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La sferzata di Chenet
All'Assemblea Sociale di Confcommercio Bassano, il presidente mandamentale affronta i problemi della categoria e indica la strada per “innovarsi ai nuovi mercati”. “O ci diamo tutti una mano o nessun posto di lavoro sarà più al sicuro”
Pubblicato il 25 set 2012
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“E' più facile lo sbarco sulla Luna che mettere una vetrofania in centro storico”.
Luca Maria Chenet, presidente di Confcommercio Bassano, ama le frasi e le immagini ad effetto: del resto, fa il comunicatore per professione.
E così, per spiegare le difficoltà delle imprese del commercio a fronteggiare quotidianamente il “problema dei problemi”, ovvero la burocrazia, scomoda nientemeno che Neil Armstrong.
Il presidente di Confcommercio Bassano Luca Maria Chenet durante il suo intervento all'Assemblea Sociale della categoria (foto Alessandro Tich)
Ma cita, parafrasandolo, anche Dostoevskij per il titolo della sua relazione all'Assemblea Sociale annuale della Confcommercio del Mandamento di Bassano del Grappa, tenutasi ieri sera nella sala convegni dell'Hotel Ristorante Alla Corte a S. Eusebio: “La lealtà salverà il mondo”.
Un invito agli associati ad agire con lealtà, ovvero con coerenza, in una fase della crisi “le cui ragioni non sono solo da ricercare nelle politiche economiche del governo Monti, nella speculazione finanziaria, nella spinta inflazionistica o nello spread, ma traggono origine anche dal nostro territorio, dove ognuno di noi ha le sue piccole e grandi responsabilità che alla fine probabilmente pesano nella gestione delle aziende più della già altissima pressione fiscale”.
Un'assemblea per parlare delle “mille difficoltà cui ogni giorno dobbiamo far fronte e che quasi sempre non hanno origini “romane” o “ministeriali”, ma nascono a casa nostra, purtroppo, anche in grembo alle nostre stesse attività commerciali.”
E allora? “Se vogliamo che il territorio bassanese torni a brillare come una volta - sottolinea il presidente Chenet - dobbiamo creare forti sinergie, usare molto buon senso, guardare cosa fanno nei paesi europei vicini o più all'avanguardia del nostro e cercare di capire come a questo punto o ci diamo tutti una mano o probabilmente, a breve, nessun posto di lavoro sarà più al sicuro.”
E' il preambolo all'analisi dei problemi che attanagliano la categoria e che Chenet, secondo il suo stile, presenta in un discorso molto unconventional, supportato da slides altrettanto originali.
Il cahier de doléances di Confcommercio è zeppo di contenuti: a partire dalle “regole di mercato che non esistono più, in nome della semplificazione e della libera iniziativa economica”, dove “tutti possono fare tutto e la pianificazione urbanistica non è in grado di adeguarsi a quella commerciale”.
“Prima il Parco Commerciale SS47 - incalza il presidente mandamentale di categoria -, poi il Grifone, ora il nuovo Emisfero e il raddoppio del Tosano...è questo che vogliamo e che serviva al nostro territorio? Cerchiamo di essere leali con noi stessi: no.”
Poi la burocrazia, che “impone il pagamento di 511 euro per un palo indicatore” o la nuova disciplina sulle compravendite che prevede anche per i piccoli negozi “la contrattualizzazione per iscritto di ogni transazione” e “termini di pagamento non superiori ai 30 o 60 giorni, proprio nel momento in cui i grossisti stanno aiutando i dettaglianti concedendo dilazioni di pagamento ben più ampie.”
Chenet ne ha per tutti. Per le banche “che ci danno l'ombrello quando fuori c'è il sole”, per le imposizioni fiscali e il costo del lavoro, per le accise sui carburanti, per le politiche del territorio: “Hanno costituito le IPA, le Intese Programmatiche d'Area, tra Comuni, sindacati, associazioni di categoria. Sono fari nel buio in mezzo alla nebbia.”
Lancia l'allarme sul potere di acquisto dei cittadini: “Il settore alimentare ha ripreso a fare credito. In alcuni negozi sono rispuntate le tessere della spesa, dove si segnano le cose da pagare, e che io mi ricordo da bambino.”
E si toglie un sassolino dalla scarpa in tema di turismo, la grande risorsa sommersa del Bassanese: “Alcune domeniche fa ho partecipato a una bella manifestazione dedicata al baccalà, portato in zattera sul Brenta con la collaborazione di Valstagna e con degustazione di quattro piatti di baccalà, curati dai ristoratori, sulla terrazza di palazzo Sturm. C'erano molte persone, anche dei norvegesi, ma alle 13 in punto il custode di Palazzo Sturm ha mandato via tutti perché dopo quell'ora avrebbe suonato l'allarme del museo.
E allora ci facciamo tanti bei discorsi e propositi sul turismo, ma la lealtà con il nostro territorio deve essere fatta propria anche dal burocrate.”
Ma ci sono anche Steve Jobs (“Le persone non sanno dire quello che vogliono, siamo noi che dobbiamo capire di che cosa hanno bisogno”) e il “guru del marketing” Philip Kotler (“Non inventare o proporre qualcosa che esiste già, ma qualcosa che non esiste o che non ha nessuno”) tra le citazioni di Chenet, nella parte conclusiva del suo intervento incentrata sull'“innovarsi ai nuovi mercati”.
E pone l'esempio concreto del “padrone di casa” Roberto Astuni “che ha trasformato il suo albergo in un Bike Hotel, interpretando perfettamente il trend del momento: il cicloturismo.”
“In Francia - conclude il presidente - il cicloturismo genera un fatturato di 1,9 miliardi di euro e 16.500 posti di lavoro. Il cicloturista spende in media dai 61 ai 75 euro al giorno, contro i 54 dei turisti senza bici. Questo significa che dobbiamo guardarci attorno, osservare, studiare e analizzare. Le opportunità ci sono, le dobbiamo scoprire. Non è facile, ma che alternative abbiamo?”.
Tocca però a Teresa Cadore, vicepresidente vicario dell'associazione, dare i “compiti per casa” agli amministratori e politici presenti: “Come faremo a far fronte ai servizi alla persona con sempre meno risorse? Cosa faremo alle persone espulse dal sistema produttivo in crisi? Cosa farà il nostro territorio, incuneato tra le aree metropolitane di Venezia e Verona e il potere politico di Treviso?”.
Tre domande da cento milioni. Al sindaco Cimatti, agli altri sindaci e assessori comunali del comprensorio e all'assessore regionale Elena Donazzan - seduti nelle prime file - le ardue risposte.
Per fortuna il mondo del commercio ha anche il volto sorridente e positivo di Aurora Donazzan, Giuseppina Gusella, Rita Scotton e Clelia Cerantola: quattro donne in prima linea nei loro negozi e che incarnano da decenni lo spirito più autentico del commercio di vicinato.
A loro è stato consegnato un meritato premio per la dedizione al lavoro e la fedeltà associativa: quattro esempi di imprenditrici che hanno sempre saputo benissimo che cosa serve ai loro clienti, prima ancora di Steve Jobs.
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