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Cari bassanesi,
approfitto di questo spazio concessomi da Bassanonet per scrivervi questa lettera ed esprimervi qualche mio breve pensiero. Il tempo stringe e penso che ormai manchi poco alla mia partenza dalla splendida terrazza di Palazzo Sturm che mi ospita dal 12 dicembre 2018, il giorno in cui mi hanno portato qui trasportandomi per le vie di Bassano con un complicato sistema di funi e rotelle sotto gli occhi attenti del mio creatore Li-Jen Shih. C'era un altro sindaco, c'era un altro assessore alla Cultura e c'era un'altra direttrice del Museo.
Foto Alessandro Tich
Io dovevo essere “l'attrazione in più” per la mostra di Dürer e invece, dopo oltre due anni e mezzo, sono ancora qua. Qui ho fatto da sentinella anche alla mostra su Piranesi e qui ho trascorso tutto il mio tempo, lockdown compreso. Ma ci starò appunto, a quanto pare, ancora per poco. Mi dicono che la mia esposizione sia prevista fino al 31 dicembre 2021. Così almeno era stato scritto nel comunicato stampa dei Musei Civici che annunciava all'epoca la mia installazione. Questo dovrebbe quindi essere il mio ultimo capodanno bassanese: ma non è ancora il momento degli addii.
Non mi sono mai schiodato da questa terrazza ma non mi lamento: il posto è bellissimo.
Ma sbaglia chi scrive che io sono stato un “testimone oculare” dei lavori di restauro del Ponte. Da come mi hanno collocato e orientato sulla pedana, io difatti il Ponte non lo vedo. Per tutto questo tempo il mio sguardo fisso si è diretto sulla cosa che avevo di fronte, dall'altra parte del fiume: la gru del cantiere dell'ex Macello. Sempre quella, sempre immutabile, sempre ferma. Non capivo come mai molte cose qui a Bassano, me compreso, rimangono ferme a prescindere. Poi un bel giorno, all'improvviso, me l'hanno tolta. Scatenando la gioia dei sostenitori del panorama senza ingombri. Adesso, da qualche settimana, me ne hanno rimessa su un'altra. Sento dire che questa sarebbe finalmente la volta buona per i lavori di ristrutturazione e di trasformazione dell'ex Macello in un importante centro culturale privato, anche se non manca chi - nel palazzo di via Matteotti - accarezza l'idea di far acquisire quell'edificio nel patrimonio comunale per farci un museo del Ponte o qualcosa del genere.
Interessante: da quando sono qui a Bassano sento parlare le persone che si affacciano sul belvedere e che commentano le notizie dei media locali e la cosa bella è che non c'è mai una certezza assoluta sulla strada intrapresa dai progetti, attuali e futuri, per la città.
Sono informato anche sul dibattito che riguarda il futuro della Scuola Mazzini e devo dire che l'idea di trasformarla in un museo della natura con l'esposizione anche degli animali impagliati non mi trova concorde più di tanto, ma più che altro per spirito di categoria: in quella collezione di animali morti di colpi di fucile c'è anche un rinoceronte vero.
Io invece sono un rinoceronte di acciaio specchiato. La città, cioè, si specchia e si riflette su di me. Sarà per questo che mi sento così partecipe alle sue questioni e ai suoi problemi. Anche se mi pare di capire che in questo momento tutte le questioni e tutti i problemi siano soppiantati dall'eccitazione per la messe di eventi celebrativi per la restituzione del Ponte alla città. Come vi ho già spiegato, io non li posso vedere perchè il Ponte mi sta di lato e il mio campo visivo è composto da una gru e dal panorama che ci sta dietro. Ma li sento.
E ci sento bene, non devo andare dall'otoRino. Ho sentito, ad esempio, il sibilo delle quattro biciclette sui rulli che una sera hanno generato energia sostenibile per illuminare un angolino del monumento. Ma anche la maratona pianistica, o gli applausi del pubblico per le artiste acrobatiche della danza verticale, solo per citarne un paio. In questo mese di luglio ci sarà anche e nuovamente la cena sul Ponte: spero solo che il vento della Valsugana mi porti fino a qui qualche profumino. Per la verità io non vedo un vero e proprio filo conduttore in tutte queste tante e forse troppe manifestazioni: ma mi fanno compagnia, e questo mi basta.
E sono già spiritualmente pronto alla data del 3 ottobre, quando ci sarà la cerimonia inaugurale del Ponte restituito. Spero solo che sia un bel ricordo quando mi impacchetteranno per mandarmi via da qui.
Prima di concludere, devo però assolutamente chiarire una cosa. Lo scorso 29 maggio non ho potuto fare a meno di esserci anch'io sulla famosa terrazza dello Sturm chiusa ai cittadini, controllata da un cordone di sicurezza e riservata dall'amministrazione comunale a un ristretto gruppo di autorità e ospiti selezionati per godere dal vivo il concerto sul Ponte dedicato alle musiche di Ennio Morricone. Mi sono dispiaciuto della cosa, io che sono abituato alla gente che tutti i giorni, soprattutto nei fine settimana, arriva liberamente sul belvedere e mi scatta una marea di foto. Ma così è stato e non ci ho potuto far nulla.
Mi consola il fatto che ho potuto apprezzare il concerto anch'io perché mi piace la musica: ho infatti sempre sognato, nel mio intimo, di essere un suonatore di corno.
Il vostro affezionato
King Kong Rhino
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