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E così, come ho già riferito, il Premio Cultura Città di Bassano sarà assegnato alla cerimonia di San Bassiano del prossimo 19 gennaio a Mario Guderzo e Giuseppe Pavanello, i due curatori della mostra “Io, Canova. Genio Europeo” al Museo Civico.
“È la mostra di Canova che premia sé stessa”, ho scritto. Come dire: è l’amministrazione comunale che, per interposta persona e cioè i due premiati, si auto-incensa ufficialmente.
Ma ci sta. Si tratta anche di un riconoscimento che, per alcuni versi, arriva persino in ritardo.
Mario Guderzo e Giuseppe Pavanello alla mostra di Canova a Bassano (foto Alessandro Tich)
Già nel 2003-2004 il tandem Guderzo-Pavanello aveva infatti curato, assieme a Sergej Androsov dell’Ermitage di San Pietroburgo, l’altra mostra epocale dedicata al genio della scultura neoclassica: “Canova. La finezza del Gusto”: sempre allestita al Museo Civico di Bassano con appendice e collegamento al Museo e Gipsoteca di Possagno.
E se quella di adesso viene definita una mostra “boom”, allora quella del 2003-2004 fu una mostra da “bomba atomica”: quasi 150.000 visitatori solo a Bassano, senza tenere quindi conto dei biglietti staccati a Possagno.
Un autentico jackpot turistico-culturale, per quella che a metà 2004 è stata la decima mostra più visitata in assoluto in tutta Italia, isole comprese.
Ma quella volta Guderzo e Pavanello non furono premiati. Tante grazie ma niente “San Bassiano”.
Anche perché a quell’epoca Mario Guderzo, già direttore fino all’anno prima del Museo Civico di Bassano, svolgeva ancora il ruolo di dirigente dell’Unità di Progetto Cultura, Turismo e Spettacolo del Comune di Bassano del Grappa: conferirgli il Premio Cultura, assegnato dal Comune stesso, avrebbe generato un imbarazzante caso di conflitto di interessi.
Ma quelli erano anche altri tempi, in cui i grandi numeri nelle grandi mostre, anche nella nostra piccola città - si ricordi anche la mostra del “Cinquecento Veneto. Dipinti dall’Ermitage” del 2001 o quella, incommensurabile, di Jacopo Bassano del 1992 -, non erano una variabile ma una certezza, già previsti e regolarmente confermati.
Oggi invece organizzare una grande mostra e richiamare il grande pubblico è un’impresa che deve fare preventivamente i conti con le incognite degli attuali tempi post pandemia, contagiati dal nuovo virus del caro bollette, caro materie prime e caro carburanti che ci fa scattare in testa altre priorità e che ben poco favorisce la redditività, almeno all’apparenza, degli investimenti in cultura.
Ma la scommessa dell’amministrazione comunale sul “Canova Genio Europeo” è stata vinta: la gente è venuta, la mostra si è pagata ed è in attivo, la direttrice del Museo Barbara Guidi l’ha appena presentata a Parigi conferendole l’aura del prestigio internazionale e attorno a Canova e alle sue sculture esposte a Bassano si propaga un clima di marmorea soddisfazione.
E col Premio Cultura Città di Bassano ai due curatori, il cerchio si chiude.
Mario Guderzo, marosticense, già anche storico direttore del Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno dal 2008 al 2019, questo premio se lo merita.
Io e lui ci conosciamo da lungo tempo, quando assai più giovani ci siamo incontrati alle prime inaugurazioni di Umoristi a Marostica, nel sempre brillante e stimolante contesto del Gruppo Grafico Marosticense che organizza la rassegna internazionale di grafica umoristica nella Città degli Scacchi già dal lontano 1971. E di lui ho colto fin da subito proprio il senso dell’umorismo, un sottile e sornione humour anglosassone e una propensione alle battute di spirito ben celati dall’aplomb istituzionale con cui Guderzo si presenta, sempre inappuntabile, nelle occasioni ufficiali.
Di certo lo vedremo così anche alla cerimonia, compassato come sempre. Ma sono certo che sotto la corazza dello studioso impassibile si godrà quel momento come pochi.
Conclusa la sua pluriennale esperienza di direttore a Possagno, Guderzo è ritornato a Bassano in punta di piedi. O rientrando dalla finestra, se preferite.
L’occasione è stata offerta dall’intervento di restauro della Ebe di Canova, distrutta dal bombardamento sul Museo di Bassano del 24 aprile 1945 e solo parzialmente ricostruita coi metodi di restauro tradizionali.
Del recupero definitivo del prezioso gesso, realizzato con la tecnologia dell’ingegneria inversa, Mario Guderzo è stato il supervisore scientifico. Il risultato dell’intervento si è potuto ammirare nella mostra Canova Ebe dell’anno scorso al Museo Civico, primo evento bassanese per il Bicentenario Canoviano. È stata l’anticamera dell’ingresso definitivo dell’ex direttore dalla porta principale, quella dell’organizzazione del grande evento espositivo del Bicentenario.
Un impegno corroborato dalla sua recente riscoperta - condivisa con la studiosa inglese Alice Whitehead - del marmo della Maddalena giacente, l’ultima scultura di Canova di cui si erano perse le tracce e che oggi, grazie alla mostra bassanese, è più fotografata di Chiara Ferragni.
Se per il Comune di Bassano la mostra è stata una scommessa, per Guderzo è stata una sfida: quella di riuscire a creare un evento, da alcuni considerato una missione impossibile, che rappresenta la summa della sua carriera.
Giuseppe Pavanello lo conosco invece molto meno, se non ovviamente di fama.
Anzi, prima della conferenza stampa nazionale di Roma per la presentazione di “Io, Canova. Genio Europeo” non ricordo di averlo mai incontrato. Il suo curriculum scientifico è impressionante, ma come spesso accade coi personaggi illustri non per promozione d’immagine ma per meriti conquistati sul campo, è una persona affabile e cordiale.
È stato lui a dichiarare in conferenza stampa che il fatto “che una piccola città come Bassano riesca a fare una mostra così ricca e anche così dispendiosa è un piccolo miracolo italiano”.
Commentando inoltre, circa il mancato arrivo a Bassano della “Pace” di Kiev e delle sculture dell’Ermitage a causa della guerra: “Non arriveranno i marmi di Pietroburgo e di Kiev e questa interruzione del dialogo è una ferita al mondo dell’arte.”
Mi sono bastati pochi minuti e poche dichiarazioni di Pavanello per coglierne lo spessore morale e intellettuale. Sto peraltro parlando dello studioso e professore universitario a cui il “rinascimento” dell’interesse generale su Antonio Canova - ignorato se non osteggiato dalla critica dell’arte modernista fino agli anni ’60 del ‘900 - deve moltissimo.
Il suo “Catalogo delle opere di Antonio Canova”, del 1976, è considerato opera fondamentale per la ripresa degli studi sul genio di Possagno. Quel Canova che poi negli anni, grazie alle tante mostre a lui dedicate in Italia e all’estero, si è trasformato in un autentico fenomeno pop.
Di queste mostre, diverse sono state curate proprio da Giuseppe Pavanello.
Tra queste la già citata mostra di Bassano e Possagno del 2003-2004, con Guderzo e Androsov. Ma anche - solo per citarne un paio - la mostra di Canova all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2001 e la più recente Canova e l’Antico al MANN di Napoli nel 2019, altro evento monstre da oltre 300.000 visitatori (trecentomila, non ho sbagliato zeri) in tre mesi.
Se quindi un Premio Cultura è un riconoscimento a chi valorizza e promuove la cultura, con lui va certamente in buone mani.
Attenti a quei due, dunque. Mario Guderzo e Giuseppe Pavanello, soci paritari al 50% del Premiato Studio Professionale Canova.
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