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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Il "Tich" nervoso

Pista ciclabile alla bassanese

Lo sfogo di un umile pedone nei confronti dei ciclisti che scambiano regolarmente il marciapiede di piazzale Cadorna per una pista a loro riservata

Pubblicato il 26-09-2013
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Sarà capitato anche a voi, come recita la vecchissima canzone.
A me è capitato tante, troppe volte. Anche perché, recandomi spesso a piedi a lavorare in redazione, quel marciapiede lo percorro quasi quotidianamente.
Sto parlando del marciapiede di piazzale Cadorna, lato ex bar Aurora, che collega il lato pedonale nord del Ponte Nuovo con via Verci e quindi col centro storico di Bassano. Per chi arriva a piedi dalla Destra Brenta oppure da viale De Gasperi e quartiere Borgo Zucco, è il passaggio obbligato per dirigersi verso il cuore della città.

Foto Alessandro Tich

Fin qui nulla di strano, se non fosse per un particolare che rende quel marciapiede particolarmente promiscuo, e in quanto tale non propriamente utilizzato secondo le regole del Codice della Strada, trasformato - in questo punto della città - in un trascurabile optional. Perché quel tratto di percorso pedonale è un classico esempio di pista ciclabile alla bassanese: dove un'impunita e ripetuta sequenza di ciclisti diretti al centro si mescolano tranquillamente ai pedoni, senza scendere dalla bicicletta.
Mi capita di incrociarli praticamente tutti i giorni. Cittadini a due ruote che tagliano dritti verso il centro storico approfittando della comoda scorciatoia: un piccolo Canale di Suez che per chi arriva in bici dal Ponte Nuovo ed è diretto in centro evita la circumnavigazione stradale obbligatoria viale De Gasperi - via Chini - via Ognissanti.
La soluzione “regolare”, ovviamente, esiste: basta smontare di sella, attraversare la strada sulle strisce e percorrere quel tratto di marciapiede a piedi con la bicicletta trasportata a mano. Molti lo fanno, per la verità. E ci mancherebbe altro. Ma molti altri se ne infischiano sonoramente, trasformando la Cadorna-Verci-Cadorna nella micro versione bassanese della Liegi-Bastogne-Liegi.
Un'abitudine collettiva che presenta, ovviamente, anche i suoi giorni e orari di punta. Oggi, mattina di mercato, mi sono fermato un attimo sul “luogo di transito” per scattare qualche foto: in tre minuti, di biciclette in mezzo alla gente, ne sono passate sei.
Ti sbucano da dietro all'improvviso, senza interrompere il ritmo di pedalata né tantomeno avvisare. Qualcuno ha comunque perlomeno il ritegno di procedere ad andatura limitata, altri sfrecciano senza problemi in direzione della linea di traguardo, fissata davanti al bar Cadorna.
Gli utilizzatori della pista ciclabile alla bassanese fanno parte di una squadra composita e variegata: imperturbabili famigliole con bambini al seguito, irrefrenabili ragazzini in mountain bike, impeccabili signore col cestino della spesa, inarrestabili anziani dal pedale molto giovane, insospettabili operatori del centro storico, inossidabili cicloamatori con borraccia e caschetto. Sono questi ultimi, in particolare, a darti l'impressione di voler quasi mostrare quanto sono bravi a destreggiarsi in mezzo a quei fastidiosi birilli costituiti da te e da tutti gli altri che stanno camminando.
Il passaggio promiscuo, come già detto, termina alla confluenza del plateatico del bar Cadorna con l'inizio di via Verci. Ma le insidie non terminano qui: ne sa qualcosa proprio il vostro cronista, che un bel pomeriggio in via Verci si è visto comparire sul marciapiede, sbucata all'improvviso da via Campo Marzio (angolo sala giochi Admiral, ora chiusa), una sbadata ragazza in bicicletta.
Solo la mia istintiva reazione di allungare le braccia, corredata da automatica esclamazione di disappunto (“ohibò...”), ha evitato uno scontro frontale-laterale col mezzo ecologico.
E allora ben vengano le iniziative per incentivare l'uso della bicicletta in città, per promuovere l'allestimento di rastrelliere per bici in centro storico, per diffondere la cultura e la pratica della mobilità sostenibile. Ma se molti cittadini a due ruote seguissero quelle tre o quattro regolette di base della normale convivenza stradale (non invadere i percorsi riservati ai pedoni; impegnare, quando ci sono, le piste ciclabili e non le carreggiate per le auto; rallentare in prossimità di stop o rotatorie; non procedere contromano) non starei qui a dedicare il mio tempo a decantarne le gesta.
Per carità, nessuna levata di scudi e nessuna crociata contro i ciclisti indisciplinati, o quand'anche persino imbranati: che saranno anche una minoranza rispetto a quelli che sanno andare in strada e che ne rispettano il Codice, ma la cui mamma in realtà è sempre incinta.
Questo vuole solo essere lo sfogo di un umile pedone nervoso nei confronti dei furbetti e dei pigretti del sellino. Che su quel tratto di marciapiede lo costringono a camminare sempre sul chi va là e con la coda dell'occhio usata a mo' di specchietto retrovisore, impedendogli il diritto di passeggiare senza pensieri e magari - a rischio di mettere il piede sotto qualche ruota - di voltare passo all'improvviso per avvicinarsi alle vetrine dei negozi.
Tra i quali, purtroppo - venendo sfiorato, ogni tanto, da qualche ciclista un po' troppo spavaldo per i miei gusti -, non c'è un negozio di chiodi.

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