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La sottile linea rossa
L'architetto bassanese Giancarlo Calcagno brevetta con UniTrento un avanzato sistema per il controllo del rischio di collasso degli edifici dopo i terremoti. E l'Austria gli offre l'opportunità di avviare una start-up per produrre l'impianto
Pubblicato il 09 ott 2012
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Il nome brevettato del progetto è “Sismatech” ma lui, per spiegarlo con parole semplici, lo chiama “il fusibile per il terremoto”.
L'arch. Giancarlo Calcagno, bassanese, è il general manager della Altech srl, società che si occupa di restauri conservativi ad alta tecnologia.
Una tematica di cui si occupa anche dalla cattedra universitaria: è infatti docente a contratto di Tecnologia Innovativa per le Conservazioni a Ca' Foscari a Venezia.
L'arch. Giancarlo Calcagno (foto Alessandro Tich)
E proprio assieme a un altro “cervello di ateneo” - l'ing. Daniele Zonta, ricercatore in Tecnica delle Costruzioni all'Università di Trento - l'intraprendente architetto ha sviluppato e realizzato un avanzato sistema di monitoraggio continuo a sensori che cambia i connotati alle procedure di controllo della stabilità e abitabilità degli edifici nelle zone colpite dai terremoti.
Arch. Calcagno, che cos'è dunque il Sismatech?
“E' un progetto che ho elaborato circa un anno e mezzo fa assieme all'ing. Daniele Zonta, del dipartimento di Ingegneria Meccanica e Strutturale dell'Università di Trento. Si tratta di un dipartimento all'avanguardia per gli studi sugli effetti dei sismi, dotato anche di un laboratorio di simulazione di un edificio di tre piani, in scala 1:1, per compiere dei test di tenuta delle strutture agli sforzi e alle sollecitazioni. Il Sismatech è un sistema che oggi può dare un risultato oggettivo, e non soggettivo, sullo stato di precarietà o di collasso di un edificio dopo un terremoto.”
Come nasce il progetto?
“Nasce dal fatto che la prima preoccupazione della gente, dopo un sisma, è che non cada la casa. Solitamente, dopo un terremoto con danni, le famiglie vengono portate fuori di casa in attesa dei sopralluoghi dei Vigili del Fuoco e delle altre autorità preposte ai controlli che danno quindi l'autorizzazione o meno agli sfollati a tornare nelle rispettive abitazioni. Finché le case danneggiate sono poche, questa procedura si può gestire in poco tempo, ma se le abitazioni da controllare cominciano ad essere 1000 o 2000, i tempi tecnici per stabilire l'abitabilità degli edifici cominciano ad essere un problema. Il recente terremoto in Emilia, purtroppo, è stato un “banco di prova” di questo problema.”
In che senso?
“Dopo la prima grande scossa del 20 maggio sono stato chiamato da Comune di Mirandola a fare parte di un gruppo di supporto per la valutazione dei danni. Nonostante l'intensità del sisma, a Mirandola è risultato danneggiato il 6-7% degli edifici. Dopo la seconda forte scossa del mese successivo, i danni sono aumentati al 70%, eppure si è trattato di due “colpi” della stessa magnitudo. All'interno di questo periodo, la Protezione Civile - dopo la valutazione soggettiva dei danni nelle abitazioni, con il controllo delle lesioni visibili - aveva nel frattempo dato l'autorizzazione alla gente a rientrare nelle case.
Quello che in realtà è successo è che lo sciame sismico in mezzo alle due scosse più forti, con circa 2000 sismi e microsismi compresi tra le magnitudo 1 e 3, aveva affaticato le strutture delle case, in gran parte vecchie costruzioni in mattone e pietra. Un affaticamento costante che porta a indebolire le strutture e che giustifica l'aumento dei danni dopo la seconda grande scossa di giugno.”
Qual è dunque l'utilità del sistema che avete progettato?
“Il Sismatech permette un controllo costante nel tempo della condizione di un edificio che dà notifiche wireless via web sulla situazione oggettiva della stabilità o del rischio di crollo dell'edificio monitorato.
Le informazioni principali date dal sistema sono di due tipi. La prima informazione è quella della ricognizione dell'immobile, con un segnale in tempo reale che funziona come un semaforo: se è “verde” la gente può rimanere all'interno della casa, se è “giallo” c'è una situazione di attenzione e bisogna chiamare i tecnici per gli opportuni controlli, se é “rosso” bisogna evacuare l'abitazione. Questo sistema permette la riduzione del 50-70% del problema più grande, e cioè la paura della gente. La seconda informazione è data invece dalle notifiche su “dov'è il danno”, di che tipo di danno si tratta e sui costi di intervento per il ripristino del danno individuato. Quando si raggiunge la “linea rossa”, a seguito dell'affaticamento delle strutture, il sistema indica la “soglia di pre-collasso” dell'edificio e quindi dove intervenire per evitare il crollo.”
Ma come funziona il sistema?
“La tecnologia del sistema è basata sui cosiddetti “MEMS” (Micro Electro Mechanical Systems), che integrano micro-elementi elettronici e meccanici come nel microchip. E' un sistema di sensori di accelerazione e di deformazione delle strutture. Io lo definisco “il fusibile per il terremoto”, perché come il fusibile interrompe l'energia elettrica in caso di sovraccarico di corrente, così il Sismatech lancia l'allarme in caso di raggiungimento della soglia di pre-collasso degli edifici.”
La presentazione del suo brevetto è conseguente al terremoto in Emilia?
“No, è soltanto una coincidenza. Ho presentato infatti per la prima volta il Sismatech, per il controllo della stabilità di un edificio storico, lo scorso 6 maggio al Comune di Fontaniva. E il 20 maggio c'è stata la prima forte scossa in Emilia.”
C'è interesse, da parte dei Comuni delle zone a rischio sismico, per questo nuovo sistema?
“Sì, c'è interesse. Sono stato contattato, ad esempio, dal Comune di Ferrara e da altre municipalità. Ma il problema è che i Comuni non hanno soldi, e in questa prima fase di prototipo l'installazione dell'impianto è delicata, richiede l'intervento di personale specifico e per questo il costo è elevato. La seconda fase del progetto riguarda invece la produzione industriale del sistema, con l'abbattimento del costo e la possibilità che l'impianto venga normalmente installato anche da un elettricista.
Ma per far partire un progetto industriale in Italia non ci sono finanziamenti e i tempi sono lunghi. E così l'Austria mi ha chiesto di aprire un'attività. A Villach, in Carinzia, c'è una grossa industria di microelettronica che mi ha offerto la possibilità di avviare una start-up per la produzione del sistema. Mi hanno accolto con il tappeto rosso, e a costo zero. Sto valutando seriamente l'offerta. Una simile opportunità in Italia sarebbe impossibile.”
E così, mentre il nostro Paese deve ancora “assimilare” la novità tecnologica che rivoluzionerebbe le procedure per l'abitabilità degli edifici delle zone terremotate, a pochi chilometri oltre il confine di Stato il brevetto dell'architetto Calcagno e dell'ingegner Zonta ha già richiamato l'interesse degli investitori, che ne hanno fiutato le grandi potenzialità.
Nessuno è profeta in patria? Come volevasi dimostrare.
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