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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
In scena al Vivaldi, il San Francesco giullare di Fo
Sabato 7 febbraio, a Cassola si celebreranno a teatro due anniversari importanti. La nostra intervista all'attore Mario Pirovano
Pubblicato il 22 gen 2026
Visto 4.194 volte
Sabato 7 febbraio, al Teatro-Auditorium “A. Vivaldi” di Cassola sarà in scena lo spettacolo Lu Santo Jullàre Françesco, monologo di Dario Fo dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi.
A interpretarlo sarà Mario Pirovano, attore che da decenni è l’interprete storico per eccellenza dei lavori di Dario Fo e Franca Rame. Lo spettacolo, scritto nel solco della tradizione giullaresca, è considerato un capolavoro del teatro di narrazione e pone al centro la figura di uno dei personaggi più amati della storia italiana.
Mario Pirovano
Nel 2026 ricorrono diversi anniversari, sarà l’ottavo centenario della morte del Santo patrono d’Italia — il 4 ottobre tornerà a essere festa nazionale — e inoltre è il centenario della nascita di Dario Fo. Fondazione Fo Rame ha dato il patrocinio all’appuntamento e sta organizzando in tutto il Paese un ricco palinsesto di eventi, attività, appuntamenti la cui architettura nasce anche dal basso, intitolato: “100 anni, 100 spettacoli in 100 città”. Dario Fo ricevette nel 1977 il Premio Nobel per la letteratura per la sua capacità di unire comicità, satira politica e impegno sociale, paragonabile ai giullari che un tempo fustigavano i potenti e confortavano gli umili.
Nello spettacolo in scena al Vivaldi, serata che seguirà un tappa ad Abano Terme, con la consueta potenza espressiva Pirovano darà voce a un’umanità varia e vivace: papi e cardinali, contadini, mercanti, soldati e frati si alterneranno sul palco in un turbine di personaggi, dialetti e gestualità teatrale. Il testo si fonda su fonti canoniche e popolari, restituendo un San Francesco lontano dall’iconografia agiografica, più vicino invece a un messaggio rivoluzionario, universale e ancora attualissimo.
L’evento è patrocinato dal Comune di Cassola ed è organizzato dalla rassegna Le Notti de Il Bandito con l’associazione Progetto Sport e Cultura di Nove.
A introduzione, rivolgiamo qualche domanda a Pirovano:
Lu Santo Jullàre Françesco è uno degli spettacoli più emblematici del repertorio di Dario Fo. Cosa significa oggi, per lei, tornare a incarnare questa figura in un momento storico così diverso da quello in cui il testo è nato?
A guardare questi testi solo con la lente d’ingrandimento dell’attualità si rischia di metterli in una sorta di gabbia, ma non significa che non siano utili a comprendere il presente.
Questo spettacolo gira i palchi italiani da vent’anni. Mi considero un privilegiato ad aver appreso questo lavoro e questo tipo di recitazione direttamente da un Maestro come Dario Fo. L’ho anche tradotto in inglese e messo in scena in Inghilterra, poi è approdato negli Stati Uniti e ha girato il mondo, è arrivato anche in Pakistan, dove all’Università di Islamabad gli studenti mi hanno riservato la sorpresa di conoscere perfettamente la storia di Francesco e il lupo di Gubbio: avevano letto i libri di un santo sufi che aveva incontrato realmente San Francesco. Questo a testimonianza della modernità e dell’universalità che si riscontrano in questo personaggio, e nel testo di Fo.
Francesco era nato e cresciuto in un territorio e in periodo storico conflittuale, nell’età dei Comuni, è stato da giovanissimo incarcerato a Perugia, a seguito di un tumulto, ha avuto una storia avventurosa. Fo da tanto tempo voleva mettere in scena San Francesco, ha trascorso anni a cercare materiale e a documentarsi e lo seguivo per l’Italia nelle sue ricerche. C’è riuscito quando ha letto il libro di una studiosa, Chiara Frugoni, intitolato Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, un saggio che è riuscito a fornire la chiave teatrale per la messa in scena.
La tradizione giullaresca è al centro di questo spettacolo. In un’epoca dominata dai media digitali, che spazio resta per il racconto orale dal vivo?
Siamo circondati da una miriade di impulsi, stimoli, da confusione, ma quando ci si trova davanti a un attore solo su un palco, che con estrema lucidità utilizza tutto il suo corpo, la voce, diventa una macchina teatrale che racconta storie, l’incanto è totale. Ricordo un bambino a Piove di Sacco che dopo lo spettacolo Johan Padan a la descoverta de le Americhe mi ha detto in dialetto: “è stato come un film”. Forse il complimento più grande, è uscito dalla realtà ed entrato dentro a un mondo.
Lei è considerato l’interprete storico dei lavori di Dario Fo e Franca Rame. Come si trasmette oggi questa eredità teatrale senza trasformarla in un museo della memoria?
Attualizzandola continuamente. Questo ci ha insegnato Dario Fo. La sua opera non va conservata nella teca del passato storico, ma vive inserita nel nostro tempo e nella nostra società.
Francesco è l’inventore del movimento pacifista mondiale. Ha agito con coraggio andando contro ogni benpensante del suo tempo, contro le istituzioni come la Chiesa comprese. Nel momento storico delle Crociate, quando nessun cristiano poteva parlare con un musulmano, lui non capendo come due popoli che adorano lo stesso Dio potessero farsi la guerra ha attraversato le linee nemiche e si è presentato al Sultano per dissuaderlo. Un uomo eroico, Francesco.
Nessun intento museale, ma l’azione concreta e dialogante col presente di fare conoscere questi personaggi, queste opere, alle quali bisogna fare sentire l’aria di questo tempo. Non sono cambiati desideri, problemi e bisogni dell’uomo, i classici ce lo insegnano, con la loro capacità potente di parlare ai contemporanei.
Cosa si augura che lo spettatore porti con sé uscendo dal teatro, dopo aver incontrato il “suo” San Francesco?
Lo spettacolo scuoterà chi ha delle aspettative solo legate agli atti celebrativi che riguardano i centenari, perché racconta un Francesco come non è mai stato raccontato prima. Lo spettatore dovrebbe uscire da teatro con una visione di Francesco d’Assisi potente. Alessandro Barbero nel libro che di recente ha dedicato a San Francesco ha dichiarato che era proprio Lu Santo Jullàre che diceva Fo, ovvero un uomo di teatro a tutto tondo, giullare in un momento in cui i giullari avevano un grande possibilità di muoversi, di parlare alla gente, di raccontare storie. Non ci può essere libertà senza giustizia, diceva Francesco. È il tema dei temi.
L’appuntamento a teatro è fissato per le ore 21. Per prenotazioni: gandolfi@ilbanditogentiluomo.it
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