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La guerra del Golf
Consiglio comunale di Bassano in alto mare per l'“interpretazione” della delibera sulle integrazioni all'accordo pubblico/privato per il progetto del golf sul Colle Boschetto. Ma poi si trova la quadratura del cerchio e l'atto viene approvato
Pubblicato il 29 nov 2013
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E per fortuna che non è un nuovo stadio di calcio.
Perché la vicenda del campo da golf di Bassano del Grappa - ovvero del progetto di riqualificazione di Colle Boschetto in Destra Brenta, con destinazione d'uso dell'area a campo a tre buche, più campo pratica, per il golf - si sta trascinando da più di tre anni, a suon di colpi e fendenti politici e amministrativi, trasformandosi in una spada di Damocle per gli equilibri dell'attuale Amministrazione comunale.
La riprova l'abbiamo nel consiglio comunale di giovedì sera, con la discussione all'ordine del giorno delle “modifiche e integrazioni all'accordo pubblico/privato denominato “Brolo Bassano Srl” in via Fontanelle”, ovvero dell'aggiornamento della convenzione del Comune con il privato proprietario dell'area: vale a dire la Chimes Servizi Srl, che fa riferimento all'imprenditore Carlo Simocello e ai due figli.
Una veduta del campo da golf di Colle Boschetto in Destra Brenta a Bassano (foto Alessandro Tich)
Una seduta - come riferiamo ampiamente in un articolo precedente - iniziata col “botto” della durissima dichiarazione del sindaco Stefano Cimatti nei confronti del proprio assessore all'Urbanistica Mauro Beraldin, contrario al “progetto golf” a tal punto da non aver votato in giunta la delibera in discussione, rifiutandosi di portarla in consiglio e costringendo il sindaco a presentarla al posto suo.
Ma di che cosa stiamo parlando? Come ogni atto urbanistico che si rispetti, è un concentrato di questioni amministrativo-burocratiche che non è facile rendere comprensibili a chi ha la pazienza di leggere i nostri articoli.
E allora cerchiamo di ridurle ai minimi termini: lo scorso 27 giugno il consiglio comunale - per un solo voto di scarto - ha adottato il recepimento dell'accordo pubblico/privato, con relativa variante urbanistica, del progetto del campo da golf con annessa Club House. Il progetto riguarda il recupero e la riqualificazione ambientale dell'ex area agricola e la sua trasformazione, già effettuata dai proprietari, in zona adibita ad attività sportiva, più il recupero e la ristrutturazione dei volumi residenziali - e cioè degli edifici già presenti nell'area, risalenti alla precedente proprietà Zonta - senza aumentare le cubature esistenti, se non nel limite del 30% come previsto dal Piano Casa del Comune di Bassano.
Una lunga vicenda a puntate i cui inizi risalgono ancora all'Amministrazione Bizzotto e per la cui cronistoria vi rimandiamo al nostro dettagliato reportage dello scorso settembre (notizie.bassanonet.it/attualita/14255.html).
Ebbene: la delibera di consiglio comunale approvata lo scorso giugno conteneva un emendamento che apportava delle condizioni “migliorative”, nonché più vantaggiose per l'ente pubblico nei confronti del privato.
Tra queste, la riduzione da 3 a 2 dei nuovi edifici a uso residenziale nella parte nord dell'area; la riduzione della superficie residenziale interrata; la collocazione degli immobili oltre i 100 metri dell'area di rispetto cimiteriale e la cessione al Comune, oltre a un parcheggio pubblico di 1860 metri quadrati, anche di un'area destinata a verde pubblico di 350 metri quadrati.
Con l'adozione dell'accordo è scattata quindi la procedura di rito delle osservazioni, tuttora in corso, che possono essere presentate da chiunque ritenga di farlo.
Al termine di questa fase, il consiglio dovrà nuovamente riunirsi per le discutere le osservazioni, presentare le relative controdeduzioni e votare finalmente l'approvazione definitiva della varante urbanistica.
Tutto definito, quindi, nel già complesso iter di cui sopra?
No: perché nel frattempo è sopraggiunta la nuova delibera di giunta (non votata da Beraldin) presentata al consiglio di giovedì sera, che contiene le “modifiche e integrazioni” all'accordo. E che altro non sono che la riproposta dei contenuti dell'emendamento “migliorativo” già approvato dal consiglio comunale lo scorso giugno. Da qui le “perplessità formali” espresse da diversi consiglieri: perché votare nuovamente la stessa convenzione, già emendata?
Al dibattito in aula l'ardua sentenza.
Così è, se vi pare
Ve lo assicuro: ascoltare due ore di discussione su questioni di procedura formale è una dura prova anche per i cronisti più navigati.
Ma come dice Poletto (Un'altra Bassano), “in amministrazione la forma è anche sostanza”, per cui non posso sfuggire al destino di annotare sul mio taccuino le fasi salienti del confronto in aula.
Nel dibattito consiliare emergono due correnti di pensiero. La prima è quella del sindaco Cimatti, secondo il quale la convenzione con le integrazioni e modifiche “è un ulteriore passo importante prima dell'approvazione della variante urbanistica”. “Provocare la bocciatura di questa delibera - ammonisce il sindaco - è un comportamento schizofrenico, perché è migliorativa per l'Amministrazione.”
Il secondo punto di vista, espresso da più parti, è che si tratti invece di un passaggio inutile. Posizione sintetizzata per tutti dalle affermazioni di Stefano Giunta (Bassano ConGiunta), che pure alla fine voterà a favore: “E' inappropriato e inverosimile che si discuta questo atto che non doveva passare in consiglio comunale. La delibera di recepimento dell'accordo è già stata votata a giugno e doveva soltanto passare agli uffici per redigere la convenzione.”
Rincara la dose Fantinato (Pd): “E' un eccesso di zelo, un passaggio con il quale si sottoscrive l'interpretazione burocratica dell'emendamento che poteva essere tranquillamente acquisita dall'atto unilaterale di accordo.”
Il timore che serpeggia tra i banchi del consiglio è che l'approvazione del nuovo atto “azzeri” l'iter dell'accordo già approvato in estate. E non riesce a fugare i dubbi - e anzi li amplifica - il parere richiesto dalla Commissione Urbanistica, in allegato al documento da votare, al segretario generale del Comune dott. Antonello Accadia, a sua volta oggetto di discussione.
C'è una frase nella relazione dell'alto funzionario che fa rizzare i capelli a diversi consiglieri: “Ogni modifica di un atto precedente riapre il procedimento dell'atto originario”. Mamma mia: approvando la convenzione modificata, si riparte dunque da zero? Ma è lo stesso segretario generale, in conclusione di parere, a rassicurare: analizzati tutti gli elementi, l'approvazione della nuova delibera “pare non renda indispensabile il procedimento di riadozione della variante”.
Non lo avesse mai scritto: sulla parola “pare”, che “dice e non dice”, spuntano altri dubbi e altre richieste di chiarimenti. Prima del voto il segretario Accadia prende la parola: “Voglio specificare che “pare” è il verbo del parere. E' la formula solitamente usata in giurisprudenza per esprimere un'affermazione.” Elementare, Watson.
Si va finalmente al voto, non senza che qualcuno faccia notare ai colleghi del consiglio che avevano definito “inutile” la presentazione della delibera: “Ma allora siete tutti d'accordo con l'assessore Beraldin?”. Beraldin - il “grande accusato” della serata per non aver votato in giunta un provvedimento che dice “di non capire” - sorride e annuisce, perché di fatto è proprio così.
Signori, si vota
L'ennesima schermaglia della guerra del Golf si appiattisce pertanto sulle questioni di carta. Al punto che la Lega Nord, da sempre in aperta opposizione contro il progetto di Colle Boschetto, non partecipa neanche alla discussione. Ma in sede di dichiarazione di voto, il capogruppo leghista Luciano Todaro esprime comunque il suo pensiero: “Se uno cala le braghe fino in fondo e poi le alza fino al ginocchio, il risultato non cambia.”
Mauro Zen del PdL, componente della Commissione Urbanistica, è l'unico del suo gruppo a partecipare al voto. Gli altri cinque - Monegato, Bizzotto, Lazzarotto, Marin e Facchin - escono invece dai banchi consiliari per non “firmare” la delibera.
Alla fine l'atto di accordo pubblico/privato con le modifiche e integrazioni viene approvato dall'aula, con 14 “sì”, 4 “no” (Bruno Bernardi di Cittadini per Bassano e i tre consiglieri della Lega) e 3 astenuti (Borsato del Pd, Lanaro di Cittadini per Bassano e Sandonà dell'Udc). Viene approvata anche l'immediata esecutività della delibera, che dovrebbe quindi portare - nonostante i dubbi procedurali più volte espressi - all'ultimo, impegnativo atto dell'estenuante telenovela: il recepimento delle osservazioni e controdeduzioni e quindi l'approvazione definitiva della variante urbanistica, forse già nel prossimo consiglio comunale di dicembre.
Con l'incognita - non da poco - della posizione istituzionale dell'assessore all'Urbanistica Beraldin, che esce dalla seduta di consiglio alquanto traballante. Pare.
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