Fausto Castellini, giunto da Colonia, ideatore e promotore del progetto cultgenuss per il dialogo europeo. Una presenza, la sua, che non è casuale. Proprio con Matera, proclamata due anni fa Capitale Europea della Cultura per il 2019, cultgenuss sta intessendo rapporti per una nuova serie di programmi e iniziative che metteranno in rete alcune esperienze ed eccellenze materane con le altre città protagoniste dei primi tre cicli del progetto: Colonia, Vienna e Verona.
La chiesa di San Pietro Caveoso, ai Sassi di Matera (foto Alessandro Tich)
L'avvocato Di Riso, nell'occasione, è il nostro accompagnatore. In un piccolo ma significativo viaggio tra bellezza, storia, gastronomia e accoglienza diffusa.
E mi dice quella frase che ho riportato sopra mentre, da una terrazza panoramica, godiamo la visione mozzafiato dei Sassi di Matera: la parte vecchia della città, divisa in due rioni (Sasso Caveoso, il più antico e Sasso Barisano) e composta da una miriade di case scavate e costruite nel tufo, dichiarata dall'UNESCO nel 1993 Patrimonio mondiale dell'Umanità.
Il perché di quelle parole è presto detto: i Sassi sono uno degli nuclei abitativi più arcaici del mondo e custodiscono testimonianze di insediamenti umani dal Paleolitico fino ai nostri giorni. Un tesoro di pietra che presenta un continuo susseguirsi di secolari dimore, grotte e cunicoli, “vicinati” (cortili condivisi dalle diverse proprietà) e chiese rupestri. Tutto scolpito dalla roccia e edificato con blocchi di tufo.
Passeggiare di giorno in questo labirinto di stradine, saliscendi e scalinate è un'emozione difficile da descrivere a parole.
Ma è di sera, tra il buio dell'ambiente e le luci dei lampioni, che l'emozione dei Sassi fa posto a una ammaliante e dirompente magia. Con immagini che altrove non si potrebbero immaginare. Come vedere, ad esempio, l'antica chiesa di San Pietro Caveoso, quasi sospesa tra luci e ombre, affacciata sul ciglio dell'oscuro baratro del sottostante canyon del torrente Gravina.
E più esploro questa città di tufo, più divento conscio di come l'Italia non sia ancora del tutto consapevole di possedere una simile ricchezza.
Benché in passato non ne sia stata consapevole la stessa Matera.
Dalle stalle alle stelle
È incredibile ascoltare dal racconto del nostro cicerone come l'attuale Patrimonio dell'Umanità abbia in realtà rischiato di scomparire.
Nel secolo scorso tutte quelle case-grotta, in stato di degrado, furono considerate ambienti malsani e indecorosi.
Palmiro Togliatti dichiarò i Sassi “vergogna nazionale” e Alcide De Gasperi ne decretò lo svuotamento, per trasferire le migliaia di persone che vi abitavano, con non pochi stenti, nella parte nuova della città. Negli anni '60 si fece strada persino un progetto di abbattimento dei due antichi rioni, per sostituirli con una colata di cemento.
Poi l'inversione di marcia: una nuova sensibilità, tra gli anni '70 e '80, poneva il problema del recupero e della salvaguardia di questo libro di storia fatto di pietre. Una corrente di pensiero di cui ha fatto parte l'architetto Pietro Laureano, autore dei rapporti che alla fine hanno portato all'iscrizione dei Sassi di Matera nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.
Oggi i due rioni non sono più un simbolo di degrado e di abbandono.
I turisti arrivano da ogni dove, le case ristrutturate all'interno sono nuovamente abitate, tra le stradine di pietra brulicano attività commerciali, locali pubblici e resort e il valore immobiliare delle abitazioni è schizzato alle stelle.
A beneficiare del loro grande richiamo è l'economia dell'intera città.
Negli ultimi due anni, dopo la nomina a Capitale Europea della Cultura 2019, a Matera si sono moltiplicate le case-vacanza: abitazioni private adibite ad alloggio per i turisti. Attualmente sono circa 600 - su una popolazione di 60mila abitanti - sparse nei più diversi punti della città, Sassi compresi. E anche i due figli di Vincenzo Di Riso ne gestiscono una dopo aver riadattato allo scopo la vecchia abitazione di famiglia. È un esempio concreto di quell'accoglienza diffusa predicata dai sacri testi del marketing territoriale: laddove una comunità locale intravvede nel turismo una nuova opportunità per i redditi familiari, e si attrezza di conseguenza.
La posizione geografica della città è all'estrema periferia dello Stivale e i collegamenti sono carenti, eppure si sta sviluppando una new economy turistico-culturale che alcuni territori del Nord aspiranti al “Marchio d'Area” dovrebbero, con umiltà, studiare con attenzione. Anche per l'apertura alle nuove forme del turismo sostenibile. Per fare un esempio - in una terra dove il cicloturismo non fa certamente parte della tradizione - qui sono già nati i tour in e-bike: visite organizzate ai Sassi con bicicletta elettrica.
E a chi pensa che il Sud, e la Basilicata in particolare, faccia parte dell'Italia che non si muove segnalo la mostra allestita fino a gennaio, nella città lucana, all'ex Ospedale San Rocco. È intitolata “Scrivere con la luce” e dedicata all'opera di Vittorio Storaro, direttore della fotografia vincitore di tre premi Oscar per “Apocalypse Now”, “Reds” e “L'Ultimo Imperatore”.
Proprio Storaro sovrintenderà a un concorso di idee per giovani studenti e professionisti, finalizzato a uno studio di prefattibilità sulla nuova illuminazione dei Sassi di Matera.
Sono frammenti di un “nuovo corso” che si respira nell'aria. Racchiuso ancora nella testimonianza della nostra guida Vincenzo, davanti alla bellissima chiesa di San Giovanni: “In questa piazza è stata annunciata la proclamazione di Matera a Capitale Europea della Cultura. Tutta la gente applaudiva e io mi sono commosso.”
È il ruggito di riscatto di un'intera città, da vergogna d'Italia a orgoglio nazionale.
L'Europa dei ragazzi
Ma c'è anche un'altra sensazione che contraddistingue questa sorprendente trasferta. Ovvero quella di dover andare all'altro capo della Penisola per sentir parlare, concretamente, di Europa. In vista di Matera 2019, infatti, sta prendendo forma un originale progetto rivolto all'educazione delle nuove generazioni.
Si chiama Progetto “L'I.B.E.R.”, che è l'acronimo di “L'Ideale Biblioteca Europea dei Ragazzi”. A promuoverlo è l'associazione LiberMedia, presieduta proprio da Vincenzo Di Riso, e il suo ambizioso obiettivo è quello di diventare “un punto d'incontro degli Europei da 0 a 16 anni”.
La Biblioteca è destinata ad accogliere i classici della letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza dei Paesi europei, compresi i libri illustrati e i fumetti, in lingua originale. La disponibilità del testo nella lingua d'origine, consultabile anche in video, consentirà di far entrare in relazione ciascun lettore con le lingue europee, comprese anche quelle meno conosciute.
La struttura disporrà - a regime - di tutors in grado di aiutare i giovani lettori, anche con l'ausilio delle nuove tecnologie, e sarà affiancata da una serie di attività integrative quali corsi di lingue, di recitazione e di musica, nonché dall'organizzazione di eventi multimediali e percorsi didattici.
Lo scopo finale del progetto è quello di creare una Rete di Biblioteche in tutti Paesi europei, ciascuna delle quali sarebbe a disposizione delle altre per la consulenza linguistica on line. “Si innescherebbe in tal modo - spiega il promotore del progetto - un processo virtuoso che, tra l'altro, propizierebbe quella mediazione culturale di cui si avverte sempre più il bisogno, fondata su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide.”
Il progetto è stato presentato a tutte le istituzioni locali e al Comitato Matera 2019, che hanno assicurato il loro impegno per la realizzazione dei suoi obiettivi. Attualmente l'iniziativa di LiberMedia registra la partnership culturale ed organizzativa del Goethe Institut, il prestigioso istituto culturale tedesco di emanazione governativa, con il quale è stato siglato un accordo di collaborazione. In futuro sarà attuato in partnership anche con altri soggetti pubblici e privati.
Ma perché proprio a Matera? “Se la periferia non sarà parte dell'Europa - spiega Di Riso - sarà ancorata a una dimensione localistica e, di fatto, sarà esclusa dal processo di integrazione.”
“La collocazione della Biblioteca - continua il promotore - appare ideale in una città come Matera, di dimensioni medio-piccole ma strategicamente importante sia perché sito mondiale UNESCO, sia perché Capitale Europea della Cultura 2019, sia perché al centro di flussi turistici mondiali sempre più importanti per via dei suoi rioni Sassi, sia infine perché geograficamente vocata anche a fungere da ponte fra l’Europa ed il Mediterraneo.”
Largo ai più giovani, dunque, intesi come cittadini in formazione di questa nostra ancora poco considerata Europa. E L'Ideale Biblioteca Europea dei Ragazzi sta già costruendo una nuova sinergia: al progetto europeo materano saranno infatti collegati gli eventi dei prossimi cicli, a partire dall'anno prossimo, del progetto europeo cultgenuss.
“L'alta ristorazione è semplicità”
“L'alta ristorazione è semplicità.”
L'ulteriore frase che annoto nel mio taccuino viene pronunciata da Enza Leone. Enza è la rinomata e cordiale chef del ristorante “Osteria Pico”, un suggestivo locale situato nel cuore dei Sassi di Matera, interamente scavato nel tufo e situato su tre livelli. Il menù - per usare un'espressione abusata - è a chilometro zero: qui si propongono solo i migliori prodotti tipici che il territorio offre, in base alla stagione, preparati nel modo più semplice e genuino.
Altrimenti non potrebbe essere, perché questa è la filosofia della cuoca. Che conferma un principio della cosiddetta “attrattività d'area”: quanto più un territorio sa valorizzare le proprie eccellenze locali, tanto più riesce a far percepire all'ospite-turista la sua identità.
Faccio conoscenza con la simpatica ristoratrice ancora grazie all'avvocato Di Riso, facilitatore di quella che dovrebbe essere la vera essenza di un viaggio: l'incontro tra le persone. Poco prima, al mercatino della Coldiretti, ci aveva presentato Nicola Bruno e Dario Dragone, titolare e collaboratore di una masseria nota per i suoi prodotti da agricoltura biologica. Olio extravergine di oliva, passata di pomodoro, legumi (ceci, cicerchie, lenticchie), pasta di qualità superiore con grano duro bio. Con un sorprendente rapporto qualità-prezzo. “All'Expo di Milano - mi hanno raccontato - ci hanno detto che la passata doveva costare di più.”
Ora siamo invece al cospetto di prodotti locali rielaborati dalla sapienza della chef. Dagli antipasti come le polpette di pecorino con rapano, il crostino con purè di cicerchie, la ricotta con marmellata di cachi e cannella o i tipicissimi peperoni “cruschi” (croccanti); passando per i primi come i vermicelli al ragù di salsiccia sbriciolata e porcini fino ai delicati e fantasiosi dessert, accompagnati da un rosolio di finocchietto selvatico.
“È una cucina semplice, povera, contadina”, sottolinea l'autrice delle pietanze. La quale - dopo già tante trasferte in giro per il mondo come protagonista di eventi gastronomici e cooking show, sempre coi prodotti del suo territorio al seguito - allargherà ulteriormente i suoi orizzonti internazionali.
Molto probabilmente, infatti, Enza Leone sarà al centro di un evento organizzato a Colonia a fine novembre nell'ambito di una settimana di incontri, organizzata dal Ministero degli Esteri, per la diffusione dell'alta cucina italiana nel mondo.
Sono alcuni tasselli del mosaico umano, professionale e culturale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Una città che si affaccia all'Europa e che avrà il modo di farsi vedere e di farsi ascoltare.
Perché, contrariamente a quanto si pensa, i Sassi parlano: e raccontano una storia meravigliosa.
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