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Grazie, Titta
In memoriam: Battista Cenere, scomparso ieri, commerciante iconico di Bassano e grande maestro di stile
Pubblicato il 26 ott 2021
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Ho ricevuto la triste notizia all’improvviso nella tarda serata di ieri con un messaggio su WhatsApp. Mentre oggi, su vari profili Facebook bassanesi, si moltiplicano le espressioni di cordoglio.
Giambattista Cenere, detto Battista o più semplicemente Titta, iconico commerciante di abbigliamento di Bassano e grande maestro di stile, è spirato ieri pomeriggio, a seguito di una malattia per la quale era ricoverato in ospedale da qualche giorno. Era l’ultimo di sette fratelli e con lui finisce un’epoca, oltre a chiudersi - realmente - un’altra pagina della storia della Bassano autentica, quella fatta dai grandi bassanesi.
Per scrivere mio malgrado questo articolo ho recuperato una sua vecchia foto.
Battista Cenere in una foto del 2010 (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Gliela avevo scattata io nel suo celebre negozio di via Jacopo Da Ponte nell’ottobre del 2010, per un’intervista che mi aveva rilasciato dopo i gravi incidenti che erano scoppiati allo stadio di Genova in occasione della partita di calcio Italia-Serbia, con disordini fomentati dagli ultras serbi che alla fine provocarono una quindicina di feriti, ma fortunatamente non vittime, e che avevano rievocato il fantasma dell’Heysel.
Perché il 29 maggio 1985 c’era anche lui nella famigerata curva del settore Z dello stadio Heysel di Bruxelles, nella tragica notte della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, con la gigantesca calca provocata dagli hooligans inglesi che causò 39 morti, di cui 32 italiani e, fra questi, i due bassanesi Mario Ronchi e Amedeo Spolaore.
Cenere riuscì a salvarsi gettandosi dal muro dello stadio e scampando così alla bolgia della morte.
Da allora, come mi raccontò in quella intervista, non aveva mai più rimesso piede in uno stadio, abbandonando persino l’interesse per il calcio. Ma conservava ancora in negozio i ritagli di giornale e i biglietti dell’aereo e della partita incorniciati in un quadro - con il quale si era fatto fotografare per il mio articolo -, a futura memoria di quella notte d’inferno. Drammatici ricordi di un ex tifoso che da allora avrebbe tifato solo ed esclusivamente per il suo lavoro.
Con la scomparsa di Battista Cenere si è spento non solo un gigante del commercio bassanese, ma anche e soprattutto un campione di signorilità.
Garbato, riservato, fine osservatore della realtà circostante, sottilmente ironico, appassionato di scrittura, in ogni suo atto o parola dimostrava che cosa vuol dire avere classe. Con lui si percepiva che cos’è la naturale essenza dello stile: puoi cioè anche indossare capi firmati dal cappello alle scarpe, ma non potrai mai griffare la tua personalità se non hai anche l’eleganza dell’animo.
Eccellente professionista, nel 1954 aveva fondato il suo negozio e ha creato un marchio - Cenere G.B. - che è diventato un nome di riferimento per la moda a Bassano, onorandolo con competenza e passione quotidiana.
Ma aveva sempre sfatato il luogo comune dell’imprenditore arrivato che guarda il resto del mondo dall’alto di una cattedra. Era anzi desideroso dei consigli e dei pareri degli altri, in uno scambio di idee e di stimoli che ha sempre contraddistinto il suo porsi nei confronti della città.
Una volta mi aveva consegnato in via riservata un suo manoscritto, con delle memorie e riflessioni scaturite da alcuni momenti difficili della sua vita, chiedendomi di esprimere un mio giudizio.
Non è da tutti farlo, soprattutto per un testo che affrontava alcune problematiche personali, anche se del passato, che si nascondevano dietro all’immagine del commerciante di successo.
Ma è un piccolo grande esempio della sua distinzione. Una signorilità che ha conservato fino all’ultimo, anche quando, negli ultimi anni, il testimone dell’attività commerciale è passato ai suoi figli e lui si era ritirato a vita privata.
Ma ogni tanto lo incontravo ancora, nella sua adorata via Da Ponte o nella zona di via Colomba vicino a casa sua. La sua giacca, la sua sciarpa, il suo cappello erano sempre inappuntabili e ancora e sempre ne scaturivano gradevoli colloqui, curiose osservazioni e intelligenti battute.
Eleganza a 360 gradi.
Qualche anno fa, nel corso di una delle nostre tante piacevoli chiacchierate in via Da Ponte, Battista Cenere mi aveva dato, con orgoglio, il suo biglietto da visita.
Non perché ne avessi bisogno, conoscendoci già da molti anni, ma perché le parole stampate su quel cartoncino - che è più grande del normale e che da allora ho affettuosamente conservato - esprimono una perfetta sintesi biografica.
Sul “davanti” del biglietto - assieme alle bandiere italiana ed europea e ai loghi di G.B. Cenere International, dell’ANIOC, di 50&Più Fenacom e della Federazione Europea delle Scuole di Vetrinistica - c’è infatti scritto: “Cenere G.B. Maestro d’arte vetrinistica, Maestro del lavoro, Cavaliere della Repubblica, Bassanese illustre, Diplomato corso di dinamica mentale a Ginevra.”
Sul verso si legge invece questa frase: “Ha fatto un corso a Ginevra di una settimana di dinamica mentale e al termine ha camminato sui carboni ardenti, andata e ritorno.”
Una dichiarazione dal forte senso allegorico, perché la vita stessa è un percorso sui carboni ardenti che alla fine porta verso una destinazione ignota.
Sul retro dello stesso biglietto da visita è stampata infatti la seguente breve poesia,
che alla luce della triste notizia di oggi assume un significato profondo:
“Solenne è ciò che abbiamo finito
si tratti solo di un gioco
o una festa in soffitta
o una vacanza
o un lasciare casa o dopo
congedarsi da un mondo
capito per uno migliore
ancora da spiegare.”
Grazie, Titta. In questo mondo terreno in cui in molti fanno a gara a chi urla di più, tu ci hai insegnato il prezioso valore della discrezione.
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