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“Pronto, Sammy? Ciao, sono Papa Francesco”

Papa Francesco riceve una lettera da Sammy Basso, il ragazzo di Tezze sul Brenta affetto da progeria, e lo chiama al telefono. L'emozione di Sammy: “E' stato molto semplice e mi ha ringraziato. E' stata una cosa bellissima”

Pubblicato il 31-10-2013
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Il telefono di casa Basso a Campagnari di Tezze sul Brenta è squillato nel tardo pomeriggio dell'altroieri, martedì 29 ottobre. Sammy Basso ha alzato la cornetta e ha avuto un tonfo al cuore. Perché dall'altro capo della linea si è presentata una voce inconfondibile: “Pronto, Sammy? Ciao, sono Papa Francesco”.
Non è la prima volta che Papa Francesco, Pontefice senza schemi e senza filtri, prende il telefono e chiama direttamente una comune persona, per il semplice fatto che quella persona gli ha scritto qualcosa oppure è coinvolta dall'esperienza della malattia o della sofferenza.
E questa volta è toccato a Sammy, il quasi 18enne che con spirito indomito e positivo, e una irresistibile carica di simpatia, è impegnato in prima linea a sensibilizzare la gente sulla rarissima sindrome dell'invecchiamento precoce - che colpisce un bambino ogni otto milioni di persone - attraverso l'attività dell'A.I.Pro.Sa.B.: l'Associazione Italiana Progeria Sammy Basso, fondata nel 2005 dai genitori Amerigo e Laura e da un gruppo di amici per sostenere la ricerca scientifica e la divulgazione sulla malattia.

Sammy Basso e Papa Francesco.

E' lo stesso Sammy a darmi la notizia, chiamandomi al cellulare, con la voce ancora spezzata dalla felicità e dall'emozione.
“Mi è successa una cosa bellissima, mi ha telefonato il Papa - mi racconta -. E' stato molto semplice, mi ha chiesto come va, come sto. Io gli avevo scritto una lettera, e lui mi ha detto che l'ha letta e che mi ringrazia. Mi piace tanto Papa Francesco, è una persona stupenda. La telefonata non è durata molto, forse 3 minuti, ma è stata molto intensa. Sono contentissimo.”
Il bello è che per parlare con Sammy Papa Bergoglio ha telefonato due volte: il successore di Pietro aveva infatti già chiamato qualche ora prima, mentre Sammy era ancora a scuola, trovando la mamma - anche lei sbigottita per l'incredibile sorpresa - e facendosi dare un appuntamento telefonico per poter conversare con il ragazzo al suo rientro a casa, poco prima di sera dopo la seduta di fisioterapia.
Tutto è nato appunto dalla lettera che il piccolo grande Sammy ha voluto scrivere e trasmettere al Santo Padre. Un foglio scritto a mano, di getto, con quella disarmante sincerità che contraddistingue ogni atto e ogni parola di questo ragazzo davvero speciale.
“Caro Papa Francesco, sono Sammy, un ragazzo di 17 anni e vengo dalla provincia di Vicenza. Ti ammiro molto per aver accettato di guidare la Chiesa in un momento così critico della storia”. Inizia così il testo della missiva, che partita da Campagnari è riuscita a giungere a destinazione al soglio più alto del Vaticano.
“Essere il primo a dare l'esempio per tutto il mondo non è un compito facile, anzi, eppure hai già catturato i cuori della gente - è ancora un brano del testo indirizzato al Papa -. A me ha colpito la semplicità che usi per fare qualsiasi cosa, una semplicità che è l'unica a poter fare passare un messaggio così forte! E' per questo che ti do del tu!”.
Non riporto altri passi della lettera: penso che quanto riportato sopra sia sufficiente a far comprendere con quale spirito un ragazzo di oggi che guarda al futuro sia stato spinto a prendere carta e penna per scrivere al quarto uomo più potente della terra (classifica Forbes, pubblicata ieri) e perché quest'ultimo - che alle classifiche dei potenti non bada di certo - abbia chiamato a quel numero di telefono che Sammy ha indicato sulla lettera in calce alla firma.
Due persone semplici e dirette. Il primo è un giovane ormai quasi maggiorenne impegnato a testimoniare tutti i giorni che avere una malattia rara non significa doversi arrendere, ma vuol dire anzi lottare per un obiettivo ricordando a tutti, ad ogni occasione, che “la vita è bella e va festeggiata”.
Il secondo è un uomo chiamato all'enorme responsabilità di reggere le sorti della Chiesa, della quale sta ricostruendo i lineamenti di quel volto umano e vicino alla gente che avevamo perso e di cui anche chi non crede, probabilmente, ha bisogno.
Per circa tre minuti, le loro vite si sono incontrate. E non è detto che non si incontrino ancora.

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