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Pizze d'asporto e pesci in faccia
Il caso di Luigi Petrucci, titolare di una pizzeria d'asporto a Bassano: il Comune modifica “d'ufficio” la categoria della sua attività e lui si trova a pagare una Tares due volte e mezzo superiore rispetto a quanto pagato per i rifiuti nel 2012
Pubblicato il 01 ott 2013
Visto 5.775 volte
Pizza con sorpresa. Luigi Petrucci, titolare della pizzeria d'asporto Planet Pizza in via Ognissanti a Bassano, si è trovato tra capo e collo una bolletta Tares da pagare di 3.044,95 euro. Nel 2012, con la vecchia Tarsu e per il suo esercizio di 133 mq suddiviso tra laboratorio e negozio, di euro ne ha pagati 1240,00.
Facendo i conti della serva, per il nuovo Tributo sui Rifiuti e Servizi imposto dal Comune il pizzaiolo deve sborsare una somma quasi due volte e mezzo superiore all'importo dell'anno scorso.
Una stangata inevitabile: la sua attività è stata infatti inserita dal Comune di Bassano - come leggiamo nella bolletta - nella categoria “Ortofrutta, pescherie, fiori e piante, pizz.”. Dove la parola “pizz.”, scritta tale e quale con il puntino, non specifica di che tipo di “pizz.” si tratti.
Luigi Petrucci al lavoro (foto Alessandro Tich)
Lo sbigottito imprenditore si è quindi recato in municipio per chiedere chiarimenti. Gli addetti comunali gli hanno consegnato l'elenco completo delle categorie soggette a Tares, col rispettivo numero di codice. E al numero 27, con scrittura completa, si legge appunto: “Ortofrutta, pescherie, fiori e piante, pizza al taglio”. Appunto la categoria che - come rilevato nei giorni scorsi dall'analisi di Confcommercio Bassano - a Bassano del Grappa ha subito l'aumento medio più pesante di Tributo Rifiuti rispetto al 2012: +170%.
Ma è proprio qui che sorge la contestazione del diretto interessato.
“La mia non è una pizzeria al taglio, ma una pizzeria d'asporto - ci spiega -. La pizza al taglio viene venduta sulla teglia e fatta a pezzi, la pizza d'asporto è invece la pizza classica, che io faccio al momento, metto in una scatola e il cliente se la porta a casa.”
Non a caso, fino all'anno scorso, l'attività di Petrucci era inserita nella categoria “pizzerie”, che è contenuta in un altro codice dell'elenco e che ha parametri di calcolo del tributo differenti. E a seguito del trasferimento “d'ufficio” del suo negozio nella categoria più penalizzata, sempre in Comune il tenace pizzaiolo ha richiesto e ottenuto un incontro questa mattina con l'assessore al Bilancio Dino Boesso.
“L'assessore - riferisce Petrucci - mi ha detto che queste cose sono state decise da Roma, e non da loro. Mi ha anche detto che devono coprire un gettito di 6 milioni (per pagare il servizio rifiuti di Etra, Ndr) e da qualche parte li devono prendere.”
E anche se a Bassano la scadenza del pagamento della prima rata della Tares - notizia fresca di ieri, a seguito di un incontro in municipio tra i vertici di Confcommercio Bassano con sindaco e assessore - slitta al 15 ottobre, per il frastornato esercente è stato ormai superato il limite.
Insomma: l'uomo che fa le pizze i cui cartoni vengono poi buttati dai clienti nella pattumiera di casa è assoggettato allo stesso “coefficiente di produzione rifiuti kg/mq per anno” di una pescheria. Nei cestini del suo negozio non c'è l'ombra di una lisca, anche se i pesci, in qualche modo, c'entrano lo stesso: ovvero i pesci in faccia a cui il titolare della pizzeria d'asporto ritiene di essere stato preso.
“Adesso mi tocca fare debiti per pagare la prossima rata - ci dice -. Il 30 settembre non c'era da pagare solo la Tares, ma anche l'Iva, l'Inps e l'Irpef. Alla fine, per una piccola attività come la mia, 1500 euro in più sono soldi.”
“Già pagavo abbastanza prima - è il suo amaro commento finale -, adesso per i rifiuti devo tirare fuori 3000 euro. La differenziata deve essere un guadagno, invece paghiamo sempre di più e ora hanno davvero esagerato. A fine anno, se va avanti così, mi toccherà chiudere. Colpa di burocrazia e tasse, la Tares è solo l'ultima goccia.”
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