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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
In eterne Star Wars per libertà e indipendenza
Il 4 luglio, in un appuntamento a corredo dell'Italia-America Friendship Festival, a Vicenza, Mondoserie ha dato voce a storie a tema, tra libri, cinema, fumetto e tv
Pubblicato il 06-07-2025
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Venerdì 4 luglio: una data speciale celebrante la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, che nel 2026 compirà 250 anni. A Vicenza è stata ricordata anche all’interno di un festival che a settembre inaugurerà la sua prima edizione: l’Italia-America Friendship Festival.
Per l’occasione, collocato all’interno della fitta programmazione degli eventi a corredo (qui informazioni e programma in dettaglio italiamericafestival.it), è stato allestito un appuntamento culturale dedicato ad alcune narrazioni volte a esplorare il tema della lotta per la libertà, racconti offerti ad arte dal cinema, dal fumetto, e guardando ai principali canali dell’intrattenimento e dell’approfondimento più amati dei nostri tempi, dalle serie tv.
Independence Day. Pirati, ribelli, partigiani. Da Star Wars al Risorgimento, a cura di "Mondoserie.it", ha avuto come relatori Jacopo Bulgarini d’Elci, ideatore e direttore del festival e artefice del sito citato, una guida ragionata all’immaginario seriale, e con lui Timoteo Frammartino e Livio Pacella, rappresentanti in questa veste la redazione.
i relatori della conferenza, ospitata a Palazzo Chiericati
Mondoserie, che abbiamo presentato qui shorturl.at/sbm0C, a settembre sarà protagonista di un importante appuntamento che sarà presto annunciato, a cura di Bassanonet.
Ospitato a Palazzo Chiericati, l’incontro ha avuto un breve preambolo fumantino, non tanto per le temperature da emergenza climatica, ma per un intervento dal pubblico che di fatto intendeva su tutto disturbare lo svolgersi della conferenza, caldamente redarguito dagli stessi convenuti. La volontà di “tacitare” un appuntamento culturale in nome della libertà e della democrazia: stranezze.
Per la cronaca, erano state annunciate rimostranze a cura di alcune realtà locali, basate sul richiamo tra i principi fondanti il festival all’“amicizia” tra Italia e America, un’opposizione a priori caricata di giustificazioni di matrice storico-ideologica – alcune di casa specificamente nella città del Palladio, altre provenienti dai preoccupanti scenari dell’attualità, turbamenti globali ovviamente condivisi dagli organizzatori. Ma ci si illude sempre, sempre lo faremo, che l’atto di gettare ponti tra comunità mettendo al centro conoscenze, dibattito, arte e cultura, memorie del passato e attenzione al presente, non possa essere fraintendibile o politicamente strumentalizzato. Notte bianca di fuori, gli Alpini in coro sotto la candida facciata del palazzo, non proprio bianche le bandiere intorno.
Tornando a quella a stelle e strisce, gemellata qui al Tricolore, e a parole e immagini della conferenza: “Resistenza”, è stato il primo capitolo, aperto dal più celebre frammento del film Roma città aperta, chiamato a simboleggiare i drammi dell’occupazione e dell’oppressione. Tra gli altri contributi visivi, la locandina del monumentale Novecento, capolavoro di Bertolucci e una scena de I piccoli maestri, film tratto dall’opera omonima di Luigi Meneghello.
“Risorgimento”, la seconda sezione, ha messo in contrapposizione due stili di narrazione e di estetica: il primo all’italiana, incarnante con ironia la disillusione degli insorti espressa dall’espressione vacua di Adriano Celentano, interprete di Le cinque giornate di Milano, film di Dario Argento, e poi dai volti sornioni di Sordi e Manfredi, protagonisti di In nome del popolo sovrano; atmosfere di casa nostra contrapposte a battaglie epiche con a capo il patriota Mel Gibson, a racconti sui padri fondatori tradotti con un musical multicolor (Hamilton), a immagini iconiche di libertà (e paura) come quelle dei motociclisti di Easy Rider, fino ad arrivare alla saga che esplora altri mondi e la lotta tra bene e male, con Star Wars, e all’altrettanto fantascientifico Independence Day.
Al fumetto e ai suoi veri eroi, ovvero mitici disegnatori – un nome italiano su tutti: Andrea Pazienza – il compito di traghettare contenuti e immagini grafiche realizzate ad arte, mute ma urlanti grandi lotte per la libertà.
Al fumetto il compito di farlo in un formato popolare, niente di museale o di arroccato, rivolgendosi a tutti. Raccontati da Frammartino e viventi in strisce, “giornaletti”, riviste, che per costituzione stessa rappresentano a loro volta battaglie a colpi di fogli carta per l’indipendenza, tanti personaggi e visioni di una bellezza da incanto.
Molti hanno ispirato scene di film – per citare due titoli, il miraggio di Dune, di Jodorowsky, e l’apocalisse di Blade Runner). Accanto, sacre figure come lo Jedi, evocanti cowboy solitari e monaci guerrieri; più in là, esseri perduti come Fritz il gatto (porno-gatto), creatura di Robert Crumb ed emblema di un mondo underground che racconta in favola la disillusione americana. Di qua dall’oceano vi è Zanardi, studente di stanza a Bologna, giovane immorale e kattivo, ma perché troppo a contatto con il vuoto che ha dentro.
È spuntato anche Pertini a un certo punto, ritratto da vecchio e di spalle a guardare un’Italia dalle Alpi in giù protesa all’orizzonte, accanto un coniglietto, il Presidente a dire nella sua nuvoletta: “Mah, speriamo bene”.
Un altro tuffo tra le opere da schermo l’ha fatto fare Pacella, narrando le epopee di due serie televisive meravigliose, di una violenza blu meravigliosa, entrambe avvinte all’oceano.
Vikings e Black Sails parlano di aneliti di libertà e sete di indipendenza assoluti, intesi in senso franco e intero. Basate su fatti storici, ma in realtà favole narrative – la seconda anticipatrice L’isola del tesoro, celebre romanzo di Stevenson – sono entrambi prodotti che ampliando lo spazio del contenitore-film negli episodi mettono in primo piano la ferocia e il buio, inteso come unico colore di cui si può tingere, per esprimersi, una libertà vera.
Un taglio provocatorio e paradigmatico per affrontare i temi della libertà e dell’indipendenza, d’altronde in assenza di questa grandangolare e filosofica prospettiva, non vi sarebbe un panorama completo davanti, aspetto puntualizzato nell’introduzione dal relatore.
Vichinghi e pirati, ovvero i predatori per eccellenza. Antieroi eroici in tutto e per tutto colti nella fase del passaggio davvero oceanico tra razzia e conquista, in navigazione da piccole terre d’Europa a terre sterminate d’America. Creature rese mitologiche anch’esse predate: chi dal potere di una religione che ne ha cancellato cultura, costumi, la visione felice della vita e dell’eternità; chi dall’avanzare vele al vento di un impero luccicante d’oro fondato sul sangue, governato da forze che elargiscono e tolgono legittimazioni a seconda del loro interesse e piacimento.
Un nuovo mondo rifiutante la creazione di territori franchi se non del tutto isolani e isolati, comunque in qualche modo inglobati.
La conclusione dell’incontro è stata affidata da Jacopo Bulgarini d’Elci ad alcune frasi e immagini di Andor, serie tv in due stagioni che si apprende essere un prequel di Rogue One (2016), a sua volta prequel del primo Guerre Stellari (del 1975, cinquantenne). Il protagonista è un attore messicano, è stato sottolineato.
“L’oppressione è la maschera della paura”; “l’Impero è una malattia che prospera nell’oscurità, e non è mai più vivo di quando dormiamo”, e poi parole sole e forti come “try”, “genocidio”; cenni alla minaccia della morte della verità, che fanno pensare ai pericoli dell’uso-abuso dell’Intelligenza Artificiale…
I linguaggi della cultura e dell’arte inquadrano bene presente e futuro, anche quando parlano del passato. Nel loro abitare insieme terreni di casa e terre sterminate, accolgono ed esprimono la complessità. Sono resistenza.
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