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Luigi Marcadella

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Giornalista
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Il calendario economico 2024

Elezioni in Europa e in USA, inflazione, tassi e il “rischio trasporti”. I punti da tenere d’occhio per i prossimi mesi

Pubblicato il 07 gen 2024
Visto 9.364 volte

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Guai a chi perde più di qualche minuto a leggere le previsioni finanziarie per l’anno in arrivo ammoniva il più formidabile investitore dell’era moderna, il mitologico Warren Buffett, l’oracolo di Omaha.

Quindi nessun tentativo di arte divinatoria nelle prossime righe, solo un breve calendario di eventi che nel 2024 saranno destinati ad influire sull’economia globale e a cascate sulle tasche di tutti.

L’indicazione più rilevante è che la crescita globale nel 2024 subirà un rallentamento.

Premessa: la crescita globale nel 2024 sarà debole soprattutto nella prima parte dell’anno (“sluggish” si legge nei report delle grandi case di investimento, ovvero fiacca), sulla scia di una flessione dei volumi dell’interscambio commerciale che ha già caratterizzato gli ultimi mesi del 2023.

Sarà debole soprattutto in Europa, dove la politica monetaria sta facendo sentire i suoi effetti frenanti sull’economia reale. E non è detto, stando agli ultimissimi dati dell’inflazione nell’Eurozona, che la BCE non si dimostri particolarmente prudente in tema di abbassamento dei tassi.

Si è dimostrata, invece, più forte del previsto l’economia americana: nonostante l’alto costo del denaro, la macchina dei consumi e dell’industria statunitense continua a “spingere”.
Ecco dunque i punti in agenda a cui prestare attenzione nel 2024.

Elezioni Europee e USA. Nel 2024 si voterà per rinnovare il Parlamento del più grande e ricco spazio commerciale del mondo, l’Europa. Per la prima volta nella storia, nuove e inedite maggioranze di governo potrebbero governare il Parlamento Europeo. Cosa succederà dunque al già sempre più farraginoso processo di integrazione europea?

Dal punto di vista economico-commerciale, la possibile vittoria alle presidenziali di Donald Trump potrebbe portare gli Stati Uniti ad una nuova politica dei dazi per proteggere l’economia americana, con il rischio conseguente di reazioni a catena ed effetti anche sui prezzi globali delle merci.
Si parla comunque di scenari che sconfinerebbero nei primi mesi del 2025 (le Presidenziali negli Usa si terranno a novembre 2024).

Il fattore che politicamente avrà più impatti sull’economia internazionale riguarda il futuro della guerra. Gli elettori americani ed europei stanno cominciando a mostrare una certa “stanchezza” verso il sostegno alla guerra in Ucraina che, al momento, non sembra vicina ancora ad un accordo di pace.

Democratici e/o Repubblicani dovranno trovare nei prossimi mesi una nuova strategia per arrivare ad un percorso di pace.

Medioriente: rischio escalation, petrolio e problemi per il trasporto marittimo. In caso di un allargamento del conflitto nell’area mediorientale sono plausibili scenari di rischio anche per l’economia globale, a causa principalmente del possibile aumento del costo del petrolio.

Non si tratta di prezzare esclusivamente il “rischio energetico”, perché anche i trasporti mondiali potrebbero nuovamente diventare un “tappo” per gli scambi commerciali.

Nello stretto di Bab-el-Mandeb, a sud del Canale di Suez, i missili degli Houthi (in arrivo dallo Yemen) hanno già costretto le più grandi compagnie di navigazione mondiali a modificare gran parte delle loro le rotte marittime.

Non più via canale di Suez ma circumnavigando l’Africa per arrivare in Europa. Si tratta di uno dei principali snodi del trasporto marittimo verso l’Europa e la chiusura della rotta potrebbe avere implicazioni notevoli sui costi delle filiere della logistica e sui tempi di consegna delle merci. E per i porti italiani – senza la via d’accesso principale nel Mediterraneo – si sconterà un gravissimo danno economico.

Cina debole. È arrivata anche la prima potenza manifatturiera mondiale nella cosiddetta trappola della crescita?

Secondo uno scenario stilato Nikkei, autorevole quotidiano giapponese, le prospettive economiche di crescita per il 2024 non andranno oltre il 4,6%. Una cifra lontana alle percentuali che hanno contraddistinto la crescita recente del Dragone.

Oltre alle importanti ripercussioni interne (debolezza del sistema immobiliare e investimenti stranieri in rallentamento), quanto influirà questa fase di stallo dell’economia cinese nei mercati globali?

Italia. Tanti temi, ne scegliamo due di potenzialmente determinanti. Dopo due anni di inflazione a doppia cifra, con un effetto netto sul livello generale dei prezzi notevolissimo, quanto ne risentirà la domanda interna senza adeguamenti sostanziali dei redditi disponibili?

E per quanto tempo – all’interno delle varie categorie – saranno rinviabili nuove fasi di contrattazione salariale?

La seconda (positiva): nel 2024 dovrebbero finalmente arrivare nell’economia reale i primi effetti della messa a terra delle opere collegate al PNRR. Una possibile contromisura per arginare il venir meno nell’economia dei vari bonus edilizi che abbiamo visto negli ultimi anni.

Nordest. Segnali congiunturali negativi arrivano ormai da tre trimestri consecutivi e rilevano un calo preoccupante degli ordini e impianti industriali in sottoutilizzo. Molte aziende hanno fatto già uso anche della cassa integrazione.

Tuttavia già dalla seconda parte dell’anno potrebbero cambiare gli scenari, sulla scorta di un possibile primo ciclo di taglio dei tassi di interesse che potrebbe portare più ottimismo – soprattutto in tema di investimenti – per imprese e consumatori.

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